Per un artista, spesso, la casa è il luogo privilegiato dove lavorare, ma anche dove trasfondere quella parte di sé che le proprie opere non possono rappresentare. Capita che una casa diventi per un artista una sorta di autobiografia reificata, metaforizzata nella scelta degli oggetti, nella loro disposizione. In alcuni casi la dimora si trasforma essa stessa in opera darte, seppure di una natura e un genere diversi da quelli cui il personaggio è ascritto. E il caso, questultimo, dellillustre anglista Mario Praz che ad essa dedicò anche un bel libro, La casa della vita (1958), appunto. Labitazione di un artista è un luogo della memoria, di unintimità intellettuale ed estetica riservata a se stesso e perciò essa diventa particolarmente interessante e degna di conservazione per chi voglia cercare di comprendere la cifra del suo "nido" (Pascoli insegna) come luogo di espressività, di protezione, o magari, viceversa, di mondanità e di incontro. Può riservare non poche sorprese scoprire la stanza, la scrivania dove sono natii romanzi di uno scrittore, non necessariamente infatti lambiente è quello che potrebbe farci immaginare la nostra cultura romantica: splendide viste dalle finestre, grandi ariosità o eccezionali tavoli da lavoro, ma questo sarebbe un valore aggiunto per ridisegnare i veri profili degli artisti. Individuare e riconoscere latmosfera da cui è stato generato un capolavoro ha un fascino particolare, quasi la chiosa critica allopera dello scrittore. Nel caso dei pittori la casa spesso rappresenta più facilmente il mondo artistico del suo abitatore. Abbiamo visto qualche giorno fa alcune immagini della casa romana di Giacomo Balla: sono bastati un paio di scatti dei suoi interni per precipitarci in quellatmosfera futurista di cui si va a celebrare il centenario. Sottratto alla estraneità ambientale di un museo, allartificio dellallestimento - per quanto ben fatto -di una mostra, il futurismo di Balla, in quelle due immagini, ci è apparso vivo e vitale, e soprattutto ci ha trasmesso una gran voglia di visitare quelle stanze. Giacomo Balla visse nella casa di via Oslavia gli ultimi 30 anni della sua vita, conclusasi nel 1958, dunque fra quelle mura si possono ritrovare gli accenti futuristi della stagione fra le due guerre, quelli in parte più controversi, ma anche interessanti ai fini della comprensione dello svolgimento e dellevoluzione del movimento di Marinetti. E allora un bravo di cuore allassessore Croppi, che ha promesso di adoperarsi affinché la dimora dellartista divenga presto un bene a disposizione di quanti vogliano visitarla. Però annusare il profumo del pane caldo mette voglia di assaggiarlo e, dopo averlo assaggiato, di mangiarne una fetta e poi unaltra; così a noi è venuta voglia di scoprire quante altre delizie artistiche di questo genere ci siano a Roma. E allora perché non promuovere un'operazione di ricerca per iniziare a creare unanagrafe delle possibili case museo dartista? dopo di che, come già in Toscana, creare un circuito di dimore dellintelligenza e dellarte. Insomma offrire ai cittadini un ulteriore percorso culturale, per il quale si potrebbe anche far pagare un biglietto cumulativo. Il sottosegretario Giro, particolarmente sensibile ai temi della valorizzazione e della conservazione del patrimonio artistico, potrebbe sicuramente dare una mano allassessorato capitolino, impegnando i ben più potenti mezzi del Ministero dei beni culturali.
Balla e gli altri: un'anagrafe delle Case-museo
La casa di un artista può diventare un luogo di espressività e protezione, ma anche un'opera d'arte a sé stante. L'artista Mario Praz scrisse un libro sulla sua casa, "La casa della vita", che descrive la sua abitazione come un luogo della memoria e dell'intimità. La casa può riservare sorprese e offrire un'atmosfera unica, come nel caso di Giacomo Balla, che visse nella sua casa di via Oslavia negli ultimi 30 anni della sua vita. La casa di Balla è stata descritta come un luogo futurista, con accenti e oggetti che riflettono la sua stagione artistica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo