Le firme sono oramai 2.500. Il tam tam è partito e da ogni parte piovono adesioni allappello lanciato dalla Soprintendenza archeologica di Roma contro lannunciato commissariamento dellarcheologia capitolina e di Ostia (vedi: http:www.firmiamo.itnocommissariosoprintendenzeromaeostia). Il capo della protezione civile Guido Bertolaso commissario, e lassessore allurbanistica del Comune di Roma Marco Corsini "soggetto attuatore". Entrambi con «poteri straordinari, anche di protezione civile». Questa lintenzione del ministro Bondi e del sindaco Alemanno espressa il 30 gennaio scorso durante la riunione del tavolo tecnico per le problematiche dellarea archeologica di Roma. «Ieri Pompei, oggi Roma e Ostia» ha subito tuonato un comunicato di Italia Nostra che respinge con forza «queste modalità tese a creare situazioni di emergenza fittizie allo scopo di operare in assenza di vincoli e controlli». Certo, il Palatino soffre da tempo di gravi problemi strutturali e i Fori hanno bisogno di una riorganizzazione decorosa ostacolata anche dalla divisione amministrativa dellarea tra Stato e Comune. Ma basterebbe fornire le soprintendenze competenti dei mezzi adeguati, finanziari in primis, per risolvere i problemi. Mentre, creando un nuovo ufficio parallelo con relativi costi, il ministero «di fatto viene a esautorare i propri organi territoriali», continua il comunicato. E volendo affiancarvi un nuovo comitato scientifico (diretto, pare, da Andrea Carandini), delegittima le soprintendenze «anche sotto il profilo culturale». E le soprintendenze non hanno tardato a farsi sentire. «Tutto questo ci offende», dicono i 55 funzionari romani riunitisi nel Comitato 2 febbraio (giorno della loro prima riunione), «specie il comitato scientifico su cui non siamo disposti a transigere». Chiedono una soluzione istituzionale ai problemi che contempli eventualmente anche una modifica delle leggi vigenti se poco efficaci, e non la continua ricerca di espedienti per aggirarle. E il loro appello è stato subito accolto dai colleghi di Ostia e sostenuto da associazioni ambientaliste, sindacati, associazioni professionali di archeologi. «Ma la valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma è, assieme a Brera e Pompei, una delle priorità del mio mandato», replica il ministro Bondi. «Sono pertanto avvilito per questo tipo di protesta perché il commissariamento intende aiutare i soprintendenti nella loro opera di tutela e valorizzazione del patrimonio dimmenso valore su cui hanno competenza. Crediamo che sia lunica soluzione capace di portare nel più breve tempo possibile alla realizzazione di tutti i progetti già condivisi con i nostri funzionari». I funzionari romani rilevano però come il commissariamento già messo in atto alla Domus Aurea (da oltre tre anni) e a Pompei non abbia in realtà ottenuto risultati eclatanti. E nel loro appello adombrano il sospetto che tale soluzione sia solo un primo passo verso una gestione privatistica dei beni culturali più "appetibili" del nostro Paese. Che su di loro si stia concentrando troppa attenzione trascurando tutto il resto e cioè la grande ricchezza del nostro patrimonio storico e artistico. Hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente, progettano una grande manifestazione al Colosseo e minacciano la chiusura di musei e monumenti.