CLAUDIO Strinati è il soprintendente speciale per i musei di Roma. «Da quando faccio questo mestiere - racconta - la città è molto cambiata. Quindici anni fa c'erano meno mostre, mancavano gli incentivi alla collaborazione tra pubblico e privato. Soprattutto, Roma non veniva presa in considerazione come centro culturale comparabile a Parigi, Londra, New York». Perché, professore? Come è possibile che una città che di per sé è un museo unico e universale non abbia risonanza mondiale? «L'aveva soltanto per i monumenti, non per quella che potremmo definire la "parte viva" della produzione culturale». E lei come ha fatto per cambiare le cose? «Ho lanciato una politica culturale con un programma che implicasse l'organizzazione di grandi mostre, coinvolgendo nell'organizzazione i grandi musei e le istituzioni. Ad esempio c'è stato un ampio ciclo dedicato ai maestri del Seicento romano: Caravaggio, Bernini, Pietro da Cortona, Poussin, Domenichino, Reni, il Guercino,Lanfranco...» Roma nel Seicento era come Parigi agli iniz del secolo scorso? «Sì. La prova è nel fatto che quando Luigi XIV, volle trasformare Parigi in una capitale della cultura, chiamò Bernini da Roma perché gli desse dei consigli». Poi c'è stata una lunga decadenza. «Mai definitiva, però. Lo dimostra la rinascita di oggi». Però non c'è un grande museo come il Louvre o gli Uffizi. «A Roma c'è un grande museo, ben più importante del Louvre o del Prado: il cosiddetto "Tridente" del centro storico. Un immenso complesso di chiese, antichi scavi archeologici, palazzi monumentali, strade e fontane che possono essere percepite insieme come un grande museo vivente che contiene quasi tutta la storia dell'arte dell'occidente dalla preistoria fino alle tendenze più recenti». Con quali criteri cura il patrimonio che le è affidato? «Riproponendo complessi museali dall'antica storia ma bisognosi di rilancio. Ad esempio, vorrei che la Galleria Nazionale Barberini diventasse il cuore del polo museale romano. Considerando che ci sono intere zone del palazzo da recuperare e un giardino bellissimo, oggi degradato. Ecco, questo mi affascina, i nostri musei hanno pochi giardini». Come si svolge il suo lavoro? «Incontro molte persone: c'è la necessità di una specie di conversazione continua per mettere a punto programmi, idee e formulare proposte. Spesso, coloro che riesco a coinvolgere non sono mai molto convinti della bontà delle mie idee, ma in seguito approvano le iniziative e così si riesce a lavorare parecchio e a produrre parecchio. E' un po' paradossale, sì, ma il paradosso è molto utile per produrre attività culturali. A volte è il paradosso apparente che genera idee costruttive». Il mondo dei musei, dei critici, dei collezionisti, dei curatori di mostre è vivace e interessante? «Moltissimo, è un mondo pieno di personalità rilevanti e di grande vitalità». Come mai mostre e musei sono sempre affollatissimi? «Perché contengono in sé il concetto stesso dell'esperienza positiva dell'incontro interessante, perché hanno di buono la caratteristica positiva di ogni incontro e non ne hanno il tratto negativo. In un museo si incontrano i frutti dell'ingegno umano, ma non gli uomini. E' possibile mettere alla prova la propria facoltà di comprensione senza essere giudicati da nessuno». Che cosa pensa delle fondazioni museali che verranno create in Italia? «Possono essere strumenti utili per far funzionare meglio il rapporto tra museo e società civile». Professore, perché lei si è specializzato nel manierismo italiano, e cioè nella seconda metà del '500? «Perché è uno dei periodi della storia dell'arte fino ad oggi più trascurati, o anche disprezzati dagli studiosi. A me ha sempre affascinato nell'arte il concetto della cosiddetta decadenza. Mi hanno affascinato i periodi di cui leggiamo testimonianze tendenti a diminuire l'importanza di quei periodi, il problema del manierismo è tipico. Ho sentito il desiderio di verificare, di pensare perché un'epoca che ci sembra tanto fervida fosse tanto svalutata sia dalla storiografia sia dal giudizio del grande pubblico. E' come una simpatia istintiva verso gli emarginati della storia». Ne farà una grande mostra? «Non lo so, ci sono delle difficoltà culturali e pratiche. In percentuale sono molto più numerose le opere manieristiche II manierismo predilige l'affresco e la scultura monumentale, e quelle sono opere inamovibili. E poi i maestri del manierismo sono considerati minori e quindi potrebbero rivelarsi insoddisfacenti per un vasto pubblico. Malgrado tutto, però, qualche speranza la conservo».
La Stampa
21 Marzo 2004
Strinati: Le mostre hanno rilanciato Roma
AL
Alain Elkann
La Stampa
Claudio Strinati, soprintendente speciale per i musei di Roma, racconta come la città sia cambiata negli ultimi quindici anni. Ci sono state più mostre, gli incentivi alla collaborazione tra pubblico e privato sono aumentati e Roma è finalmente considerata un centro culturale a livello mondiale. Strinati ha lanciato una politica culturale con un programma che coinvolgeva i grandi musei e le istituzioni, come un ampio ciclo dedicato ai maestri del Seicento romano. Roma nel Seicento era simile a Parigi agli inizi del secolo scorso, con artisti come Bernini e Caravaggio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
La Stampa · 27 Lug 2003
La mia rivoluzione agli Uffizi
La Stampa · 7 Set 2003
Italiani, i meno colti del mondo. De Mauro: bisogna puntare al diploma per tutti
La Stampa · 21 Ago 2005
Buttiglione: facciamo parlare tutti i musei
La Stampa · 9 Ott 2005
II patrimonio da conservare. Intervista a Salvatore Settis.
la Repubblica · 17 Gen 2006
Lettere. Come funziona un museo egizio
La Stampa · 8 Ott 2006
Lo Stato assente dimentica VeneziaCacciari: il ponte di Messina ci penalizza
La Stampa · 16 Mar 2008
Umberto Allemandi: "La cultura non sa vendersi"
La Stampa · 13 Apr 2008
MILANO EXPO - "Milano deve salvarsi dallavidità"
La Stampa · 20 Lug 2008
Caterina Bon Valsassina: "Così salviamo la bellezza del mondo"
La Stampa · 20 Lug 2008
RESTAURO - "Così salviamo la bellezza del mondo"
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
l'Unità · 13 Giu 2002
Le FAQ per capirne di più
la Repubblica · 13 Giu 2002
La bella Italia che si mette in vendita
La Stampa · 14 Giu 2002
Squilibri significativi nei conti pubblici dell'Italia
ANSA · 23 Lug 2002
Beni culturali: UIL, articolo 33 smantella sistema culturale
ANSA · 24 Lug 2002
Beni culturali: Urbani, puntiamo a triplicare le risorse
ANSA · 24 Lug 2002
Restauri: Poli Bortone (AN) a ministri, si riduca IVA
il manifesto · 16 Giu 2002
Ciampi: quei beni sono di tutti
la Repubblica · 29 Mag 2002
Monumenti in vendita? Allarme per Un decreto legge in discussione al senato
www.pierluigimantini.it · 31 Mag 2002
Le politiche delle infrastrutture nel primo anno del secondo governo Berlusconi
Panorama · 17 Giu 2002
Non si vende niente Tesori dello Stato ai privati? L'operazione del governo firmata da Ciampi lo esclude. Ecco come funziona
Corriere della Sera · 17 Giu 2002
Ora il rischio è che si svendano edifici simbolo dell' Italia minore E' in pericolo quel tessuto irripetibile che nei secoli ha disegnato la nostra identità
la Repubblica · 15 Ago 2002
L'Ulivo annuncia il referendum sulla cessione. Contrario anche il forzista Roberto Caputo Galleria, destra spaccata
www.google.it · 17 Giu 2002
Convertito in legge il decreto che istituisce la Spa patrimonio e infrastrutture Legge pubblicata su Gazzetta Ufficiale del 15 giugno 2002, n. 139. In vigore dal 16 giugno 2002
Liberazione · 18 Giu 2002
Lanzichenecchi
la Repubblica · 21 Ago 2002
Italia in vendita, arriva la lista . Da Pianosa ai siti archeologici l' elenco dei 'gioielli' in pericolo
www.artonline.it · 21 Giu 2002
Attualità: E' divorzio tra Sgarbi e il governo Licenziato il sottosegretario ai Beni culturali
www.artonline.it · 21 Giu 2002
Attualità: Per i beni culturali Sgarbi e Urbani separati in casa Le associazioni ambientaliste: Ciampi non firmi il decreto taglia-deficit
www.dsonline.it · 22 Giu 2002
Sinistra ecologista: su Patrimonio spa e infrastrutture spa propone un referendum abrogativo
Famiglia Cristiana · 23 Giu 2002
Tremonti? Robin Hood all'incontrario Economia. La riforma vista dall'Ulivo: parla Vincenzo Visco
il manifesto · 26 Giu 2002
Gli astuti vandali liberisti