TRENTO. Soprintendenza dei beni archeologici addio. Il progetto di razionalizzazione voluto dalla giunta Dellai prevede l'accorpamento della Soprintendenza con quella per i beni librari e archivistici. I 25 dipendenti hanno preso carta e penna per scrivere all'assessore Franco Panizza e chiedere che la giunta torni indietro. L'assessore, però, fa notare che in Alto Adige c'è una sola Soprintendenza, mentre in Trentino ce ne sono ben quattro. La Sopritendenza per i beni archeologici era nata nel 2003. I dipendenti lamentano il fatto che si rischia i perdere competenze preziose. I dipendenti della Soprintendenza per i beni archeologici fanno anche notare che è assurdo eliminare il servizio proprio quando sta per partire il progetto di un importante museo archeologico che dovrebbe trovare posto in piazza della Mostra. Il loro timore è che, con la scomparsa dell'ufficio, certe professionalità possano passare in secondo piano. L'assessore alla cultura Franco Panizza, però, risponde alla lettera punto su punto: «La lettera del personale della Soprintendenza per i beni archeologici contiene molti spunti critici esposti con molto fervore, ma che non fanno i conti con una realtà tanto semplice e chiara e cioè che è stata soppressa una struttura organizzativa, un posto da dirigente, e non l'attività che quella struttura sta realizzando». Panizza spiega che i compiti esercitati dalla Provincia nel campo dei beni archeologici rimangono gli stessi, semplicemente verranno in una struttura diversa e sotto un'unica direzione. Insomma, una semplice scelta organizzativa che non dovrebbe penalizzare il settore in alcun modo, dal momento che verrà creato un nuovo ufficio per i beni archeologici che avrà stesse competenze della vecchia Soprintendenza. L'assessore promette: «Si tratta semplicemente di una scelta di carattere organizzativo che in nulla penalizza chi lavora nel campo dell'archeologia». Panizza ricorda come cinque anni fa ci fosse una struttura unica che poi è stata divisa in quattro e ora si scenderebbe a tre. «Altre strutture organizzative - spiega l'assessore- anche più cospicue, sono state accorpare in questi ultimi anni. Quel che conta è l'impegno delle persone che lavorano ed i risultati ottenuti. L'organizzazione è una variabile certamente importante, ma i cui criteri direttivi hanno margini di flessibilità e di adattabilità alla situazione contingente senza che ciò incida significativamente sulle attività da portare avanti. Con tutto il rispetto che nutro per il personale che si occupa di archeologia, rilevo però che appare del tutto sproporzionato il tenore usato dal personale. Ricordo infatti sommessamente che nella vicina Provincia di Bolzano vi è ancora una sola ripartizione che si occupa di beni culturali con una dotazione di risorse umane molto inferiore alla nostra».