I grecanici e la tradizione mediterranea. Oggi si parla di isole linguistiche che convivono con la cultura nazionale pur non smarrendo quelle radici che si traducono nella lingua, in alcuni riti, nella musica e in quelle forme di cultura popolare che costituiscono, tutto sommato, l'anima vera di alcune comunità. Come Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione beni librari e Istituti culturali, siamo entrati nella fase di studio delle minoranze grecaniche. Prosegue un percorso in cui analisi e valutazioni rientrano nella visione dei beni culturali a tutto tondo. Un progetto e una ricerca che ha posto in essere modelli culturali e modelli linguistici. I paesi grecanici, allora. Il Salento e paesi della provincia di Reggio Calabria sono i portatori di queste istanze grecaniche. In provincia di Lecce (da Sternatia a Calimera, da Corigliano a Castrignano dei Greci, da Zollino a Martano, da Martignano a Soleto a Melpignano) c'è un nucleo consistente che si richiama ad una identità i cui codici linguistici rimandano ad una sottesa grecita. In provincia di Reggio Calabria l'insistenza grecanica la si osserva in comunità come Bova, Roccaforte del Greco, Condofuri. Testimonianze che hanno richiami antichi. Nonostante il passaggio epocale delle civiltà questi "arcipelaghi linguistici" costituiscono un humus importante che non va disperso ma tutelato attraverso una cultura della salvaguardia della loro tradizione. Sono un bene culturale non perché rappresentano una memoria storica e quindi una cultura depositata ma è dentro questa civiltà depositata che vanno rintracciati gli elementi di collegamento tra quella che definiamo stato di appartenenza e capacità valorizzante non solo di forme antropologiche ma di forme vitali che permettono di non smarrire una identità. D'altronde quella grecità è parte integrante di un processo che è dentro un modello complessivo di civiltà mediterranea. Sull'identità di questa minoranza ci sono state interpretazioni residuali che impostano le origini su due chiavi di lettura. Si afferma da più parti che le minoranze grecaniche sono il risultato di una immigrazione risalente all'epoca bizantina: questa è una tesi, quella più suffragata. Un'altra tesi è quella che pone tale minoranza (etnico - linguistica) come modello cultura risalente alla Magna Grecia: questa tesi è avvalorata dallo studioso tedesco Gerhard Rohlfs. Entrambi le chiavi di lettura hanno una matrice che è quella profondamente mediterranea. È chiaro che il concetto di Mediterraneo è abbastanza ampio ma trattandosi di "isole" all'interno di una particolare area geografica il discorso sia per un verso che per l'altro risulta storicamente importante e significativo non solo dal punto di vista linguistico ma in un orizzonte in cui insistono raccordi culturali più complessivi. Ma le due versioni possono essere integrabili in una chiave di definizione non solo storica ma anche antropologica. Infatti in I dialetti delle Regioni d'Italia di Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli si legge: "...popolazioni che potrebbero essere sopravvissute alla dissoluzione delle colonie greche della Magna Grecia. La parlata di queste popolazioni (...) sono fortemente influenzate dai modelli bizantini" (Bompiani, edizione 2002, pag. 141). Una sintesi che ha una sua interpretazione sia dal punto di vista di una sistemazione storica ma nello stesso tempo, considerate le forme di tradizioni che sono passaggi di identità, si catturano forme di antropologie basate su una rilettura della storia, appunto, non soltanto attraverso dati ma anche attraverso espressioni e valenze in cui la cultura popolare è da considerare, soprattutto in questi casi, una esperienza necessaria. Il linguaggio (ovvero quello che viene definito dialetto grico) non è solo la parlata, la parola che stabilisce una comunicazione tra i parlanti di quelle comunità ma costituisce una visione di approccio a tutta una identità di tradizioni che va dagli usi ai costumi, dai luoghi agli strumenti di una cultura. Tutto questo deve essere considerato come un sistema in cui il valore di questo patrimonio (perché appunto di patrimonio si tratta) è da considerarsi bene culturale. La lingua è un bene culturale. Il dialetto grico (se lo si vuole considerare dialetto) è un patrimonio in quanto è testimonianza di una identità ma è anche esperienza di un processo storico che va salvaguardato attraverso, appunto, un sistema coordinato e articolato con le altre realtà che si integrano con la lingua. Ma la lingua è letteratura, è costume, è tradizione. E' sostanzialmente una costante che vive nelle maglie di una identità di un popolo. Le due isole grecaniche, all'interno delle minoranze etnico linguistiche, forse sono quelle maggiormente vicine alla cultura degli arbereshe (comunità presenti in sette Regioni), sulle quali ci siamo più volte soffermati e sulle quali il Ministero per i beni e le attività culturali sta ultimando la prima fase dello studio sulle minoranze. E lo sono sia per modelli storici sia per quegli elementi antropologici vitali nei processi identitari. La questione inerente ai riferimenti mediterranei non è cosa da poco. Il discorso legato ad una formazione che rimanda ai codici storici bizantini è un intreccio le cui radici permettono una trasmissione di valori. Il richiamo alla Magna Grecia costituisce sia per i grecanici che per gli arbereshe uno scavo nella esistenzialità dei popoli, le cui matrici sono stati raccordi di civiltà. Insomma è sempre più necessario riconsiderare la cultura delle minoranze grecaniche in una visione che deve essere chiaramente linguistica ma la lingua, in una dimensione della tutela, deve essere un esempio per un processo di salvaguardia di una comunità nella sua interezza. Proprio per questo il patrimonio di queste realtà è un bene culturale da rivalutare tra la memoria della loro appartenenza e l'espressione di una manifestazione che continua ad offrire testimonianza di cultura, una cultura minoritaria nel sommerso delle culture. Ma è qui che le voci di questi popoli, che hanno ben consolidato il concetto di tradizione, resistono all'urto della modernità. Anche da questo punto di vista il Ministero dei beni culturali si è posto all'attenzione con molta serietà.