Tesori limmagine Vanno allasta a Parigi i capolavori accumulati da Saint Laurent in una vita di spese inimmaginabili. Picasso, Degas, Brancusi, Géricault. Ricordi di anni in cui lo stilista era il più grande, il più imitato, il più ricco di tutti Prima della depressione e dellesilio nel suo regno dorato Si può vivere serenamente, piacevolmente, in una dimora che è più solenne di un museo, più preziosa della grotta di Ali Baba, più straripante del magazzino di un antiquario sfrenatamente ingordo di tutto, più eccentrica di uno dei castelli di Ludwig di Baviera, più opulenta dei palazzi dei grandi nobili di Francia? Si può ricevere con garbato e mondano entusiasmo gli amici e le persone da stupire con la propria raffinatezza e ricchezza, in un fastoso hotel particulier abitato, se non infestato, più che da preziose invidiabili collezioni, da un accumulo eterogeneo di rari capolavori scelti per disordinato innamoramento e illimitata disponibilità finanziaria? Quando una residenza diventa fastosa al limite di una ingordigia sinistra, finisce col perdere il senso domestico della casa, diventa, in un certo senso, inabitabile per mancanza di errori, di disordine, di dimenticanze, di distrazioni, di odori, persino di polvere. Se poi ognuno dei mille capolavori che la popolano come intrusi ingombranti, è un pezzo eccezionale, che appartiene al momento alto di una carriera dautore, senza un graffio o una incrinatura, sicuramente proveniente da vedove e eredi dellartista, da residenze imperiali, da celebri collezionisti capricciosi (come il sarto belle-époque Jacques Doucet che buttò via il Settecento per riempirsi di Decò di cui si liberò mettendo tutto allasta nel 1977), chi mai si muoverebbe con disinvoltura tra tanta fragilità rara e insostituibile? Ma non era agli altri che pensavano Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, coppia nel lavoro e nella vita, quando finalmente nel 1972, già famosi e già al culmine del "monde" più aristocratico come del mondo dellalta moda e del mercato darte, con il successo planetario di un profumo, Opium, si ritrovarono allimprovviso immensamente ricchi, in grado di esaudire ogni capriccio, di fare finalmente della loro abitazione di rappresentanza il ritratto debordante delle loro passioni, lespressione al limite del morboso delle loro sensibilità e dei loro eccessi. È per questo che non si riesce a immaginare nessun temerario sbattersi con noncuranza su una delle due panchette leopardate anni Venti, firmate Gustave Miklos, valutate tra i due e i tre milioni di euro, né urtare, anche per sbaglio, una specie di grande incastro di legno dallaspetto primitivo africano, che rispondendo al titolo di Portrait de Madame L.R., risulta essere una preziosissima opera di Constantin Brancusi, valutata tra i quindici e i venti milioni di euro. Soprattutto è impensabile che - tra quei tavolini zeppi di tesori di stordente eclettismo, e le antiche statue romane, e i cavalletti col nudo maschile dipinto da Géricault, e le colonne per sostenere la testa di Giano in bronzo attribuita alla scuola del Primaticcio, e tutti quegli ibridi anni Trenta adorati soprattutto dai raffinati arredatori homo, come le poltrone pazze di Eilen Gray datate 1917, e le lampade a stelo firmate da Eckart Muthesius, in quel fragile labirinto trasudante gusto, denaro e malinconia - un bambino potesse correre allegramente senza fare danni irreparabili. Accatastata con sapiente e implacabile grazia, di anno in anno, fino a quando la possibilità di scialare sfrenatamente si ridimensionò, una tale valanga di opere darte subì il destino delleccesso: che è quello di elidere la meraviglia di ciascuna meraviglia, confondendo i sempre più rari invitati di massimo rango, soprattutto mondano, e quindi adusi al "Rothschild style" diffuso nelle case del "monde" parigino, creando stanchezza, assuefazione, forse anche sgomento. Perché nellinimitabile, straordinaria palazzina del 55, Rue de Babylone, nel VII arrondissement, affacciata su un magnifico giardino agitato dalle frenetiche percussioni di Mick Jagger alloggiato di fronte, abitava la bellezza più stordente, rara e raffinata, venata da un insopprimibile languore gay: la bellezza ma non la vita, neppure quella dei suoi proprietari, Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che uniti e poi separati ma sempre complici e vicini soprattutto nellamore per i loro capolavori, finirono con legarsi indissolubilmente con i pacs, le unioni civili consentite in Francia. Al Grand Palais di Parigi, dal 23 al 25 febbraio, i tesori della coppia saranno messi allasta da Christies e dalla casa daste di Bergé: dal lotto numero 1, Paysage dItalie vu par une lucarne di Edgar Degas, valutato 300-400mila euro, allultimo lotto, numero 733, Dejeuner chinois en porcelaine de Sèvres, 18391842, valutato 40-60mila euro. Ci saranno oltre alle preziosità, secondo i gusti anche bruttissime, di Rue Babylone, anche quelle di Rue Bonaparte, dove Pierre Bergé abita dal 1992 (nellappartamento dove era nato Monet) e del Chateau Gabriel in Normandia, follia onirica proustiana arredato dallamico, un tempo bello come un cherubino, Jacques Grange. Tutto verrà disperso, un pezzo alla volta, i Géricault e i Derain, i Leger e i De Chirico, i Matisse e gli Ingres, la serie di grandi specchiere dei Lalanne e le due straordinarie teste settecentesche in bronzo di un topo e una lepre che ornavano la fontana zodiacale del palazzo destate dellimperatore Quianlong e che, essendo state rubate dallesercito francese durante la seconda guerra delloppio nel 1860, il governo della Cina oggi pretende, invano, in restituzione. Se parteciperà allasta, dovrà prepararsi a sborsare almeno sessanta milioni di euro per riaverle. Nel momento in cui il battitore col suo martello riuscirà a trovare un acquirente vuoi per Instruments de musique sur un guéridon di Picasso, valutato da venticinque a trenta milioni di euro, che per un Important boite a portrait de Louis XIV valutato da 200 a 300mila euro, ognuno di questi oggetti - prigionieri per anni su tavolini troppo affollati, su pareti troppo zeppe, al punto che un collage di carta colorata di Matisse non aveva trovato posto se non sulla porta di una cameretta, e un pastello di Degas in un bagno tra il gabinetto e il bidet - riprenderà il suo cammino, si riapproprierà della propria storia, riacquisterà la sua libertà, la sua esclusività, un rispettoso vuoto attorno a sé che gli restituisca il suo valore di opera deccezione, in altre case, palazzi, dimore, musei, in Giappone come in Italia, in Russia come in Cina, a Dubai (da dove era arrivata la richiesta anonima di acquistare in blocco tutti i lotti) come negli Stati Uniti. Nei tre giorni di esposizione precedenti allasta, che sarà levento mondano massimo in questi tempi di crisi, verranno minuziosamente ricostruiti al Grand Palais limmenso salone, la sala di musica, la biblioteca, gli ambienti in cui Saint Laurent si aggirava sempre più stordito dai farmaci e dallalcol, sempre più ansioso di solitudine, ferito dalla depressione, dopo anni di celebrità, creatività, venerazione, piacere, ma anche di vita spericolata, dissipata, in un continuo viaggio agli inferi più torbidi e oscuri. Regnava tra quelle meraviglie scintillanti un silenzio funebre, da cui a poco a poco, soprattutto dopo la vendita della Maison alla finanziaria Senofi nel 1993, con successive umiliazioni cocenti, Yves Saint Laurent si era ritirato. Prima dal lussureggiante giardino, poi dai saloni del pianterreno, rifugiandosi senza più uscirne, come il suo amatissimo Proust, in camera da letto: a destra un disegno di Picasso, a sinistra uno schizzo di Matisse, sopra la testata due crocefissi, vicino un tavolino esattamente copiato, con gli stessi oggetti, da uno visto e amato nel palazzo di una delle sue tante eccentriche muse, Marie-Laure de Noailles, signora di un mondo ormai finito, fatto di raffinatezza, nostalgie da ancient regime, distacco dalla realtà, frequentato da aristocratici, artisti, couturier, dame anziane, colte, ricchissime, e giovani omosessuali belli e creativi. Il letto a due piazze disegnato da Jean-Michel Frank, dove il grande couturier, ancora oggi il più copiato al mondo, si è spento a settantuno anni, il primo giugno 2008, sarà battuto allasta il 24 febbraio alle sei di sera, valutazione 30-50mila euro.