In attesa della risposta del ministro Bondi, rimane sempre alta la tensione fra l'amministrazione e le opposizioni sulla sistemazione della piazza Il sindaco: «Ogni eventuale modifica spetterà ai tecnici» Bragantini (Lega ): «Serve la preventiva autorizzazione» Arriverà tra dieci giorni la risposta scritta del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, all'interrogazione del deputato leghista Matteo Bragantini sullo spostamento del monumento ai Caduti di piazza Silvio Venturi, a Monteforte. Sono gli stessi ambienti leghisti a vedere una relazione diretta tra la convocazione del sindaco Antonio Carletto alla Commissione nazionale che si occupa dei Beni culturali e la tempistica annunciata per la risposta a Bragantini. Il deputato, il 27 novembre, aveva chiesto al ministro di chiarire se «non ritenga che la rimozione del monumento ai Caduti potrebbe dar luogo ad azioni illegittime, per eccesso di potere da parte dell'amministrazione comunale di Monteforte e come intenda, dunque, intervenire per tutelare questo bene culturale». Bragantini aveva articolato la sua interrogazione con le norme che riconoscono una tutela particolare ai beni con oltre 50 anni con la conseguenza che questi debbano sottostare alla «preventiva autorizzazione». Il sindaco non fa mistero: «Sono andato ad illustrare il progetto anche davanti alla Soprintendente Sabina Ferrari. Ho spiegato perché intendiamo spostare il monumento, cioè per consentire di realizzare la rampa che abbatterà le barriere architettoniche, per ridare dignità e valore a un monumento che oggi resta uno spartitraffico e per valorizzare la piazza. Non dimentichiamo che il monumento è stato collocato in una piazza frutto di stratificazioni succedutesi nel tempo solo nel 1924». E a proposito del progetto Carletto torna a tranquillizzare i referendari che nutrono dubbi sul fatto che non saranno realizzati scala, pennone e i tubi colorati: «C'è un unico progetto, quello definitivo su cui si discuterà in sede di stesura dell'esecutivo, dopo i pareri, che saranno apportate le variazioni. Su un punto voglio essere chiaro», aggiunge il sindaco, «e cioè che ogni altra eventuale modifica è appannaggio dei tecnici, di quelli della Soprintendenza in particolare». Pare di leggere, nelle parole del sindaco, anche un riferimento alle recenti contestazioni sulla fontana che il progetto prevede al limite della piazza: «Chi non la vuole la considera inadeguata, inservibile e ipotizza costi di manutenzione elevati. Al sindaco non piacciono le nostre obiezioni sui costi dei lavori», ribatte Maristella Pontalto, coordinatrice del comitato che chiede un referendum sui lavori della piazza, «e risponde paragonando opere e prezzi già realizzati ma secondo noi la bontà di un'opera non si giudica confrontandola con altre, tanto meno con gli errori del passato». Assicurano di essere in buona fede i referendari, e per questo lanciano la sfida a un confronto pubblico, sotto forma di assemblea, sull'argomento. Forse anche per chiarire quella che secondo loro l'estate scorsa fu una omissione: «Quando a fine settembre, in Consiglio comunale, glielo chiesero, il sindaco disse di non aver ricevuto pareri sullo spostamento del monumento. In realtà il 19 agosto la Soprintendenza non aveva accolto la richiesta di autorizzazione ai lavori e allo spostamento del monumento, perché carente dal punto di vista dell'analisi storica. In quella stessa data, poi, la Soprintendenza invitava il Comune ad attivarsi per la verifica dell'interesse del monumento». Carletto non raccoglie: «Nessuna reticenza dato che la comunicazione della Soprintendenza non era un parere sullo spostamento del monumento ma sulla richiesta, giudicata carente, di autorizzazione. Dato che ci siamo», conclude Carletto, «comunico di aver ricevuto l'ennesima richiesta di informazioni dal prefetto. Ho scritto spiegandole che nella petizione si dice no in toto al progetto di sistemazione della piazza, e dunque no all'abbattimento delle barriere architettoniche: per questa ragione non posso accoglierle».