«Niente commissario o occupiamo il Colosseo» Tra i monumenti La protesta degli archeologi contro l'arrivo di Bertolaso L'ipotesi (ma è molto più di un'ipotesi) è venuta fuori ieri durante un'infuocata assemblea di addetti ai lavori convocata all'università «La Sapienza»: «Siamo pronti a occupare il Colosseo ». Parola di archeologi (tutti d'accordo: funzionari di soprintendenze, studenti, associazioni di categoria, liberi professionisti...) e infuriati per il «vergognoso » progetto di commissariamento ministeriale delle soprintendenze di Roma e Ostia, recente decisione del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi in accordo con il sindaco Gianni Alemanno. Se e quando si farà, è ancora da decidere. Ma tutti sono consapevoli che solo un gesto di grande portata simbolica accenderebbe i riflettori su una manovra che i critici dell'operazione giudicano «vergognosa» e, di fatto, una privatizzazione strisciante. Di questo, soprattutto, si è parlato ieri all'università. Intanto sono salite a oltre duemila, e in poche ore, la firme per la petizione contro il commissariamento governativo di Colosseo, Fori, Terme ecc. sul sito www-firmiamo.itnocommissariosoprintendenzeromaeostia (tra i firmatari, la stragrande maggioranza dei funzionari di Stato degli istituti di tutela coinvolti, oltre ad accademici, direttori di istituti scientifici, giornalisti...). Cresce insomma di ora in ora e dilaga la protesta. E da ieri, a chiedere quali siano le ragioni che hanno portato a questo provvedimento straordinario (e inedito) e alla nomina del sottosegretario Guido Bertolaso a commissario (con l'assessore all'urbanistica Marco Corsini in qualità di «soggetto attuatore») sono anche la capogruppo del Pd in commissione cultura alla Camera, Manuela Ghizzoni, con la segretaria di presidenza Emilia De Biasi e i deputati Tocci e Giulietti (contrari anche il ministro ombra Cerami e l'assessore regionale alla Cultura Rodano): «Su questo commissariamento abbiamo molte perplessità spiegano i parlamentari del Pd nell'interrogazione rivolta al ministro si genera una confusione istituzionale, una sovrapposizione di ruoli e uno ingiustificato svuotamento delle competenze delle soprintendenze archeologiche con evidenti rischi per la tutela del patrimonio. Inoltre con questo commissariamento il ministro sembra mostrare la sua volontà di dividere il patrimonio culturale in due livelli: uno di serie A, con beni culturali ad alto reddito (per esempio il Colosseo) e uno di serie B con beni senza reddito, causando, fra l'altro, l'abbandono al degrado di quel patrimonio archeologico, artistico e culturale diffuso, che costituisce la caratteristica storica e la risorsa fondamentale del nostro Paese e che determina un grande indotto turistico».