Ormai è ufficiale: i termini per il condono edilizio saranno riaperti. Il governo ha rotto gli indugi e ieri ha comunicato le sue intenzioni alla Corte costituzionale. La missiva è firmata dall'Avvocatura dello Stato ed ha, sostanzialmente, due obiettivi. Il primo: evitare sul filo di lana che domani i giudici della Consulta si pronuncino sulle istanze di sospensione della sanatoria presentate dalle Regioni. Il secondo: dare più tempo agli italiani proprio per fare fronte al «pregiudizio arrecato alla sanatoria delle leggi regionali». Iniziative che, finora, hanno ridotto al lumicino le domande presentate dagli italiani per regolarizzare gli abusi edilizi e che, secondo gli ultimi dati disponibili, sarebbero solo poche migliaia. I giudici della Corte costituzionale hanno subito provveduto a integrare l'ordine del giorno della Camera di consiglio prevista per domani, inserendovi anche la rinuncia, da parte dell'Avvocatura, alla «pronuncia immediata sulla istanza cautelare depositata il 19 marzo 2004». Una mossa che era stata decisa da Palazzo Chigi per contrastare le leggi regionali emanate da Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche che, di fatto, vanificavano la legge sul condono edilizio. Per i «legali» di Palazzo Chigi, infatti, si trattava di provvedimenti che «introducevano diseguaglianze fra le diverse regioni» in violazione dell'articolo 3 della Costituzione. Senza considerare che «l'adozione di norme regionali meramente demolitorie e di reazione alle leggi statali potrebbe pregiudicare l'unità giuridica della Repubblica, in violazione dell'art. 5 della Costituzione». Giudizio rinviato anche sulle istanze di sospensione della sanatoria presentate da Marche, Toscana, Campania ed Emilia Romagna. Oggi, infatti, i quattro governatori dovrebbero decidere di ritirare le rispettive richieste, accogliendo l'invito in tal senso rivolto dall'Avvocatura dello Stato. Del resto, con un decreto di proroga ormai alle porte e con la decisione di Palazzo Chigi di rinunciare all'istanza di sospensione dei provvedimenti regionali già emanati, la battaglia legale si sposta all'11 maggio, quando la Corte costituzionale discuterà nel merito della questione di legittimità. Le Regioni, infatti, sostengono che la normativa statale incide su un settore, quello dell'edilizia, sul quale l'amministrazione centrale non ha alcuna potestà legislativa. E, per di più, «lo fa in modo tale da esaurire la disciplina del settore, escludendo di fatto l'intervento delle Regioni». Ma il je accuse non si esaurisce qui: per i governatori, infatti, con il condono edilizio si viola anche l'autonomia organizzativa e finanziaria delle amministrazioni nonché il principio di tassatività e certezza delle norme penali sancito dall'articolo 25 della Costituzione». Un primo risultato, comunque, le Regioni lo hanno già ottenuto: la battaglia legale ha infatti creato una grande incertezza sul destino della sanatoria spingendo gli italiani a prendere tempo e a rinviare la presentazione delle domande. «È stato proprio l'ostracismo delle amministrazioni che di fatto costringe il governo ad una proroga», spiega il sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri. Ora, i riflettori sono naturalmente puntati sulla nuova scadenza della sanatoria. Ma è sempre più probabile che il governo sposti in avanti di tre mesi il nuovo termine. In questa maniera si supererebbe anche la scadenza dell'undici maggio, quando i giudici della Consulta diranno la parola definitiva sul condono. --------------------------------------------------------------------------------