MILANO «Dimentichiamo la parola "ammazzaparchi". Questa legge non ha nulla a che vedere con l'emendamento alla legge urbanistica (prima approvato, poi ritirato) che, l'anno scorso, ebbe quel nome. Anzi.» Angelo Gianmario, sottosegretario del Pirellone, è anche il relatore della nuova legge sui parchi (ora all'esame della commissione Ambiente dovrebbe andare in aula a marzo), che ha suscitato critiche e allarme nel mondo ambientalista, soprattutto in relazione al ruolo di «arbitro» che, nel caso di contrasti tra comuni e parco, affiderebbe alla Regione. «Vorrei invece capovolgere il ragionamento: immaginiamo, per esempio, che siano alcuni comuni a decidere per il cemento. All'interno del parco di cui fanno parte potrebbero far passare la decisione senza altri interventi. Ora, con questa nuova legge - dopo trent'anni ce ne voleva una nuova - potrebbero essere proprio gli ambientalisti a chiedere alla Regione di intervenire, per far rispettare piano del parco e piano regionale. Oggi, dopo l'ultima parola del parco non c'è possibilità di appello». La nomina dei direttori che una bozza della legge affidava alla giunta regionale (anziché ai cda) era stata oggetto di altre critiche: «abbiamo mediato anche su questo (in totale abbiamo fatto 54 audizioni) tema, ed ora accolto un emendamento con cui la designazione del direttore è proposta dal consiglio d'amministrazione d'intesa con la giunta». E a proposito di cda, Gianmario sottolinea la «cura dimagrante» cui sono stati sottoposti «visto che tanto si parla di diminuire i costi della politica»: avranno da tre a cinque membri, contro i 15, anche 20 attuali.