NERVESA. L'abbazia di Sant'Eustachio, nonostante l'amministrazione comunale non si fosse costituita in giudizio, diventa di proprietà del Comune. Lo ha stabilito la sentenza della Corte d'Appello su ricorso del Ministero ai Beni Culturali. E Zeta 2000, la società della famiglia Zanatta che l'aveva acquistata all'asta nel luglio del 2001, rinuncia a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza della Corte d'Appello. Termina così la lunghissima vicenda del manufatto risalente all'XI secolo. Al Comune ora il compito non certo facile di trovare i finanziamenti per sistemare l'abbazia benedettina e renderla visitabile. Il sindaco Fiorenzo Berton avrebbe fatto volentieri a meno di ritrovarsi l'abbazia tra le proprietà comunali. Tanto che, quando c'era stato il ricorso in appello, l'amministrazione non si è costituita in giudizio. «Intendiamoci - spiega Berton - Il Comune ritiene importante l'abbazia, ma servono consistenti investimenti per sistemarla e renderla fruibile e dove troviamo le risorse? Zeta 2000 invece, la società della famiglia Zanatta che l'aveva acquistata all'asta, aveva le possibilità finanziarie per provvedere agli interventi». Tiziano Zanatta, imprenditore e presidente di Banca Treviso, aveva già fatto predisporre un programma di interventi, bloccati in attesa dell'esito del ricorso promosso per far diventare il Comune proprietario del manufatto. «Zeta 2000 è rammaricata per come si è conclusa la vicenda - fa sapere Tiziano Zanatta - ma ne prende atto, non farà ricorso al Consiglio di Stato e provvederà al ritiro della somma depositata. Mi spiace per il Comune, che si trova tra le mani un problema di cui, di questi tempi, avrebbe volentieri fatto a meno: quello di far vivere questo sito storico e religioso importantissimo. Faccio gli auguri a Fiorenzo Berton. Mi aspetto ora che il comitato "Amici dell'abbazia" e Francesco Tartini, che lo presiedeva, si rimbocchino le maniche e si mettano a disposizione del Comune per trovare il modo di far rivivere l'abbazia. Anche se il ricorso in Corte d'Appello era del Ministero dei Beni Culturali - e loro non si erano costituiti in giudizio -, tutto è stato messo in moto dal loro primo ricorso e quindi ora sarebbe giusto che si mettessero a disposizione del Comune per trovare il modo di intervenire sull'abbazia. Tutti gli interventi che avevamo programmato, e per i quali avevamo stanziato una somma interessante, erano a beneficio pubblico: era giusto che l'abbazia diventasse un sito aperto al pubblico». L'Abbazia di Sant'Eustachio, il cui primo insediamento risale all'XI secolo e che è cresciuta d'importanza grazie alle donazioni di Rambaldo III, signore e conte di Treviso, subì le prime distruzioni nella guerra guelfa-ghibellina del 1229, ma fino al 1521 fu un importante centro religioso. Tra le sue mura dimorò monsignor Della Casa. Nel 1521, per contrasti tra la Serenissima e il papato, fu soppressa. Nel 1800 il colpo di grazia con l'invasione napoleonica: l'abbazia fu abbandonata all'incuria e alla rovina. Il resto lo fecero le bombe della prima guerra mondiale visto che si trovava a ridosso del fronte del Piave. Ridotta in ruderi, era diventata di proprietà privata. Messa nel luglio del 2001 all'asta in seguito a un fallimento, l'aveva acquistata Zeta 2000, società della famiglia di Ambrosiano Zanatta, che però ora ha dovuto lasciarla al Comune.