Il conflitto sarà risolto nell'udienza dell'11 maggio. La lotta fra Stato e Regioni è incominciata al solo annuncio di condono edilizio. E non appena pubblicato il Dl 2692003 le Regioni si sono mosse in due direzioni: il ricorso alla Corte costituzionale e la formazione di leggi regionali "attuative", che in realtà ponevano vincoli talmente forti da vanificare il progetto governativo. I ricorsi pendenti davanti alla Corte costituzionale e per i quali l'udienza di merito è fissata all'11 maggio sono stati presentati da otto Regioni: Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Basilicata, Emilia Romagna, Campania e Toscana. Le leggi regionali. Alcune Regioni, pur non avendo fatto ricorso, hanno attuato provvedimenti restrittivi: la Puglia aveva deciso di anticipare la scadenza per presentare le domande per ottenere la sanatoria in materia edilizia al 31 gennaio. Il disegno di legge regionale in discussione in Liguria prevede che siano condonabili gli ampliamenti di manufatti non superiori a 450 metri cubi, contro un massimo di 750 metri cubi fissato dalla norma nazionale. Per quanto riguarda le nuove costruzioni, potranno essere ammesse alla sanatoria solo le unità abitative non superiori ai 1500 metri cubi, contro i 3000 della legge statale. E anche i costi saranno più salati se il Ddl verrà approvato in questa forma. In Sardegna c'è stato di fatto un via libera alla legge. Il provvedimento impone però l'esclusione del condono per le opere realizzate nelle zone di rilevante interesse paesistico e ambientale già indicate dalla legislazione regionale in vigore dal 1989. Anche nella provincia autonoma di Trento c'è stato un sì condizionato alla sanatoria. Le leggi blocca-condoni. Una strategia più radicale scelta dal alcune Regioni (e perseguita parallelamente o meno al ricorso alla Consulta) è stata quella di approvare leggi che non limitassero ma addirittura bloccassero il condono. Così ha fatto il Friuli-Venezia Giulia, di fatto rendendo inapplicabile la sanatoria per le opere abusive realizzate dopo il 31 dicembre 1993 nella regione. L'Emilia Romagna ha invece stabilito che i Comuni sospendano i procedimenti aperti dalle richieste di sanatoria presentate fino all'entrata in vigore di una nuova legge regionale, entro il 31 marzo prossimo, stabilendo la non sanabilità delle violazioni in contrasto con le norme urbanistiche vigenti. Più radicale di tutte la Toscana, che ha approfittato del fatto di essersi già adeguata al Tu edilizia (Dpr 38001) con la legge 4303. Dato che nel Dl 269 si specifica (articolo 32, comma 2) che le norme sul condono vengono disposte «nelle more dell'adeguamento della disciplina regionale» ai principi del Tu edilizia, la Toscana sarebbe per definizione "fuori" dal condono. Il consiglio comunale di Bolzano ha scelto limiti fortissimi: per quanto riguarda interventi realizzati abusivamente su costruzioni legittimamente preesistenti la sanatoria è ammessa solo per variazioni che non superino il 30 dei valori di progetto e comunque non superiori complessivamente a 200 metri cubi, ridotti a 100 metri cubi nei centri storici.
SANATORIE Dal Trentino alla Puglia uno scontro senza confine
Il conflitto tra Stato e Regioni è in corso, in seguito all'annuncio del condono edilizio. Le Regioni hanno presentato ricorsi alla Corte costituzionale e hanno approvato leggi regionali "attuative" che vanificano il progetto governativo. Le leggi regionali prevedono vincoli forti, come la condonazione di interventi realizzati abusivamente solo per variazioni non superiori a 30% dei valori di progetto. L'Emilia Romagna e la Toscana hanno stabilito che i Comuni sospendano i procedimenti aperti dalle richieste di sanatoria. La Toscana è stata "fuori" dal condono per aver già adeguata la disciplina regionale ai principi del Tu edilizia.
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