Porte di vetro e metallo, che lasciano intravedere per la prima volta la luce dentro l'edificio di Punta della Dogana. La Palla d'oro e l'«Occasio», statua della Fortuna, restaurati, le fondazioni riforzate con il calcestruzzo, gli interni quasi ultimati. Un restauro fatto a tempo di record, quello del nuovo museo Pinault alla Salute. Che fa discutere per le modalità di intervento e per i materiali usati. Punta della Dogana, uno dei simboli della città e della sua potenza da mar. Una prua di nave che si allunga nelle acque del Bacino di San Marco disegnata dal Benoni. Che per la prima volta, tra poco più di quattro mesi, sarà aperta al pubblico dopo anni di abbandono e di degrado. La soprintendente Renata Codello ha firmato il via libera al progetto di restauro dell'architetto giapponese Tadao Ando. Ieri mattina ha compiuto un sopralluogo sul basamento e sulla Palla d'oro, anch'essa in via di restauro. «Abbiamo fatto una scoperta interessante», dice, «dentro alla Palla d'Oro sono segnate le date dei restauri degli ultimi tre secoli. L'ultimo è del 1972, da allora non si era più fatto niente». In che condizioni è la Palla d'Oro? «Adesso sta meglio, dopo le cure dei restauratori Giandomenico Cocco, Fucina Hervas, Elisa Longega con la consulenza dell'Istituto centrale del restauro. Abbiamo scoperto che il treppiede su cui si regge la statua era spezzato in più punti. L'Occasio, figura di donna con i capelli al vento, rischiava di crollare. E' stato restaurato pezzo a pezzo. La Palla d'Oro verrà protetta con una rete per conservarne la doratura». Alla fine sarà diversa? «Sarà leggermente più lucida». Una delle critiche è che le antiche porte in legno sono state sostituite con materiali in vetro con serramenti moderni in acciaio. «Tutto è stato fatto rispettando la Legge Speciale, il progetto è stato approvato tre volte dalla commissione di Salvaguardia. Si dimentica che questo è un museo, un'opera pubblica e non la casa privata di qualcuno, le porte devono rispettare le normative antincendio e antiintrusione. I serramenti ricordano quelli dell'area marciana. Il patriarcato ha deciso di farli uguali nei due capannoni del Seminario qui a fianco». Ci sono precedenti del genere in città? «Ma certo, a Ca' Rezzonico e Ca' Pesaro le porte sono così. Anche a palazzo Ducale negli anni Settanta hanno fatto le porte in vetro e acciaio, disegnate da Egle Trincanato. Non vedo lo scandalo». Il monumento ha cambiato volto. «La sua unica vocazione compatibile è quella museale. A quel punto non si poteva lasciare come prima. Ricordiamoci che negli ultimi dieci anni cadevano i pezzi, il degrado era massimo. Adesso tornerà a vivere». Sono stati aperti nuovi fori sui muri. «Ma per piacere. Abbiamo ripristinato alcune lunette che erano state murate per consentire l'uso di quegli spazi ad uffici delle dogane. Le porte erano state in parte murate a terra per proteggerle dall'acqua alta». Ma le porte in legno sono sparite. «Non erano originali, erano state fatte vent'anni fa. Comunque sono custodite alla caserma Pepe del Lido». Sono spariti anche i masegni che erano all'interno. «Ma no, sono anche quelli nel deposito al Lido, a disposizione di Insula se li vorrà usare per la pavimentazione». I restauri interni sono quasi conclusi. «Finiranno entro febbraio. Poi cominceranno gli allestimenti delle opere». Fatto anche il cubo di cemento all'interno? «E' bellissimo, il colore lo ha scelto personalmente l'architetto Ando». Per sostenerne il peso sono stati piantati micropali in cemento sul fondo. «Assolutamente no. Pinault ha finanziato anche il consolidamento statico. I micropali sono stati messi dove c'erano problemi, non per sostenere il cubo. Le rive sono state restaurate». Adesso toccherà ai due obelischi in cemento sul campo della Salute. «Saranno vicino alla riva, non ci sono problemi, abbiamo già fatto le ricerche archeologiche in quell'area». Il museo avrà un bar con vista su San Marco. «Ci sarà al piano terra una libreria con annessa cafeteria. Ma niente terrazza. Al piano superiore andranno soltanto i locali di servizio».