L'Avvocatura dello Stato annuncia in un comunicato la decisione del Governo di rinviare il termine del 31 marzo. Il Governo «congela» il confronto davanti alla Corte costituzionale in programma per domani. di Bianca Lucia Mazzei e Giorgio Santilli Arriva la proroga per aderire al condono edilizio, probabilmente già prossimo Consiglio dei ministri (giovedì o venerdì), mentre salta il primo round, previsto per domani, fra Giulio Tremonti e le Regioni di centro-sinistra davanti alla Corte costituzionale. L'Avvocatura di Stato ha ritirato infatti le richiesta di sospensiva contro tre leggi regionali anti-condono (Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Marche) e la stessa cosa hanno annunciato di voler fare le quattro Regioni (Emilia-Romagna, Campania, Marche e Toscana) che avevano presentato alla Consulta istanza di blocco della normativa statale. Un compromesso che non pregiudica i ricorsi di merito avanzati dalle Regioni, ma che tuttavia costituisce per il ministro dell'Economia un parziale successo. La mancata pronuncia della Consulta sulla sospensiva gli consentirà comunque di continuare a incassare, sia pure ai ritmi ridotti registrati sinora, le oblazioni del condono, almeno fino al verdetto definitivo, che arriverà dopo l'11 maggio, data fissata per l'udienza pubblica. Il provvedimento di proroga è stato annunciato dall'Avvocatura di Stato nella stessa comunicazione con cui si dava conto del ritiro delle richieste di sospensiva contro le leggi regionali. Dovrebbe essere un decreto legge, all'esame del Governo giovedì o venerdì prossimo, a spostare, probabilmente al 30 giugno, il termine per la presentazione della domanda di sanatoria e per il pagamento delle prime rate dell'oblazione e degli oneri concessori. La scadenza attuale è il 31 marzo. La boccata d'ossigeno per Tremonti non modifica però, nella sostanza, la situazione critica del condono edilizio, cui hanno aderito finora poche centinaia di cittadini in tutte le grandi città italiane, con la sola eccezione di Roma, dove le adesioni sono già arrivate a quota 7.500. Gran parte di queste richieste di sanatoria dovrebbero riguardare abusi di piccola entità. Significativo però che le domande stiano arrivando in questi giorni negli uffici capitolini a ritmi molto sostenuti. Nella sola giornata di ieri ne sono giunte cinquecento. Solo 350 domande invece sono arrivate a Milano, 280 a Napoli, un centinaio a Bologna. A Torino 200 richieste, a Palermo si tocca quota 400, mentre a Venezia, da metà febbraio, si è fermi a 450. A pesare è l'incertezza normativa causata dai ricorsi delle Regioni alla Consulta, dalle leggi anti-condono varate da quasi tutte le Regioni del centro-sinistra e dai "paletti" restrittivi previsti in molti casi anche dalle Regioni di centro-destra. Il dato di Roma si potrebbe, per altro spiegare, con il fatto che il Lazio non ha ancora varato la propria legge, che pure tenderebbe a frenare l'impatto della sanatoria. Continua a imperversare, per altro, la polemica politica intorno al condono, con le associazioni ambientaliste e i Verdi scatenati contro le iniziative di Tremonti. Dall'opposizione interviene anche il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani. Sulla proroga del condono edilizio - dice - «il Governo non sa che pesci prendere perchè sa di aver approvato norme che con probabilità saranno dichiarate incostituzionali e vede già compromesse le previsioni di entrata». Su questa posizione della probabile pronuncia di incostituzionalità della Consulta è schierato, per altro, tutto il Centro-sinistra che richiama il principio di irripetibilità del condono edilizio sancito dalla sentenza 427 del 1995 della Consulta stessa. Di tutt'altro segno la reazione della maggioranza allo spiraglio aperto dal rinvio del giudizio della Consulta e dalla proroga dei termini. Lo slittamento è, per il responsabile Infrastrutture di Forza Italia, Maurizio Lupi, «opportuno e obbligato, in quanto servirà a dare certezze ai cittadini dopo il clima di confusione causato dai ricorsi presentati alla Consulta da alcune Regioni».
SANATORIE Il condono edilizio vede la proroga
Il Governo ha deciso di prorogare il termine del 31 marzo per il condono edilizio, con un provvedimento che dovrebbe essere un decreto legge. La proroga permetterà di continuare a incassare le oblazioni del condono, almeno fino al verdetto definitivo, che arriverà dopo l'11 maggio. La decisione è stata annunciata dall'Avvocatura di Stato e dovrebbe essere un compromesso con le Regioni che avevano presentato istanza di blocco della normativa statale. La proroga non modifica però la situazione critica del condono edilizio, cui hanno aderito poche centinaia di cittadini in tutta Italia.
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