Fuori raccordo Dal Belvedere si contempla un paesaggio straordinario quello tipico italiano, tra i più belli e apprezzati dai viaggiatori dell 800 Quel comune duecentesco in rovina, con la cresta merlettata di ununica alta parete superstite, è un esemplare magnifico in tufo E il paesaggio vivo e fertile, tutto verde di foglie e giallo, con il cielo maiolicato azzurro, il prezioso paesaggio rurale che nellAlto Lazio è rimasto intatto. Più lontano, quando lo spazio si apre, si vedono il profilo dellArgentario e di Montefiascone. Se apparisse un uomo sarebbe un classico, come gli alberi. Tante volte ho percorso questa strada che pare immersa in un quieto stupore, molte proprio per gustare di questa vista laggiù in fondo alla strada, lapparizione strepitosa di quello che può fare e rivelare la natura, il tempo e la mano delluomo insieme. Sulla curva per salire al paese, laltra bellissima chiesa di S. Maria Maggiore, laltra perla di Tuscania, con lo stesso rosone bianco, piena di animali e di simboli da decifrare. Si trovano subito le due chiese, a portata evidente dei pellegrini dun tempo di passaggio verso Roma. Sono in una posizione che appare enigmatica, luna in cima e laltra alle pendici del colle. Non solo di spalle, facciata verso abside, perché orientate a nord, ma la chiesa in basso ha davanti, a un paio di metri, una tozza torre campanaria che toglie la vista. Forse costruita dai muratori per impedire ai muratori dellaltra chiesa di essere visti e copiati, secondo una leggenda locale, anche se il periodo di costruzione non fu proprio lo stesso. E su base etrusca naturalmente, perché qui è tutto etrusco. Mi fermo, ma la chiesa è chiusa. Il cartello con gli orari appare generico e vecchio. La chiesa di San Pietro è invece aperta. La gestisce Paoletta, una giovane donna di Tuscania dallenorme massa di capelli nerissimi, lunghi e ricci, che sembra uscita da un film di Pier Paolo Pasolini, come il marito, tuscanese dalla faccia autentica, magari da Uccellacci e uccellini, girato proprio sullo spiazzo erboso davanti alla chiesa, con comparse che erano tutte del paese. Cerano anche la madre e la zia, mi dice Paoletta, che hanno fatto nella chiesa il suo stesso lavoro con linconsueto e strano titolo di "assuntore di custodia". In pratica, per mezzo secolo la sua famiglia ha gestito la chiesa, con un guadagno annuale davvero simbolico. Ancora è così. Le diatribe tra Ministero dei Beni Culturali, Curia, Soprintendenze e Comune non hanno mai avuto fine. E Paoletta per ora ha lasciato la chiesa di San Maria Maggiore, che infatti è chiusa da otto mesi. Sembra impossibile. Ma è così. E ora anche il Comune è commissariato. Impossibile che un angolo di paradiso in terra sia preda di una politica che non è mai, in Italia, allaltezza della situazione. San Francesco, davvero passato a Tuscania, parlava con gli uccelli. Ma i due frati francescani di Pasolini, Totò e Davoli, che cercano di parlare con i falchi e i passeri e mettere pace tra loro non ci riescono, allora come oggi, in un mondo fatto di candidi uccellini e impietosi uccellacci. Anche sulla splendida facciata di San Pietro due draghi alati in rilievo inseguono la preda-agnello, dallalto in basso. Rimane la bellezza di una terra, lo sforzo di un bue e di una giovenca, aggettanti sulla facciata della chiesa, che trascinano a fatica laratro mistico. Dal Belvedere di Tuscania non si chiede che di contemplare uno straordinario paesaggio, quello tipico italiano, tra i più belli e i più apprezzati dai viaggiatori ottocenteschi, che nelle rovine tra la natura vedevano il segno del tempo passato ma anche del futuro. Qui, accanto al colle di S. Pietro, il colle del Palazzo Rivellino, il comune duecentesco in rovina, con la nuda cresta merlettata di ununica alta parete superstite, è un esemplare magnifico in tufo che spicca tra il verde cresciuto nei secoli. Sembra, a guardare bene, che da un momento allaltro possa spuntare dalla terra qualcuna di quelle donne agghindate e sdraiate mollemente al banchetto della vita, pronte a conversare, con le labbra strette ed enigmatiche, che ho appena visto al Museo Archeologico. Un patrimonio di corpi distesi sterminato e disperso nei musei di tutto il mondo. Qui è rimasto qualche cosa, ma niente rispetto al tesoro che Tuscania possedeva nelle sue terre. Due giovani uomini, molto belli, passeggiano. Sono norvegesi, mi dicono, e hanno una casa in paese, dove vengono almeno quattro volte lanno. "Un paese bellissimo e tranquillo", dicono. Da qui possono andare a Tarquinia o a Bolsena, al mare o al lago, e anche a Viterbo. Unasse viaria privilegiata per un paese isolato eppure strategicamente importante. Un tempo erano i paesi confinanti con cui Tuscania ha dovuto competere per strappare unidentità di cui è stata sistematicamente depredata, forse per il suo nobile spirito dindipendenza comunale. Ribelle al papato e a Viterbo, fu punita da Bonifacio VIII con il nome riduttivo di Toscanella, abbandonato solo da un secolo. Paese agricolo, che guardava più a coltivare un pezzo di terra, che ad altro, che provava magari fastidio per tutte quelle statue sottoterra solo ostacoli alla coltivazione. Eppure ora Tuscania, dopo lultima terribile ferita subita con il terremoto del 1971, sembra rinata. Anzi sono emersi tracce e affreschi che il tempo aveva coperto. Il centro storico sembra mezzo addormentato, ma perfetto per nitore e pulizia. Complicata la conformazione e la rete di strade e stradine, tra scalette e fontane, salite e discese, case-torri e chiese tipicamente romaniche. Strade che sembrano bloccarsi in una specie di labirinto, con un centro dislocato. Riesco a individuare la parte medievale, con la chiesa della Rosa, e la parte cinquecentesca e farnesiana, con il duomo e, sulla piazza, una grande fontana con quattro sirenette che versano acqua dalla bocca-cannella, che ai tuscanesi piace pensare che sia berniana. Sulla piazza ora hanno aperto anche una libreria. Dovrebbe abitare a Tuscania Alfonso Berardinelli, a quanto ne so. Ma non ne trovo traccia. Non cè traccia neppure del libro che ho portato con me come guida: Benedetti italiani di Curzio Malaparte. Ci sono le più belle pagine scritte su Tuscania, che appare simile a "un alto pascolo dellAsia" o alle "alte praterie" dEtiopia", ma anche come "la Toscana vera, lantica, quella dei padri etruschi" dove gira "gente dura, e feroce, e chiusa", un po di pietra ma virtuosa. Ci andò, racconta Malaparte, con Moravia piuttosto estraneo a un luogo simile. E anche con Arturo Martini, che invece tra quegli etruschi di pietra dovette trovare non poca della sua ispirazione, lui che in un sasso abbandonato, senza vita, vedeva la cosa più poetica. Tuscania è una calamita per gli scultori. Cera Giuseppe Cesetti. Ora vive qui Alessandro Kokocinski, che vado a trovare nel suo immenso studio, una chiesa sconsacrata davanti alle mura calde di tufo di Tuscania. Ho cominciato a lavorare con la creta, mi dice, da quando sono venuto a abitare qui. A Tuscania venivo con il mio maestro Tommasi Ferroni, a trovare larmonia dellanima e del corpo che questo luogo offre in abbondanza.
la Repubblica
5 Febbraio 2009
✓ Entità verificate
ROMA - Tuscania, gli strati della Storia terra di draghi, frati e pellegrini
GA
Gabriella Sica
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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