FIRENZE «I BENI archeologici sono proprietà dello Stato. Quindi di tutti. Per definizione. Non possono appartenere a privati». Sintesi efficace dei carabinieri e di Giuseppina Carlotta Cianferoni, già soprintendente reggente per l'archeologia in Toscana, a margine della notizia della scoperta di un nuovo sito archeologico marino vicino alle Formiche di Grosseto, i piccoli isolotti di fronte al parco dell'Uccellina, a 15 miglia da Porto Santo Stefano, 10 miglia a nord dell'Isola del Giglio. Una meta ideale per le immersioni. Purtroppo anche di chi saccheggia i fondali: vasi e anfore di olio, salse speciali, spezie, grano che dalla Spagna meridionale veleggiavano verso il cuore dell'Impero romano. Carichi affondati in naufragi avvenuti in epoche ampie, dal II forse fino al VI-VII secolo d. C. La scoperta dopo un'indagine iniziata in estate, per caso: un colloquio fra appassionati di archeologia marina in un ristorante maremmano, carpito da un carabiniere in borghese. L'informazione è stata «girata» ai colleghi del Nucleo tutela patrimonio culturale, a Firenze, che sono riusciti a risalire ad un pensionato 72enne della provincia di Arezzo, poi denunciato per ricettazione: in casa teneva 8 anfore e 9 frammenti con incrostazioni marine. Valore al mercato clandestino sui 60mila euro Altri reperti li ha «donati», così sostiene, a facoltosi amici di Prato: la loro posizione è al vaglio della procura di Grosseto. DECISIVO per l'individuazione del sito l'apporto di una motovedetta della compagnia di Orbetello, che ha pattugliato in lungo e in largo un vasto specchio d'acqua. Alla fine i sommozzatori dell'Arma di Genova hanno trovato, a 50 metri di profondità coordinate 42 33,923 N - 10 53,641 E il sito mai censito prima. Sul fondo, numerosissime anfore in buono stato di conservazione. Sentito l'apprezzamento del tenente colonnello Cortellessa, vicecomandante nazionale del Nucleo tutela patrimonio culturale: «Ma non focalizziamoci sul valore commerciale di questi reperti. La valenza di simili ritrovamenti è essenzialmente storica. Possiamo ricostruire le rotte, gli scambi commerciali in epoche in cui si comunicava in pratica solo via mare», ha spiegato insieme al soprintendente regionale per i Beni culturali, Mario Lolli Ghetti, e la funzionaria Cianferoni.