La frana di via Fara è arrivata sui tavoli romani del ministero per i Beni e le attività culturali. I collaboratori del ministro Sandro Bondi, infatti, hanno cominciato a prendere visione di quanto accaduto sul cantiere del futuro parcheggio multipiano di Città Alta, dopo che nei giorni scorsi era stata depositata alla segreteria del ministro una richiesta formale da parte dellUdeur di Bergamo. Nei prossimi giorni toccherà alla Soprintendenza regionale raccogliere le informazioni del caso da trasmettere poi al ministero per le valutazioni finali. «Secondo noi - spiega Orio Zaffanella, commissario provinciale e membro del consiglio nazionale dellUdeur - il progetto in questione non doveva nemmeno essere preso in considerazione, vista la zona nel quale si voleva costruirlo. Dopo aver invitato Vittorio Sgarbi in città (la visita al cantiere è avvenuta domenica 18 gennaio n.d.r.) per far sì che si rendesse conto in prima persona di quanto accaduto, il 23 gennaio abbiamo depositato alla segreteria del ministro Bondi una nostra richiesta (protocollo n 1774 del 30 gennaio) che ha come intento quello di far intervenire il ministero (e conseguentemente la Soprintendenza) per gli opportuni approfondimenti. Vista la situazione, crediamo che lazzeramento del progetto sia quanto meno auspicabile». In un documento, Domenico Giordano e Francesco Gerosa, rispettivamente referenti cittadino dellUdeur e dellassociazione Mordilavita, auspicano che il ministero provveda ad aprire uninchiesta in merito alla vicenda, svolgendo i dovuti accertamenti per verificare eventuali negligenze in fase progettuale, autorizzativi ed esecutiva, con riferimento alla tutela dei beni architettonici, storico-artistici e archeologici, con particolare riferimento alla Rocca. Durante le ore passate in Città Alta, Sgarbi, tra le tante accuse e perplessità espresse, aveva chiamato in causa anche la «Dovera nei mesi scorsi - aveva detto il critico darte, rivolto ai presenti - davanti ad un simile devastante progetto?». Maria Fortunati, funzionario responsabile di Bergamo e provincia per letà romana, medievale e rinascimentale alla Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, chiarisce che «da tutta la documentazione storica in nostro possesso, sapevamo che larea interessata dai lavori per il parcheggio era, secoli fa, una cava, riempita poi con materiali di vario tipo. Quindi tutto faceva presupporre che nulla di archeologicamente rilevante fosse presente sotto lo spalto della Rocca, al limite solo delle giaciture secondarie. Nonostante ciò - continua Fortunati - abbiamo prescritto sia delle indagini geologiche preliminari (per escludere appunto la presenza di reperti riportati) sia lassistenza archeologica da parte di una ditta specializzata (eseguita sotto la nostra direzione scientifica) durante le fasi di scavo. Cosa avvenuta sino a che si è scavato, senza che si rinvenisse alcun tipo di reperto archeologico».