Da Roma ad Ostia Antica, non ci stanno ad essere "commissariati", in via straordinaria dal governo, attraverso il sottosegretario alla Protezione civile, Bertolaso, e l'assessore comunale all'urbanistica, Corsini (che, come "vice-commissario attuatore", diventerebbe il controllore di se stesso). Gli archeologi non vogliono neppure essere posti sotto tutela da consulenti tecnico-scientifici esterni (si è parlato di Andrea Carandini). In 55 hanno sottoscritto un documento in cui dicono che le nomine proposte dal ministro Bondi, dopo l'incontro col sindaco Alemanno, esautorano "di fatto il corpo degli archeologi, degli architetti e di tutto il personale tecnico-amministrativo", determinano "una sovrapposizione (o meglio uno svuotamento) di funzioni", in "gravissimo contrasto con ogni criterio di economicità" e di produttività. Da una parte si taglia, dall'altra si creano nuovi uffici. In forza di quali eccezionali emergenze? Il protocollo d'intesa Secondo i 55 firmatari per una "fruizione unitaria dell'area archeologica centrale di Roma", i due Fori, sarebbe bastato - tesi ampiamente condivisa - "un semplice protocollo di intesa tra gli Uffici statali e comunali". È avvenuto in altre situazioni straordinarie: per investire al meglio i fondi (90 miliardi di lire degli anni '80) della legge speciale Biasini, quelli per Roma Capitale e per il Giubileo 2000, gli stessi proventi del Lotto del mercoledì, "dimostrando capacità di spesa e ampiezza di risultati". Perciò la decisione Bondi-Alemanno non convince affatto. Ci sono di mezzo, allora, "la gestione (e gli introiti), perché di questo si tratta, di Aree Archeologiche Monumentali di rilevanza mondiale" quali il Colosseo (che da solo incassa 1,5 milioni di euro l'anno), la Domus Aurea, i Fori Imperiali? Questo sembra essere il vero perno della vicenda: determinare "una spaccatura insanabile" fra una "archeologia ad alto reddito" e una invece "senza reddito" per gestire probabilmente la prima in forma privatistica (il vecchio disegno di Giuliano Urbani di privatizzare i Musei "ricchi") e lasciare la seconda in braccio allo Stato. Tutto ciò confligge tuttavia coi principii fondamentali dell'articolo 9 della Costituzione per il quale - come hanno ribadito numerose sentenze della Corte - la tutela rappresenta il valore primario, esercitato dalla Repubblica. Alcune associazioni - Assotecnici, Italia Nostra (uscita giorni fa con un documento ben argomentato di protesta), Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, i siti Eddyburg e PatrimonioSos, Legambiente - hanno già aderito all'idea di una manifestazione nella quale illustrare le ragioni di questo "no" a provvedimenti che stravolgono le leggi vigenti, svuotando di poteri e di mezzi le già indebolite Soprintendenze, facendo entrare la politica, in modo sempre più devastante in attività tecnico-scientifiche che sono e devono rimanere pienamente autonome. La cultura è un valore "in sé", enorme, e non un affare.
No al "commissariamento" A Roma 55 archeologi contro il ministro Bondi
Il governo ha proposto un piano per gestire le Aree Archeologiche Monumentali di rilevanza mondiale, come il Colosseo e la Domus Aurea, attraverso la creazione di nuovi uffici e la nomina di commissariati. Gli archeologi e gli architetti hanno rifiutato di sottoscrivere il piano, affermando che esautorano il corpo degli archeologi e determinano una sovrapposizione di funzioni, in contrasto con ogni criterio di economicità e produttività. I firmatari hanno richiesto un protocollo di intesa tra gli Uffici statali e comunali per una "fruizione unitaria dell'area archeologica centrale di Roma".
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