Il governo proroga la sanatoria per gli abusi edilizi. Dei 3 miliardi previsti da Tremonti non c'è traccia, pende il giudizio della Corte costituzionale, monta la rivolta di regioni e comuni. E nel '95 la Consulta fece passare l'altro condono sotto condizione: «purché sia l'ultimo...» ROBERTA CARLINI Un altro pezzo di manovra economica se ne va in fumo. Ieri il governo ha ufficializzato la sua intenzione di prorogare il condono edilizio, ammettendo con ciò quel che da settimane annunciavano enti locali e opposizioni: il sostanziale fallimento della sanatoria degli abusi edilizi che, secondo le intenzioni di Tremonti partners, avrebbe dovuto portare quest'anno nelle casse dello stato 3 miliardi e 130 milioni di euro. «Il governo non sa più che pesci prendere» (fotografia di Pierluigi Bersani), è solo la più mite delle dichiarazioni delle opposizioni di fronte all'annuncio di ieri. La proroga dei termini per richiedere la sanatoria edilizia - la scadenza originaria era il 31 marzo - è stata annunciata ieri dal governo alla Corte costituzionale. Davanti alla Consulta infatti pende la vera mannaia che potrebbe definitivamente affossare il condono. Anzi, diverse mannaie. Oltre al ricorso principale sull'incostituzionalità del provvedimento di legge - ricorso presentato da Toscana, Emilia Romagna, Campania e Marche - c'è infatti anche la richiesta di sospensiva della legge, presentata dalle stesse regioni perché la Corte blocchi ogni effetto del provvedimento nelle more del giudizio di merito. Il terzo ricorso presentato alla Corte era invece del governo, che chiedeva ai giudici costituzionali di sospendere gli effetti delle leggi regionali - delle stesse regioni sopra citate - che escludevano il proprio territorio dall'ambito di applicazione del condono. Ieri il governo ha ritirato questa richiesta di sospensiva, motivandola appunto con l'intenzione di allungare i termini della sanatoria (che dunque resterebbe in vigore anche oltre il giudizio di merito della Corte, fissato per l'11 maggio. se questo giudizio fosse positivo per il governo, si aprirebbe di lì al 30 giugno una vera e propria corsa all'abuso). Non solo: il governo chiede alle regioni «ribelli» di fare altrettanto e ritirare le proprie richieste di sospensiva per la legge nazionale. Le regioni si riservano di rispondere in pochi giorni. Se accetteranno di ritirare la richiesta di sospensiva (cosa che gli assessori di Campania e Toscana non escludono, ma solo - fanno sapere - per agevolare l'esame di merito della Corte), la parola passerà direttamente al giudizio di merito. Tutti vivono la proroga come «un ulteriore schiaffo» - per usare le parole di Marco Di Lello, assessore all'urbanistica campano -, un tentativo in extremis di evitare un fallimento che è già nei fatti. La rivolta degli enti locali che ha annullato in alcune grandi regioni la possibilità di sanatoria e soprattutto l'attesa del giudizio della Consulta ha diradato le domande (che, in caso di decadenza della legge, equivarrebbero a un'autodenuncia). Anche in Toscana, dice Riccardo Conti, assessore all'urbanistica, le domande sono finora una cinquantina in tutto. Ma secondo Conti non è solo per paura della decadenza della legge: «Si è creata un'attesa di sanatorie continue, tutti se ne aspettano per il futuro un'altra ancora più vantaggiosa». E se il fronte delle regioni ribelli è agguerrito e compatto, i ricorsi portati davanti alla Consulta non hanno dovuto scavare molto per motivare l'incostituzionalità della norma. La stessa Corte nel 95, rigettando analogo ricorso della regione Emilia Romagna contro il precedente condono edilizio (targato Berlusconi I), lo salvò solo perché «del tutto eccezionale», e avvertì: «Ben diversa sarebbe invece la situazione in caso di altra reiterazione di una norma del genere, soprattutto con ulteriore e epersistente spostamento dei termini temporali di riferimento del commesso abusivismo edilizio» (v. «Condoni e regioni», su www.lavoce.info). Furibonde anche le reazioni delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. «Il governo ammette il sostanziale fallimento di un'operazione sbagliata, nata male e finita peggio» (Ermete Realacci, Margherita). Sauro Turroni dei Verdi chiede alle regioni di non accettare alcune richiesta di ritiro della «sospensiva». Attenzione: c'è un fallimento economico, ma ciò non vuol dire che nel frattempo non stia avvenendo un sacco del territorio, dice il Wwf che parla di «danno e beffa». «E' un indecente invito all'illegalità sul territorio» (Giovannelli, ds). Una buona notizia: anche l'Alto Adige si aggiunge alla lista delle «ribelli», annunciando una sua legge ad hoc per impedire nel proprio territorio il condono edilizio.