PADOVA. Che cosa doveva essere alla fine del Trecento, nel momento di maggior gloria dei Carraresi e di grande prosperità dei padovani, quando era principe Francesco il Vecchio e la moglie Fina Buzzaccarini e alla loro tavola sedeva il Petrarca e alla loro corte veniva in visita il re dUngheria con un seguito di 400 persone tra nobildonne, armigeri e servitori e Giusto dei Menabuoi dipingeva il battistero dal basamento alla cupola; che cosa doveva essere il Castello, gruppo di torri e mura merlate e nude, cinto dallacqua? In un recente sopralluogo guidato dallonorevole Andrea Colasio che, quandera segretario della commissione Cultura della Camera con il ministro Rutelli, ha sparato interrogazioni e interpellanze, raggranellato finanziamenti e lha spuntata nellimpresa del sofferto passaggio di competenze sul Castello dal ministero di Grazia e Giustizia che ne aveva disposto la svendita a quello dei Beni Culturali, ha presentato due nuovi cicli di affreschi emersi dal velario dello scialbo. Questo grande complesso che nell800 il Danieletti trasforma in luogo di pena (prigione e sede di lavori forzati) è stato 500 anni prima il cuore pulsante di una Signoria, maniero fortificato, ma anche corte rinascimentale ante litteram. Questo si legge nellopulenza degli affreschi, nel grande carro rosso sigillo della signoria, nella «sala pincta» di scuola del Guariento e ora altri sorprendenti colori e figure sono affiorate in quello che potrebbe essere stato il luogo di ricevimento dei potentati italiani e stranieri in visita al principe di Padova. Spicca laraldica di un grande alleato e protettore dei Carraresi, Ludovico il Grande, re dUngheria. E leggibile lelmo, la corona, svettano i colli degli struzzi, simbolo di temperanza e di equilibrio. Notevole, perfettamente delineata in un riquadro ornamentale, una testa femminile, lorecchio ornato da un monile. Chi era? Difficile dirlo: una nobile al seguito di quel re magiaro, così potente da contrastare la Serenissima in Dalmazia o addirittura la moglie, una Arpad, imparentata con gli Angiò e questo spiegherebbe il fiorire dei gigli di Francia sullo stemma. Quasi certamente tutta lala nord del Castello destinata ad ospitare principi e cavalieri era in ogni angolo affrescata. In unaltra sala, al piano terra dellala nord, figure geometriche e cerchi di colore, macchie di rosso, verde, violetto, difficili da interpretare. La storia della città è imprigionata, cristallizzata in queste muraglie: dapprima fortilizio ezzeliniano, poi fortezza carrarese, successivamente il Castello diventa sede di guarnigione veneziana e della scuola di architettura di Domenico Cerato che forma marangoni, «murari» e scalpellini. Napoleone con il decreto di Saint Cloud del 25 luglio 1806 istituisce quattro case di lavoro forzato a Milano, Padova, Venezia e Bologna, poi il progetto di Daniele Danieletti che ne definisce nitidamente la destinazione: casa di pena, reclusorio. Ma torniamo ai tempi dei Carraresi. Dobbiamo immaginare dentro e attorno al Castello botteghe di artigiani e fonteghi commerciali. Qui aveva laboratorio di sartoria il fratello di Andrea Mantegna e doveva conoscere un mucchio di gente, essere una sorta di Figaro degli abiti su misura, perché fu lui ad introdurre il ragazzotto di Isola di Carturo nellambiente artistico padovano. Nella parte ovest del Castello, quella che si apre sulla porta dacqua, cerano le scuderie e le caserme degli armigeri, nella parte sud, su due piani, sterminati magazzini o granai. Ora questo grande spazio è stato riconquistato: eliminati i tramezzi che dividevano in scomparti la linea di produzione della Rizzato (biciclette) ci si trova di fronte a una sala grande come due campi di basket che potrebbe ospitare esposizioni di ampio respiro, al piano di sotto è la stessa cosa. Sono state rinnovate le coperture, centinaia e centinaia di metri quadrati di tegole. In parte è stata recuperata la travatura prima completamente ammalorata e in parte scompostamente crollata, in un caos di legname fradicio che faceva pensare ai pali di una segheria accumulati nellansa di un torrente. Ora il legno che sostiene le volte dà allambiente un tocco di antica eleganza e di calore. Il direttore dei lavori che ha curato con attenzione tutte le operazioni di recupero è larchitetto Edi Pezzetta. «Per quanto concerne il restauro di competenza comunale - fa notare Andrea Colasio - ci sono stati dei ritardi, del tutto giustificati, per ottenere le autorizzazioni per la bonifica del sito. La Rizzato non scherzava con lamianto e il cromo. Come daltra parte accadeva sempre a quei tempi». In un recente convegno, cui hanno partecipato molti operatori culturali, sono usciti importanti spunti progettuali. «Sono convinto - ha detto Colasio che quanto più loperazione Castello Carrarese sarà un progetto condiviso e ampiamente discusso nella sfera pubblica tanto maggiori saranno le possibilità che lintero progetto veda una compiuta declinazione operativa». E allora quale destino per il Castello? Quali contenuti futuri? Cè un progetto che possiamo battezzare Cittadella della Scienza. Vede il concorso del dipartimento di Fisica e di Astronomia e dellOsservatorio Astronomico. Per esempio, il museo di Storia della Fisica non ha oggi unadeguata sistemazione e dispone di pezzi di inestimabile valore. Altra idea: allinterno del vecchio carcere cera una piccola sala cinematografica. Va creata una sala digitale che potrebbe svolgere più funzioni, sia connesse alle esigenze del futuro centro culturale, sia di supporto alle attività di associazioni. Per due secoli il Castello è stato un carcere. Ci sono segni, tracce, oggetti che danno risalto a questa destinazione. Sono stati conservati e salvaguardati alcuni materiali della fabbrica di biciclette Rizzato, i vecchi letti di ferro, i buglioli, la lavagna. Una singola cella sarà dedicata alla storia della struttura carceraria che si intreccia con episodi della storia del brigantaggio. Qui infatti venne giustiziato il bandito Stella. Altra idea importante: un Centro Studi sul Castello Carrarese che potrebbe ospitare in maniera adeguata il grande archivio della famiglia Papafava-Carraresi e ricostruire virtualmente strutture di rilievo storico come il «traghetto», il percorso pensile che congiungeva la Reggia con il Castello. Altri impieghi affascinanti: il sito è una miniera di reperti archeologici. Si potrà costruire una vetrina che racconterà la complessità stratigrafica del Castello connessa alla storia della città. Ci sono spazi congrui ai grandi eventi, altri che possono servire a rassegne teatrali per linfanzia o realizzare sale di lettura. Stanziai quasi 200 mila euro per bonificare larea dal cromo PADOVA. Novità per quanto riguarda il restauro del castello dei Carraresi. E si tratta di notizie legate ai tempi della burocrazia, visto che subirà uno slittamento linizio dei lavori di sistemazione dellex oratorio di santo Stefano, situato allinterno delle mura. Un ritocco che prevede, con lavori per oltre un milione e mezzo di euro, la copertura delloratorio e il restyling completo degli interni e degli esterni. Lavori che potranno cominciare solo dopo la messa in sicurezza dellarea, approvata ieri dalla giunta di palazzo Moroni, con una spesa di quasi 200mila euro. Il ritardo previsto nella tabella di marcia sarà almeno due mesi, quanti ci vorranno per bonificare larea da alcune sostanze inquinanti (fra cui mercurio, zinco e metalli pesanti), dovute con tutta probabilità alle lavorazioni della fabbrica di biciclette Rizzato, situata dentro la struttura, fino agli anni Settanta uno dei pochi carceri di massima sicurezza collocati allinterno delle mura di una città. Un imprevisto che non è stato certo accolto con piacere dal Comune, che è corso subito ai ripari, proponendo un intervento mirato ad isolare gli ambienti su cui sarà effettuato il restauro dai residui delle sostanze inquinanti. Ma il progetto di Colasio non si ferma e procede, burocrazia permettendo. (e.a.) Il deputato: i12009 sarà dedicato a Galileo il restauro consentirà di creare il museo di Storia della Fisica e dellAstronomia Andrea Coiasio Lo stemma della famiglia dei Carraresi tornato alla luce con i restauri 4 Unimmagine degli affreschi salvati con i restauri ur . ..; Le porte delle celle della vecchia casa di reclusione ei i 11R 12 IL CASTELLO RINASCE. I lavori di restauro nel vecchio castello dei Carraresi: sullo sfondo la torre della Specola, legata a Galileo Andrea Colasio (Pd) spiega come ha raccolto i fondi grazie al contributo dellallora ministro Francesco Rutelli [.]
Il Mattino di Padova
4 Febbraio 2008
✓ Entità verificate
PADOVA - Rinasce il castello dei Carraresi Qui la cittadella della Scienza
AL
Aldo Comello
Il Mattino di Padova
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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