Tra cavalli e cavalieri d'artista, s'aggira un nuovo avventuriero della contemporaneità. Alberto Salvadori è stato ufficialmente nominato direttore artistico del museo Marino Marini. Con lui lo spazio in Piazza San Pancrazio, già esposizione permanente dell'innovativa arte novecentesca di Marino Marini, aprirà definitivamente le porte alla ricerca contemporanea. Già responsabile dell'Osservatorio per le arti Contemporanee dell'Ente Cassa di Risparmio, Salvadori acquista oggi una carica che mai prima era stata assegnata dalla Fondazione Marini e dal suo presidente Carlo Sisi. Quali saranno i cambiamenti che inaugureranno il suo nuovo incarico? «Gli spazi del Marino Marini saranno destinati ad aperture sempre più frequenti ed occasioni per poter vivere il museo. L'offerta culturale sarà principalmente destinata alla rappresentazione della contemporaneità in tutti i suoi aspetti. Tra gli obiettivi anche quello di mettere in risalto sia la figura e l'opera di Marino Marini, nel solco di quella sua costante frequentazione di personaggi straordinari del mondo artistico novecentesco, sia valorizzare il museo, che vede tra i suoi sostenitori il Comune di Firenze». E quali progetti sono in calendario per portare a termine questi obiettivi? «La nuova stagione si è aperta con la mostra «Après Coup» di Emanuele Becheri. In febbraio cominceranno una serie di appuntamenti letterari con autori contemporanei e in aprile verrà allestita un'esposizione collettiva che ruota intorno alla scultura di Marini, il «Grande Grido », con la presenza di lavori di Paola Pivi, Diego Perrone, Berlinde de Bruyckere e Bruna Esposito. Per il 2010 sto lavorando ad un calendario che vedrà misurarsi con i linguaggi della scultura artisti di ultimissima generazione (come Falke Pisano, Alexander Singh, Ryan Gander e altri), una mostra degli artisti Roman Opalka e Manuela Sedmach, e altri due progetti espositivi che sono in divenire. Rafforzeremo inoltre il già efficace dipartimento didattico e la collaborazione con gli altri centri per l'arte contemporanea sul territorio locale e nazionale». Firenze e arte contemporanea: un binomio che, però, a volte non sembra coincidere. «L'arte contemporanea a Firenze soffre di una subalternità di pensiero da parte delle istituzioni. È condizionata da un passato assolutamente anacronistico che pesa enormemente sulle scelte politiche e culturali. Nonostante ciò il panorama fiorentino è molto più vivace e interessante di quanto non si percepisca. Esistono operatori e realtà di prim'ordine costrette però a lavorare in una situazione che spesso non permette loro una adeguata programmazione nel tempo, limitandone così anche la visibilità». E quali sono queste realtà? «A mio avviso Villa Romana, Cango, Tempo Reale, Base, Fabbrica Europa, Pitti Discovery e il Teatro Studio di Scandicci meritano una segnalazione per il lavoro svolto. A queste mi sento anche di affiancare l'impegno profuso dalla Strozzina e spero nella serena rinascita dello spazio di Gavinana. Queste eccellenze, per una città che ha ridotte dimensioni come Firenze, non sono certo poche. Pensando allo studio fatto da Joel Kotkin in «The city», credo che questa città sia una di quelle dove tutto potrebbe chiudere ma non i musei, le università e la sua capacità di creare cultura e innovazione. Esistono enormi potenzialità e su queste dev'essere svolto un lavoro di selezione e rafforzamento». È stato detto che l'Osservatorio delle Arti Contemporanee e il Museo Marino Marini finanzieranno e creeranno sinergie con il futuro spazio di Gavinana. Anche questo fa parte del suo intervento per una Firenze contemporanea? «Ho letto anch'io la notizia ma al momento non esiste alcun impegno formale con nessuna delle due realtà concorrenti. Ciò non preclude eventuali collaborazioni; la natura stessa dell'Osservatorio voluto dall'Ente Cassa pone una vigile attenzione nei confronti degli operatori culturali ma non significa che a priori esista un impegno con questa o quella associazione, lo stesso vale per il Museo Marino Marini. Rattrista vedere che ad ogni nuova iniziativa corrisponda spesso una raffica di polemiche: ciò non aiuta la costruzione di un sistema solidale, espressione della cultura di una città. Mi auguro che la diatriba tra le parti si risolva al più presto per il bene di tutti i cittadini interessati all'arte e alla cultura contemporanea».