ROMA La Regione si cautela nei confronti del tribunale amministrativo; e ributta la palla nella metà campo del governo. Il caso Petruzzelli, mentre i tecnici hanno iniziato a «saggiare» l'acustica del teatro, torna a infiammare le comunicazioni tra Bari e Roma. Ieri, infatti, la giunta regionale ha presentato un atto di indirizzo che ripercorre le vicende giuridico-amministrative, ricorda che la sentenza della Corte costituzionale riporta il Petruzzelli in mano private e conclude proponendo al governo, tramite il ministero dei Beni culturali, di sottoscrivere un protocollo d'intesa per autorizzare lo stralcio preventivo di 6 milioni e 600mila euro sulla quota del Fas 2007-2013 destinata alla Puglia, da assegnarsi direttamente al commissario delegato dal ministero alla ricostruzione del teatro, per saldare le ditte che hanno eseguito i lavori. Insomma, come aveva detto il presidente pugliese nei giorni scorsi, si utilizzi il Fas. Venerdì il ministero aveva già preparato una nota per chiosare le parole di Nichi Vendola, ma l'ha resa pubblica ieri, per sottolineare che, «al di là delle dichiarazioni assolutamente generiche della Regione Puglia, l'attribuzione del Fas è di competenza del Cipe e le Regioni si relazionano in tale materia con il ministero dell'Economia, all'interno di un rigido quadro di leggi, regolamenti e procedure». Insomma, è il governo che deve decidere la destinazione del Fas, dopo il varo della legge 233 con cui si è costituito il Fondo strategico nazionale, alimentato dai fondi del Quadro strategico nazionale e dalle risorse del Fondo aree sottoutilizzate. La Regione, però, con un documento dettagliato, sostiene che dopo la sentenza della Corte costituzionale - che ha annullato l'esproprio del teatro per vizio di forma - l'immobile è tornato in mani private e la Regione stessa non può investirvi denaro pubblico, pena intervento della Corte dei conti che potrebbe imputarle illecite responsabilità contabili. Quindi tocca al governo «autorizzare» l'uso del Fas. Inoltre, a pagina tre del testo regionale, si ricorda che con la sentenza della Corte il quadro giuridico è ritornato quello definito dal protocollo d'intesa del 2002, firmato dagli amministratori dell'epoca (Fitto, Vernola, Di Cagno Abbrescia), dalla famiglia Messeni Nemagna e dal ministero, in base al quale furono spesi 47 milioni e mezzo per il "privato" Petruzzelli. La Corte dei conti potrebbe, quindi, sollevare obiezioni in merito e chiedere eventuali indennizzi. A meno che, suggerisce nel documento regionale l'assessora Silvia Godelli, non intervenga un atto legislativoche sani tutti i contenziosi ancora aperti, cioè un nuovo esproprio, ma ben fatto sul piano tecnico-formale. Nel frattempo commenta l'assessore Mimmo Lomelo: «L'atto di indirizzo è un ulteriore segno di disponibilità ad una soluzione che consenta di aprire al più presto il Petruzzelli».