MILANO In marzo gli ambientalisti avevano festeggiato, oggi tornano a lanciare l'allarme. Allora la norma che avevano battezzato «ammazzaparchi» era stata stralciata dalla legge urbanistica (revisione di quella del 2005), oggi rispunta nella nuova proposta di legge sui parchi. Il Pirellone conferma la sua posizione: massimo rispetto per il verde, nessun rischio per le aree protette. Ma nelle nuove regole proposte la scorsa settimana alla discussione in commissione Ambiente (si riprende oggi), invece, all'articolo 8, torna il tema più scottante: in caso di contrasti tra comuni e Parco (di cui peraltro i comuni fanno ordinariamente parte) in materia di programmazione territoriale, «la Giunta regionale, nella fase di istruttoria dei PTC ( piani territoriali) o loro varianti, su specifiche tematiche proposte dagli enti locali, garantisce il confronto con l'ente gestore del parco e con gli enti locali medesimi». Cioè: in fatto di pianificazione del territorio, l'ultima parola non è più dei parchi, sarà la Regione a fare da arbitro. «Rischiamo di aprire le porte al cemento» avvertono Carlo Monguzzi e Pippo Civati (Verdi e Pd). Pensano soprattutto al Parco Sud, sul quale si appuntano anche altre preoccupazioni: «le nuove norme metterebbero un tetto del 15 alla partecipazione delle Province nelle quote dei parchi». Nel Milanese, dove Palazzo Isimbardi è «padrone» del parco agricolo Sud e detiene quote importanti delle Groane e del parco Nord, significherebbe un taglio drastico ai trasferimenti di quattrini: i comuni, titolari della altre quote, certo non potrebbero sopperire. Sul tavolo della discussione - e nel mirino delle osservazioni che dall'estate Legambiente, Coldiretti, Province hanno fatto alla bozza della nuova legge - anche la nomina dei direttori dei parchi: ora sono designati dai rispettivi cda, a loro volta eletti dalle assemblee, domani sarebbero nominati dalla Regione, un poco come avviene per le Asl. «Serve un tavolo con i presidenti dei parchi per fare una legge condivisa» chiedono gli ambientalisti.