"Fuoco amico" contro la Biennale e la Mostra del Cinema di Venezia. A scatenarlo, dalla California - durante la presentazione della manifestazione Los Angeles, Italia (15-21 febbraio), nata per promuovere il nostro cinema a Hollywood - è il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, che, senza giri di parole, ha detto chiaramente che «dalla Biennale Cinema vorremmo qualcosa di più. Un film come Pa-ra-da di Marco Pontecorvo ad esempio meritava di vincere il Leone d'oro. E un gioiello come Il seme della discordia di Pappi Corsicato andava valorizzato di più. Venezia dovrebbe guardare a Cannes, dove ha vinto un film francese di qualità come La classe di Laurent Cantet, invece la Biennale Cinema...». A difendere dalla platea la Biennale e il lavoro del direttore Marco Müller, ha pensato subito uno dei selezionatori della Mostra, Claudio Masenza, che ha replicato a viva voce che «c'è una giuria internazionale che decide i premi» e sottolineando che il Leone d'oro quest'anno è andato ad un film come The Wrestler di Darren Aronofsky, il cui protagonista Mickey Rourke ha già vinto il Golden Globe - anteprina dell'Oscar - come migliore attore. Tace, dalla laguna, il presidente della Biennale Paolo Baratta, che evita polemiche di tipo politico, e a far sentire la sua voce, sul filo dell'ironia, è allora un consigliere come Franco Miracco, anche nella veste di portavoce del presidente della Regione Giancarlo Galan, del Pdl come Giro. «Si potrebbe pretendere che a qualche film italiano venisse attribuito l'Oscar - dichiara Miracco - ci si potrebbe anche accordare con il Festival di Cannes, facendo in modo che a Cannes a vincere fossero registi e attori italiani, mentre a Venezia i Leoni d'Oro fossero riservati ai francesi. Come è noto, è impossibile regolare in tal modo il "traffico" della produzione cinematografica nazionale e internazionale. Il sottosegretario Giro si è forse dimenticato il fatto che nel 2008 ben 4 sono stati i film in concorso e che il premio al miglior attore è stato consegnato a Silvio Orlando e che la miglior opera prima è risultata essere quella di Gianni De Gregorio con Pranzo di Ferragosto? Ancora il premio Orizzonti Doc è andato al film di Gianfranco Rosi». Per Miracco quelli di Giro sono dunque giudizi artistici «rispettabilissimi, ma valgono per uno. Ciò che decide il successo di un film rientra in sfere estetiche o produttive o nelle decisioni autonome di giurie che non rispondono ai desideri o agli ordini di questo o di quello. D'altra parte, il nostro Festival porta a Venezia film che in più di un caso, subito dopo, vengono premiati, a cominciare dagli Oscar, dai pubblici e dalle giurie di tutto il mondo. C'è invece qualcosa, a proposito di Venezia, che occorre non perdere di vista: la nomina di un Commissario per la realizzazione effettiva del nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia». Sulla querelle, se tace Baratta, tace anche il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. Ma se si torna alla serata finale dell'ultima Mostra del Cinema, le cronache avevano parlato della presunta scontentezza del ministro dei Beni Culturali - testimoniata dall'assenza del direttore del settore Cinema Gaetano Blandini, pur presente al Lido per tutto il Festival, dalla serata finale - perché la giuria avrebbe ignorato tutti i film italiani, sostenuti anche a livello ministeriale. «Dal ministro Bondi - aveva poi replicato Baratta - non sono arrivati rilievi di alcun genere». E se c'era chi, come il regista Pupi Avati - a cui la rassegna di Los Angeles dedica una retrospettiva - che aveva dichiarato anche alla Mostra che «il Festival di Venezia ha sempre giovato al nostro cinema, dato visibilità ai film italiani che non sono sorretti dallo star system», viene un sospetto. Che in Via del Collegio Romano - sede del Ministero dei Beni Culturali - ci sia comunque un po' di prevenzione verso una Mostra veneziana troppo indipendente per fare da adeguata cassa di risonanza anche al côté politico che si accosta al cinema.