Italia Nostra dice no alla riqualificazione di piazza Mazzini proposta alcune sere da Mario Botta, incaricato dal Comune del miglioramento anche di Roma e Matteotti - per il momento però accantonate - giudicando «non tollerabili» i lavori. Botta ha previsto una fontana sulle soglie della via Emilia sostenuta da un muro che presenta un largo spazio vuoto a rendere visibile la sinagoga sul fondo. Due lunghe file di alberi e una pavimentazione "disegnata" con il restauro dell'ex diurno sotterraneo completano un progetto dal costo di tre milioni. «Piazza Mazzini - ricordano il presidente Giovanni Losavio e il direttivo modenese dell'associazione - nasce dalla demolizione di un isolato del ghetto ebraico e fu progettata come piazza-giardino con la vasta aiuola centrale protetta anche da una cancellata e i prospetti dei fabbricati di contorno furono infine uniformati secondo modi e decori di gusto liberty. Un esemplare intervento per misurata eleganza secondo la migliore cultura urbana del tempo, sulla linea di un gusto riconoscibili anche nelle più illustri capitali europee e certamente a Modena l'unico esempio di omogeneità anche architettonica di un ambiente urbano. Il disagio di piazza Mazzini risale alla costruzione dell'albergo diurno che ha comportato l'arretramento del giardino e del verde e si è aggravato con interventi più recenti di pedonalizzazione, quando fu soppressa la originaria piattaforma centrale, furono alterati i livelli di calpestio e ridisegnate le forme dei percorsi anche per i veicoli. Fu anche sconvolto il disegno del giardino con l'impiego di arredi stonati e di materiali incoerenti e così si è ottenuto un effetto complessivo di perdita dell'identità e della precisa caratterizzazione stilistica della piazza. Nessuno schermo può concepirsi sulla linea di affaccio alla Via Emilia: al contrario, la mal posta consegna di riqualificazione ha suggerito al progettista di porre su quella soglia un elaborato manufatto ad esedra che chiude piazza Mazzini e rompe l'unità di uno spazio continuo che si estende fin oltre la via Emilia a comprendere il minore invaso della fronteggiante piazzetta delle Ova. Soluzione certamente in contrasto con i vincolanti principi del restauro urbano che guidano ogni intervento sulle piazze storiche riconosciute beni culturali». Losavio boccia anche le soluzioni per piazza Matteotti - «è spezzata l'unità dell'ampio invaso e le due distinte zone sono su piani sfalsati» - e Roma che «fraziona l'unità in tre distinte sezioni producendo una radicale negazione di uno spazio unitario». Anche la Uil interviene sulla revisione di Mazzini proposta dal Botta: «Non ci convince - dice il segretario Luigi Tollari - e ancor meno ci convince il costo dei manufatti che dovrebbero essere inseriti per riqualificare l'aspetto delle piazze modenesi. Due fontane, un muretto, dei cipressi, la riapertura dell'ex diurno che valore aggiunto darebbero a una piazza già bella in termini di testimonianza dell'architettura del 21esimo secolo». Tollari si riferisce al fatto che l'archistar svizzera ha tante volte ricordato che anche le ultime generazioni di professionisti devono lasciare una traccia del nostro tempo «per evitare che la nostra epoca sia testimoniata solo da parcheggi e supermercati... E' inopportuno in questo periodo di crisi economica per il Comune destinare un milione di euro alla spesa sociale per fare fronte ai tanti problemi delle famiglie modenesi e ben tre milioni per piazza Mazzini».