Approvato ieri anche dalla giunta provinciale di Bolzano lo statuto, articolato in 16 punti, della Fondazione «Dolomiti - Dolomiten - Dolomites - Dolomitis Unesco». Un passo definitivo nell'ambito della procedura avviata per il riconoscimento delle Dolomiti quale bene naturale del Patrimonio mondiale dell'Unesco. Il progetto riunisce operativamente la Province di Trento, Bolzano, Udine, Belluno e Pordenone. Trento aveva già provveduto alla ratifica nel settembre scorso, e adesso è arrivato finalmente anche il via libera di Bolzano. Stabilisce, tra l'altro, di presentare il territorio dolomitico come un unicum connotato da condizioni geografiche, geomorfologiche e paesaggistiche diverse ed integrate tra loro in linea con i criteri predefiniti dall'Unesco per i siti naturali; di definire l'intesa fra le Province circa le modalità di gestione del «Bene Dolomiti" sulla base delle competenze e dell'autonomia gestionale di ciascuna. L'Unesco ha ritenuto, infatti, necessario garantire, in sintonia con le competenze e la programmazione delle singole istituzioni, ambiti di possibile armonizzazione delle politiche di gestione delle Dolomiti a livello regionale e provinciale. E le cinque Province hanno stipulato un accordo di programma. Il dossier di candidatura, già depositato all'Unesco, è ora alla fase finale della valutazione. La presidenza della neonata fondazione sarà a rotazione fra le diverse realtà territoriali: Alto Adige, Trentino e Veneto. Rimane ancora dta stabilire - come ha ricordato ieri il presidente della giunta provinciale di Bolzano, Luis Durnwalder - dove sarà la sede dell'organismo. A fare il punto della situazione, è l'assessore all'Urbanistica della Provincia di Belluno, Irma Visalli, che fin dall'inizio si è data molto da fare per il progetto. di Toni Sirena La candidatura delle Dolomiti a patrimonio dell'umanità sta arrivando alla conclusione: l'Unesco a giugno prenderà la decisione a Siviglia. Alle spalle ci sono quattro anni di lavoro, durante i quali si sono svolte elezioni nazionali e provinciali, sono cambiati anche alcuni assessori provinciali, si sono modificate le strutture tecniche. A fine febbraio inizierà, partendo da Cortina, una serie di manifestazioni pubbliche sulle tematiche che riguardano la candidatura e le Dolomiti. Ci saranno i cinque presidenti delle Province proponenti (Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine) e alcuni esperti che tratteranno le varie tematiche, coordinati dal giornalista Rai Maurizio Mannoni. «Sarà il primo di cinque incontri», spiega l'assessora bellunese all'Urbanistica Irma Visalli. «Quello di Cortina anticipa gli altri, e sarà prevalentemente una presentazione, visto che si è in attesa del riconoscimento ufficiale». Qual è lo scopo di questo giro di incontri? «Dimostrare che la candidatura non è un lavoro che si chiude, ma un processo che continua. Gli incontri serviranno per valutare insieme il lavoro fatto, ma anche per riflettere sul modello di governo condiviso del territorio dolomitico. Insomma, oltre alla presentazione della candidatura, sarà una riflessione sulla"montagna abitata", sulle sue prospettive di sviluppo». Non dunque sulla gestione del sito Unesco. «La gestione del sito Unesco sarà affidata alla fondazione prevista a questo scopo, ma è chiaro che il metodo, politico e tecnico, che ha consentito questo lavoro si fonda sull'importanza e il significato che le cinque Province attribuiscono al territorio e all'azione sinergica per la montagna e la sua popolazione. E' chiaro che non si aggiunge niente in termini di normazione rispetto a ciò che esiste già, nessuna sovrapposizione di norme o vincoli. Piuttosto, la costruzione di un luogo delle relazioni tra territori e soggetti, per confrontarsi e riconnottere ciò che è poco connesso. Lo dice anche il presidente del Cai, Annibale Salsa: le vere possibilità delle Alpi sono le relazioni». Come e dove? «L'Unesco aveva richiesto garanzie di unitarietà nella gestione del sito. L'abbiamo risolto decidendo di costituire una Fondazione: i soci fondatori sono le cinque Province, ma sarà aperta anche ai parchi (ce ne sono nove), agli enti locali, ad altre associazioni, a fondazioni. Penso al Cai, ma anche alla Fondazione Giovanni Angelini, alla Fondazione Montagna e Europa, ad altri». Dove sarà la sede? «Non è ancora deciso. Sarà certo una sede unica che agirà prevalentemente attraverso organismi e strutture delle Province alle quali ognuno potrà agevolmente rivolgersi per avere informazioni e indicazioni. La Fondazione risolve sia il problema dell'unitarietà sia quello della progettualità: è lì il luogo in cui si potrà ragionare insieme sul futuro delle Dolomiti con tutti i soggetti interessati». Cosa prevede la gestione di un sito Unesco? «Per l'Unesco sono centrali la conoscenza, la formazione, la divulgazione del valore del bene. E' stato elaborato un Piano di gestione del sito che, lo ricordo, è un sito naturale, non culturale. La Fondazione promuove dibattiti, monitoraggi, produce report sistematici all'Unesco su come procede il progetto, azioni formative sulle tematiche del governo e dello sviluppo del territorio attinenti al valore del bene Dolomiti Unesco». La Fondazione diventerà allora sia una sede di gestione del sito che il luogo del confronto fra gli enti interessati? «Quando parlo del"ragionare insieme", intendo anche il discutere dei problemi comuni della gestione della montagna. L'incontro di Cortina, e gli altri successivi, serviranno anche a mettere in evidenza il fatto che il progetto è come già iniziato. Se le Dolomiti verranno inserite nell'elenco delle realtà naturali più belle del mondo, questi anni di lavoro comune hanno già prodotto un importante risultato: per la prima volta cinque Province hanno messo al centro il territorio, non hanno discusso di confini e di competenze ma di un obiettivo comune: il futuro delle Dolomiti». Una regione dolomitica? Un territorio dolomitico? «Non certo in senso amministrativo. E' un fatto che le cinque province hanno sia problemi comuni che forti differenze. Un solo esempio: Bolzano e Trento sono città intramontane, i centri delle decisioni sono dentro il territorio montano, mentre Belluno è una provincia di montagna dove però i centri di decisione sono in pianura. Ma con il processo di candidatura la Provincia di Belluno ha praticato un'autonomia di progetto finalizzato a valorizzare la centralità del territorio, sperimentando che la diversità può essere favorevolmente indirizzata ad un pensiero unitario, non omologante. Principi comuni declinati nello specifico locale». Dice Salsa: montagna come cerniera e non più come confine. «Sì, questo è lo spirito del progetto. L'Unesco ha di fronte non un monumento ma un bene seriale: un sistema non una montagna; un sistema di connessione con le Alpi intere, non di frontiera». Difficile pensare a un futuro comune, con tante differenze fra le diverse province. «Tratteremo i problemi e i temi comuni. In primo luogo quello di conservare un territorio bellissimo e fragile garantendone lo sviluppo e la vita, ma anche quello dello spopolamento, dei servizi, delle tutele. Possono essere differenti gli strumenti con cui affrontarli e le risorse per farlo, ma il principio e l'obiettivo di tutti rimane quello della "montagna abitata": se non vengono vissute, ma soltanto frequentate dal turismo di massa, le montagne muoiono, se non vengono curate dall'uomo la loro stessa naturalità muore. Il progetto Unesco è dunque un laboratorio: e il metodo che abbiamo praticato è per noi motivo di soddisfazione anche con l'orgoglio di aver offerto il coordinamento ad una squadra così eccezionale. C'è poi la speranza che l'inserimento delle Dolomiti nel patrimonio dell'umanità evidenzi la capacità delle sue genti di viverle e curarle a beneficio del mondo».