Rimosse le strutture bocciate dalla soprintendenza. Ma i camerieri temono di perdere il posto Nel mirino "Anema e cozze", "Regina Margherita", "Antonio e Antonio", "I re di Napoli", "Gusto Gusto" e "Rossopomodoro" uno striscione di venti metri per gridare la rabbia di 150 camerieri, cuochi e lavapiatti che rischiano il posto di lavoro. Cinque gazebo smontati in 24 ore. E un nuovo sequestro. Ormai quella dei gazebo è una saga a puntate. Ieri due i fronti. Il primo in via Partenope, le pizzerie hanno smontato tutte le strutture e laltro in piazzetta Diego DAosta, lungo via Toledo, dove la polizia municipale, ieri sera, ha messo i sigilli alla struttura esterna di Luise, un altro locale storico. Sul lungomare, i titolari di "Anema e cozze", "Regina Margherita", "Antonio e Antonio", "I re di Napoli", "Gusto Gusto" e "Rossopomodoro", lunedì in tarda mattinata hanno ottenuto dal Tribunale un provvedimento di dissequestro temporaneo, per smontare le strutture esterne, chiuse dopo il blitz dei vigili dello scorso 10 gennaio. Le pizzerie hanno seguito lesempio del Gambrinus (a cui il gazebo è stato sequestrato il 16 gennaio): non cercare più lo scontro frontale con la Procura e la Soprintendenza per ottenere un dissequestro totale delle strutture, ma smontare tutto e ottenere così la facoltà di riportare sui marciapiedi almeno tavoli e sedie. Un compromesso, in attesa di concordare regole precise per rimontare nuovi gazebo. Il Gambrinus, con questa strategia, infatti, in meno di due settimane ha ottenuto di risistemare i tavolini in piazza Trieste e Trento. E ora ci provano i colleghi di via Partenope. Anche perché se la situazione non evolve, tra pochi giorni scatteranno i primi licenziamenti. «Abbiamo scelto di smontare tutto per due motivi - dice sereno Antonio Della Notte di "Gusto e Gusto" e "Antonio e Antonio" - . Uno, perché volevamo dimostrare che si tratta di strutture mobili, non ancorate. Infatti sono bastate poche ore per rimuovere tutto. Due, perché la situazione si deve sbloccare, altrimenti saremo costretti a licenziare il nostro personale. Parliamo di gente che lavora per noi da anni, è come se facessero parte della famiglia, ma purtroppo i gazebo sequestrati ci hanno fortemente danneggiato. Abbiamo avuto una media del 40 per cento di clienti in meno al giorno. E anche ora, tutto buio, il lungomare sembra morto». Della Notte e gli altri ristoratori, sperano di ottenere almeno il dissequestro definitivo dellarea «e poter risistemare i tavoli e le sedie sul marciapiede, visto che loccupazione del suolo la paghiamo comunque al Comune». I sequestri dei gazebo in città, che vanno dal lungomare, a Chiaia, al Vomero, infatti hanno due motivi. Il primo: il Comune ha dato lautorizzazione, ma le strutture sono in zone della città vincolate e la Soprintendenza, non chiamata ad esprimere un parere, ha fatto un esposto in Procura. Il secondo: molti locali hanno chiesto unautorizzazione per costruire un gazebo, ma poi hanno costruito strutture oltre i 25 metri quadri, cioè oltre il limite massimo per legge. «Le beghe interne a Comune e Soprintendenza non possiamo pagarle, le nostre famiglie, i nostri figli», dice un cameriere, mentre, lottando contro il vento, sistema lo striscione, un lenzuolo di venti metri sistemato lungo la curva di via Partenope. Sullo sfondo Castel dellOvo e sul lenzuolo la rabbia dei camerieri. «A Napoli nel 2008 chiusero 1128 imprese, tra poco altre cinque chiuderanno e 150 lavoratori saranno senza lavoro, vergogna», grida lo striscione. «I continui sequestri dei gazebo in città, anche in presenza di autorizzazioni concesse dal Comune ad imprenditori che investono e creano posti di lavoro, rendono non più rinviabile un confronto tra Comune, Soprintendenza e rappresentanti di categoria per fissare regole certe per chi vuole fare commercio e turismo», dichiara il consigliere comunale Federico Alvino, presidente della commissione Attività Produttive, che convoca per il 13 febbraio in commissione tutte le parti, «affinché siano stabilite regole certe per i commercianti e siano tutelati gli interessi collettivi e limmagine della città», conclude Alvino. Intanto ieri gli uomini del generale Luigi Sementa hanno sequestro un altro gazebo in via Toledo, tra i passanti stupiti e la rabbia rassegnata dei titolari.
NAPOLI - Le pizzerie smontano i "gazebo" striscione di protesta sul lungomare
I camerieri e i titolari di sei pizzerie di Napoli, "Anema e cozze", "Regina Margherita", "Antonio e Antonio", "I re di Napoli", "Gusto Gusto" e "Rossopomodoro", hanno smontato le strutture esterne dei gazebo, sequestrati dalla Soprintendenza, per ottenere un provvedimento di dissequestro temporaneo. Il provvedimento è stato ottenuto dal Tribunale e consente di smontare le strutture e di riportare i tavoli e le sedie sul marciapiede. I titolari delle pizzerie sperano di ottenere almeno il dissequestro definitivo dell'area e di poter risistemare i tavoli e le sedie sul marciapiede.
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