«Smettiamola con leffimero, con le grandi mostre che si fanno, più o meno con gli stessi criteri anche da altre parti. Dobbiamo spendere i pochi soldi che abbiamo per la conservazione e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale, dei nostri musei e in progetti come questo che stimolano la conoscenza e la ricerca». Parole del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, pronunciate ieri nel Salone Sansoviniano della Biblioteca Marciana - in occasione della presentazione della magnifica edizione in facsimile del Breviario Grimani, uno dei codici rinascimentali più importanti che ci siano pervenuti - e che sembrano una vera e propria "dichiarazione di guerra" verso la politica delle grandi mostre, come quella sul Futurismo - prevista a giugno al museo Correr - che sembra ormai destinata a saltare per mancanza di fondi. «Quella della valorizzazione del suo patrimonio culturale permanente - ha detto ancora Cacciari - è la linea che il Comune intende perseguire nei prossimi anni, anche resistendo a chi vorre bbe che si organizzassero le grandi mostre solo per attirare qui qualche turista in più. A questo destineremo le nostre limitate risorse». E alle parole di Cacciari ha fatto quasi da controcanto il messaggio che ha inviato il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi - annunciato alla presentazione del Breviario Grimani, ma bloccato dal maltempo - in buona parte dedicato proprio a Venezia, per cui immagina un futuro da capitale della creatività. «Conosco - ha dichiarato Bondi - i problemi che assillano Venezia. Penso al sindaco Massimo Cacciari e immagino la difficoltà di governare una città che è patrimonio del mondo ma anche casa dei veneziani, che ospita sempre meno veneziani e sempre più turisti, una città che un simbolo, dove tuttavia i bisogni essenziali del visitatore devono trovare soddisfazione. Conosco anche le difficoltà di immaginare per questa città un futuro equilibrato tra conservazione e modernizzazione, con la tentazione di farne una città chiusa o di farne un luogo aperto», con i rischi connessi alla sua conservazione. Ma Bondi immagina per Venezia anche un futuro diverso: «Essere di nuovo una capitale dello sviluppo internazionale nei settori dellarte, della comunicazione, del design, più in generale della creatività». Secondo il ministro dei Beni Culturali a Venezia «dovrebbero avere i propri uffici e le proprie sedi tutte le industrie del mondo che hanno bisogno di imprimere ai propri prodotti il valore aggiunto della creatività favorita dal confronto quotifiano con le opere che affollano la città». Auspicarlo non costa nulla al ministro dei Beni Culturali, ma il problema per la città - che tenta, faticosamente, da anni, questa strada - è quello di tradurre questa aspirazione in realtà. Intanto, come annuncia Cacciari, si inizierà a risparmiare sulleffimero.