BARI Primo giorno di lavoro al teatro Petruzzelli. Anche se il formale passaggio di consegne tra chi l'ha ricostruito e chi lo gestirà non è ancora formalmente fissato, i tecnici della fondazione lirico sinfonica sono già entrati in attività nel politeama ricostruito. Obiettivo, scoprire i segreti della macchina scenica «all'avanguardia», assicurano i progettisti, che dovranno manovrare quando finalmente nel teatro si allestiranno spettacoli. Sul fronte però dell'ufficialità tutti con il fiato sospeso. Il sindaco e presidente della fondazione, Michele Emiliano, attende una convocazione a Roma del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Che dovrebbe accogliere la proposta del presidente della Regione Nichi Vendola: la Regione pagherebbe i 6,5 milioni che deve per la ricostruzione del teatro, facendoli sottrarre direttamente dal ministro Bondi alla dotazione che spetta alla Regione di fondi Fas (per le aree sottosviluppate). Un sistema che ha una ragione giuridica, perché l'unico committente dei lavori nel teatro è il ministero e non gli enti territoriali, e politico, perché così non sarebbero gli ammini-stratori regionali a firmare il pagamento. Nel frattempo si attende almeno il commissario per la ricostruzione, Angelo Balducci che alla fine della settimana dovrebbe verificare il completamento dei lavori. «E' evidente - dice l'avvocato della famiglia proprietaria del teatro, Ascanio Amenduni che il governo non vuole che la gestione inizi in un quadro instabile e traballante». Se non è chiaro chi finirà di pagare i lavori di ricostruzione, insomma, come affidare all'ente gestore il teatro? Un punto di vista. Perché invece la fondazione sostiene di potere (e di dovere, visto che l'impresa di ricostruzione non può continuare a pagare utenze e sorveglianza a lavori abbondantemente finiti) iniziare a gestire il teatro alle condizioni del protocollo d'intesa firmato con i Messeni Nemagna nel 2002. «Noi abbiamo chiesto da tempo alla fondazione di mostrarci la delibera con cui il consiglio di amministrazione ha autorizzato il presidente a prendere in consegna le chiavi - dice Amenduni - . Ma non abbiamo avuto nessuna risposta, nonostante all'incontro che abbiamo avuto a Roma ci fossero state promesse tutte le carte».