CARINOLA Con un altisonante parallelo, Carinola in uno studio di Massimo Rosi, docente di architettura che ha curato la pubblicazione di un volume sulle bellezze architettoniche della zona, viene definita la «Pompei quattrocentesca». Le ricerche condotte dallo studioso dimostrano come tra il 400 e il 500 nell'Italia Meridionale, vi fu una produzione architettonica che assimilò influenze esterne toscane, catalane, francesi ed arabe. Una tesi che, proprio a Carinola, trova una prestigiosa conferma con Palazzo Novelli. Si tratta di un edificio posto nella piazza principale, che è stato acquisito al patrimonio comunale sul finire degli anni 90, con una procedura di esproprio avviata dall'amministrazione Matano e conclusa dal sindaco De Biase. Palazzo Novelli, cui si accede da un portale durazzesco, è stato ristrutturato con circa tre miliardi delle vecchie lire ottenuti da finanziamenti dell'Uione Europea. Ospita al suo interno una importante sala convegni, una biblioteca comunale e da pochi mesi in una sala posta al piano terra anche il consiglio comunale. Sette finestre diverse tra loro, di cui tre sul fronte principale, due su quello laterale, e due su quello posteriore, testimoniano il contributo architettonico catalano, ma agli occhi dei visitatori la parte interna dell'edificio mostra un pessimo stato di conservazione. Muschi e umidità diffusa trasmettono il senso di un incuria e di un degrado che mal si addice al sito. A sentire il sindaco di Carinola, Gennaro Mannillo eletto a capo di una coalizione civica, i danni sono «conseguenze di lavori mal eseguiti negli anni precedenti », un sistema di raccolta e smistamento delle acque mal progettato che avrebbe come conseguenza la diffusione di umidità. In ogni caso continua il sindaco «la sovrintendenza non dispone di fondi». Peccato che il sitema di deflusso delle acque, nell'architettura catalana, è una delle caratteristiche più innovative. Per Carmine Guarriello, membro del comitato di gestione della biblioteca, esponente del Pd di Carinola, «il sito in questione meriterebbe maggiore attenzione e manutenzione» e soprattutto continua Guarriello «sarebbe opportuno che l'amministrazione programmasse le iniziative culturali della città per favorire la presenza di visitatori». Forse il bello non viene ancora ritenuto una risorsa dalle potenzialità economiche e la memoria come identità non è ritenuta meritevole di investimenti. Per Enzo Iodice, presidente dell' Ente Provinciale del turismo di Caserta, «esiste un problema di fruibilità dei siti e di carenza di servizi senza i quali non si può ipotizzare alcuna ipotesi di turismo e di sviluppo e continua Iodice alla Regione Campania si sta vagliando un piano generale di valorizzazione dei siti di Caserta. Resta un problema di carenza dei servizi e di fruibilità dei siti, condizione sine qua non per costruire e valorizzare la filiera turistica. Un obbiettivo che si potrà raggiungere con una assunzione di responsabilità dei soggetti interessati a condizione che si sappia fare sistema e rete».