SAN GIOVANNI A CARBONARA, DOPO IL RESTAURO DELL'OPERA LIGNEA Eccezionalmente aperti i due chiostri di re Ladislao e della Pietraserena in occasione della manifestazione per il ritorno della «Crocefissione» del Vasari - dopo il restauro - nel complesso monumentale di San Giovanni a Carbonara, quartiere San Lorenzo: il chiostro dedicato all'esponente dei D'Angiò-Durazzo (morto nel 1414) e l'altro, che prende nome dalla particolare pietra grigia tendente all'azzurro portata dagli artisti toscani del Rinascimento (unico al Sud), sono ancora da ristrutturare. Una sorpresa per i turisti in visita. Alla festa organizzata da don Ciro Ricciardi è intervenuto il sovrintendente ai beni architettonici Enrico Guglielmo che ha reso possibile il recupero del «Cristo»: l'opera - attualmente esposta nella chiesa principale - appartiene alla «cappella del Seripando», sede dell'antica Congregazione di Maria SS del Buon Consiglio (rappresentata ieri da vari confratelli tra cui il professore Raffaele Pinto) cui sarà restituita non appena la cappella, ora nel degrado, tornerà degna di ospitarla. Il restauro è stato illustrato da Roberto Middione, storico dell'arte, direttore dei lavori per la Soprintendenza. Presenti l'assessore Dino Di Palma e il consigliere circoscrizionale verde Mario D'Esposito; i medici Amec (associazione ex dirigenti del Cardarelli) tra cui Giovanni Russo, Renato Cimino, Giuseppe De Bono, Pasquale Saraceno e Giuseppe Mancini, esperto di re Ladislao e di quel periodo che vide protagonisti la regina Giovanna e l'odiato ser Gianni Caracciolo ucciso nel 1432 a Castelcapuano. C'era anche Enzo Piscopo, il direttore di «Nuova Stagione». Lavori in corso da 50 anni - spesso interrotti - nella parrocchia devastata dai bombardamenti del 1943. Ma da un po' di tempo si stanno effettuando progressivamente interventi non solo manutentivi bensì di restauro e valorizzazione per restituire alla città opere prima inaccessibili o da sottrarre a usi impropri. Procedendo con fondi ordinari (5 milioni di euro annui per la tutela del patrimonio di Napoli e provincia). Ora si è alla metà dell'opera e con le idee più chiare: il sovrintendente Guglielmo ritiene possibile completare il recupero dell'intero plesso, raro esempio di sovrapposizione dell'arte rinascimentale a quella tardo-gotica. Tutto inquadrato nel più ampio progetto di una «cittadella culturale» che comprenderebbe l'ex caserma Garibaldi, destinata (via i giudici di pace) in parte a divenire sede della Sovrintendenza archeologica, in parte all'esposizione museale. Gli uffici del Museo archeologico sono da delocalizzare per ampliare gli spazi espositivi; e si pensa di ristrutturare un'ala nuova (quella addossata all'Istituto Colosimo, in abbandono) per creare servizi al pubblico e un auditorium. Nel frattempo lungo l'asse di Carbonara è iniziato anche il restauro del tamburo della cupola della chiesa Santa Caterina a Formiello; e palazzo Caracciolo di Santobuono - in posizione strategica d'accesso al decumano superiore - sarà trasformato in un albergo a tre stelle (nell'ambito del protocollo d'intesa tra Sovrintendenza, Curia, Comune, Regione). Ma la chiesa già è visitabile tutti i giorni, ha ricordato Antonio Caliendo del «progetto Museo Aperto» del Comune, dalle 9 alle 13.