UN VOLTO DI CRISTO RIEMERGE ALLO STERI È un volto raffigurante un Cristo quello che affiora inaspettatamente sullo stipite di unalta finestra, proprio in coincidenza dellinizio dei lavori di restauro per SantAntonio Abate allinterno del complesso di Palazzo Steri. Un volto dai tratti delicati e dagli occhi vagamente orientaleggianti, tutto affrescato nei toni dellocra e del marrone, che subito propone una serie di interrogativi, che si rafforzano quando questa immagine si confronta con quella dipinta sulla sesta trave lignea della sala Magna dello Steri, iscritto qui su un fondo rosso e attribuito ad una maestro napoletano di scuola giottesca. Immagini che poste in parallelo visivo rivelano una strettissima somiglianza. Ma andiamo con ordine: la storia della chiesetta annessa allo Steri ha inizio nel 1377, quando Manfredi Chiaromonte volle dedicare il piccolo edificio a SantAntonio Abate, santo egiziano, uno dei fondatori del monachesimo orientale, cui i Crociati di ritorno dai luoghi sacri riservavano omaggi e preghiere. La potente famiglia di feudatari siciliani aveva imposto il proprio dominio in gran parte della Sicilia, amministrandola per conto della regina Maria dAragona. Ma dopo la morte di Manfredi III Chiaromonte, avvenuta proprio nella piazza antistante la chiesa, ledificio sacro passò sotto il patronato regio e venne affidata ai frati. Dopo anni di abbandono e di degrado, la cappella oramai non più luogo di culto divenne di proprietà del Demanio, e nel 1999 concessa in uso perpetuo allUniversità di Palermo. Lintervento di restauro che adesso la interessa avrà durata di un anno e ripristinerà la chiesa anche nel recupero della sua funzione iniziale, come spiega il rettore Roberto Lagalla: «Sarà un recupero funzionale, quindi per il culto, ma non dimenticherà il ruolo culturale. La chiesa potrà infatti anche ospitare dibattiti, esposizioni e convegni». Parallelamente a questo recupero, il rettore ha annunciato una serie di nuovi interventi di restauro mirati ad altre parti del complesso dello Steri, relativo al recupero delle strutture degradate risalenti allepoca della fondazione, insieme ad altre parti più recenti, come la Sala delle verifiche realizzata nei primi anni del Novecento. Lo stanziamento delle somme in somma urgenza, in collaborazione con lassessorato ai Beni culturali, permetterà anche il rifacimento della Sala delle Capriate, dove le pareti sono segnate da infiltrazioni e un più generico declino delle strutture. La chiesa di SantAntonio potrebbe rivelare dunque altre sorprese, visto che i saggi per i restauri appena iniziati non hanno toccato, ad esempio, le pareti di fronte a quella del ritrovamento dellaffresco recante limmagine del volto. La chiesa ebbe subito un ruolo di rilievo per sottolineare il ruolo egemonico della famiglia Chiaromonte, che assisteva alle funzioni religiose accedendo alla chiesa nella parte soprastante, per mezzo di una scala. I Chiaromonte «osservavano» da un punto di vista decisamente soprelevato lo svolgersi della funzione religiosa, sottolineando anche visivamente la loro distanza dal già esiguo numero di persone ammesso alle funzioni, ovvero i signori dello Steri e i pochi dignitari ammessi; per non parlare del popolo, che poteva ascoltare le funzioni religiose solamente dallesterno della chiesa, tramite due piccole finestre con grata di ferro poste a pianterreno alla destra e alla sinistra della porta daccesso, a loro assolutamente interdetta. La chiesa è delimitata da un piccolo cancello, leggermente soprelevata rispetto al piazzale antistante; il paramento della facciata principale è composto da filari regolari di conci di tufo, e il suo ingresso è segnato da un portale in marmo bianco ad arco acuto, sormontato da una lunetta probabilmente un tempo affrescata. Linterno è ad unica navata, con abside e due crociere i cui costoloni poggiano su gruppi di colonne addossate alle pareti. La direttrice dei lavori, architetto Carla Lenzo, e il direttore dellufficio tecnico dellateneo, Nino Catalano, sottolineano come il gruppo di colonne abbia un riferimento con i Chiaromonte: la sezione delle cinque colonne, infatti, non è altro che lo stemma della nobile famiglia, dove ciascun emisfero rappresenta una delle contee che compongono i possedimenti. Molti sono gli interventi che hanno modificato lassetto iniziale della chiesa, come ad esempio, agli inizi del Novecento, le decisioni dellallora soprintendente Valenti che decise di abbattere la sacrestia e il campanile gotico, perché non finito. Allinterno della chiesa non è stato rinvenuto alcun arredo sacro, ma da un antico contratto notarile si è potuto scoprire che era stato dato incarico al maestro marmoraio Antonio Vanello che nei primi del Cinquecento scolpì un fonte battesimale, un tempo collocato nella cappella; così come sono sicuramente scomparsi alcuni dipinti e un grande crocifisso che pendeva sopra labside, come testimoniato dai grandi ganci di ferro tuttora visibili. Labside reca alcune tracce di un affresco, probabilmente realizzato alla fine del Quattrocento, raffigurante un Cristo pantocratore circondato da una schiera di angeli che lo circondano sia da destra che da sinistra; di questo affresco oggi rimane ben poco, con il volto del pantocratore totalmente cancellato, di cui rimane parzialmente visibile solo una parte della mano benedicente, mentre laltra è posta sopra il globo terrestre. Le volte della chiesa sono a crociera, e recano un campitura cromatica di azzurro intenso; allincrocio delle volte spicca una croce a T di derivazione orientale. Dalla parete laterale, cui si accede da una scala ancora esistente, si affacciava il pulpito, per realizzare il quale venne accorciata una finestra. Il progetto di restauro prevede leliminazione delle cause e delle macchie di umidità, muschi e licheni, il consolidamento delle strutture, e la sostituzione della pavimentazione di cotto, che verrà rimossa e sostituita con una pavimentazione mista in pietra di Billiemi e listelli di cotto siciliano.
PALERMO - Scoperto un affresco quattrocentesco nella chiesa di SantAntonio Abate
La chiesa di SantAntonio Abate, situata nello Steri a Palermo, ha subito un intervento di restauro che ha durato un anno e mirato a ripristinare la sua funzione iniziale come luogo di culto. Il progetto di restauro, condotto dallarchitetto Carla Lenzo e dal direttore dellufficio tecnico dellateneo Nino Catalano, ha coinvolto la chiesa e il complesso dello Steri, con lintenzione di ripristinare le strutture degradate e di migliorare la sua funzione culturale. La chiesa, che ha una storia che risale al 1377, ha subito modifiche nel corso dei secoli, come ad esempio la rimozione della sacrestia e del campanile gotico.
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