La Pliniana, ovvero «una delle dieci ville più famose del mondo», ma anche «una grande occasione persa per il Fai e per il sistema turistico del lago di Como». Lo sostiene Darko Pandakovic, docente di architettura del paesaggio al Politecnico di Milano e coordinatore del corso sulla tutela e valorizzazione del paesaggio lariano, partito nei giorni scorsi alla Scuola di alta formazione del Grumello. LASIONE PERSA Passando in battello con i corsisti davanti al cinquecentesco monumento tornasco, è giocoforza fermarsi per commentare lintervento di restauro e svelare alcuni retroscena. «Se entri in un negozio di stampe antiche a Londra dice Pandakovic per far capire quanto sia nota la villa anche allestero - puoi star certo che ne troverai almeno una della Pliniana». Proprio in virtù di questa fama, il professore ritiene che «il Fai, che pure è unassociazione che stimo e con la quale spesso collaboro, abbia perso unoccasione storica, dicendo no alla donazione della Pliniana, perché non aveva la dote». I fatti, ormai, risalgono a quasi dieci anni fa, quando La Provincia realizzò uninchiesta a puntate sullo stato di degrado della celebre villa e sulle ipotesi di recupero. Si fece avanti anche il Fondo per lambiente italiano, dettando quattro condizioni per prendersi cura della villa, tra le quali, oltre alla cessione a titolo gratuito, anche una dote di almeno 5 miliardi di lire per poterla mantenere. Richieste che i proprietari - la famiglia Ottolenghi di Bologna, tra i soci fondatori del Fai medesimo - ritenne «troppo onerose». «Così è sfumata una irripetibile opportunità di sviluppo del turismo sul lago di Como - afferma Pandakovic -. La Pliniana avrebbe costituito un secondo polo attrattivo, assieme al Balbianello già del Fai. E avere due luoghi del genere da visitare, vuol dire, per i turisti, fermarsi di più sul nostro lago». Perciò, il rammarico di Pandakovic non è dettato soltanto dallatteggiamento tenuto a suo tempo dal Fai, ma anche dallinerzia degli enti territoriali, che a suo parere avrebbero dovuto mobilitarsi per sostenere la donazione della Pliniana al Fondo per lambiente. IL RESTAURO Sfumata la cessione al Fai, i proprietari si attivarono per mettere in sicurezza la villa e recuperare lintero compendio, compresi gli altri immobili presenti nel parco, ad uso abitativo, come appartamenti di lusso. Sul lento e complesso restauro si è soffermato, durante il sopralluogo della Scuola di Como, larchitetto Angelo Dal Sasso, che come componente della commissione paesistica del Comune di Torno ha avuto modo di seguire lintervento da vicino. «Con grande sensibilità e passione - sottolinea - gli Ottolenghi stanno recuperando la villa e il parco. E si sono impegnati a rendere disponibili i saloni nobili per eventi privati, come i matrimoni, ma anche per iniziative pubbliche». Dopo la lode, arriva qualche critica. «Tutto bene fino al consolidamento delle fondamenta, al rifacimento del tetto e agli abbaini nuovi, ma il colore della facciata è troppo uniforme - nota Dal Sasso - e la decorazione ricostruita sul lato sud è una vera porcheria. La soprintendenza se ne è lamentata e il direttore dei lavori si è giustificato dicendo che è scappata la mano al pittore». IL DANNO SFIORATO E' stato, invece, evitato in extremis un possibile danno ben più grave. «A monte - dice Dal Sasso - è stato allargato laccesso pedonale dalla statale Lariana per renderlo carrabile. Ed è arrivato in commissione il progetto di un sistema interrato di scale, ascensori e bagni di sevizio alle spalle della villa, collegato alla medesima attraverso un tunnel». A far saltare sulla sedia larchitetto è stata «unuscita prevista a 80 centimetri dal torrentello generato dalla sorgente, che fu studiata da Plinio e da Leonardo e in funzione della quale venne costruita la villa». Ovvio che «se questa sorgente si dovesse interrompere, si perderebbe un elemento fondamentale di tutto il lago». Interpellato un geologo, in un primo tempo ha risposto che «non vedeva problemi a scavare un tunnel di 30 metri, perché lorigine della sorgente sarebbe lontana». «Ma poi, nel sopralluogo sul posto, si è tirato indietro. Tutto è lasciato al buon senso del progettista, del proprietario e al caso - osserva Dal Sasso -: se non ci fossimo impuntati in commissione, la sorgente avrebbe corso un serio rischio». Fortunatamente «la proprietà si è resa disponibile a spostare ascensore e tunnel di alcuni metri. Ed è appena stato approvato il nuovo progetto».