DA un lato il Vesuvio che si tuffa nel mare, dallaltro la collina di Posillipo. Al centro la Villa comunale. Magnifica e sfregiata. I grandi viali orlati da palme e da specie diverse di alberi centenari, ma anche da tronchi abbandonati ai bordi delle aiuole. Le foglie sospinte dal vento insieme con le buste di plastica. Le altalene con i seggiolini divelti e i giochi dei bambini coperti da scritte volgari. Le statue vandalizzate, le panchine di pietra nera con i fregi troncati. I cantieri sempre aperti e i restauri mai completati. Tutto questo e molto altro è la Villa comunale di Napoli, segno della normalità difficile della città. Nata per il sogno di grandezza di Ferdinando IV di Borbone, che le volle far realizzare sul modello dei parigini giardini delle Tuileries, non era destinata al popolo, ma alla corte e alla nobiltà napoletana, un luogo di passeggio, di ritrovo e di tranquillità, la Villa diventò nel Duemila fulcro di un dibattito tra i sostenitori e i detrattori del progetto di restauro messo a punto dallatelier milanese degli architetti Alessandro e Francesco Mendini. Oggi sembra lontanissimo il confronto sugli chalet e sui lampioni che non piacquero tra gli altri alla presidente della fondazione Napoli 99, Mirella Barracco. Spazzato via da unemergenza fatta di buche e di spazzatura. La Villa è gestita direttamente dallamministrazione. Spiega lassessore della prima municipalità, Alberto Boccalatte: «Noi non abbiamo alcuna competenza sulla struttura, ci limitiamo a girare al Comune le segnalazioni che ci vengono dai cìttadini». E i cittadini parlano di scarsa sorveglianza che espone a piccoli furti e a gesti di vandalismo. Di giochi rotti e privi di manutenzione, di una pavimentazione che dinverno si trasforma in fanghiglia e destate in un tappeto di polvere. Del resto basta varcare i cancelli di piazza Vittoria per accorgersi che la Villa comunale è lennesimo patrimonio sprecato di una città in affanno. Accanto a un cestino dei rifiuti giacciono i resti di un tavolino di metallo, poco più avanti un altro un mucchio di sacchetti neri fa bella mostra di sé: uno è aperto e pieno frutta e verdura marcita. Accanto a ogni aiuola ci sono tronchi abbattuti e abbandonati e cumuli e cumuli di foglie e rami secchi. Su una panchina cè scritto con lo spray «Ersy ti amo», su unaltra sono marchiate ingiurie e volgarità. La pista di pattinaggio è allagata. Nella fontana di Oreste ed Elettra, soprannominata dai napoletani la fontana del piede mozzato perché a una delle figure di marmo manca una gamba, galleggiano rami secchi e palle di gomma. Poco più avanti cè una postazione della Telecom mezzo distrutta, con la cornetta che pende malinconicamente dal filo ed è fuori uso da tempo. Il cantiere della Casina Pompeiana che doveva essere restaurata, ma che è serrata da anni, è tutto un groviglio di sterpi, lattine e bottiglie abbandonati, sacchi di cemento aperti. Di fronte, lacquario della stazione zoologica «Anton Dohrn» resta fasciato dai ponteggi. Cantieri e ancora cantieri anche intorno alla CassaArmonica: cè quello dellex Circolo della stampa e quello più ampio della Riviera di Ghiaia che ha ormai ingoiato il centro del parco. E dove non ci sono i cantieri (aperti e mai chiusi) ci sono le buche: la pavimentazione sconnessa è un ostacolo perenne sulla via dei bambini che in Villa vengono a giocare. E le canaline che, ostruite da rami e da foglie, sono diventate dei rigagnoli di fango. Sulle panchine molti stranieri, qualche coppia, pochi bambini. Il freddo e il degrado hanno reso spopolato il polmone di verde più bello della città.
NAPOLI - Villa comunale, ecco il giardino dei vandali
La Villa comunale di Napoli è un luogo di grande degrado e abbandono. I giardini, progettati per la nobiltà napoletana, sono ora spazzati via da un'emergenza e sono stati sostituiti da buche e spazzatura. Le strade sono pavimentate con una pavimentazione sconnessa e le canaline sono ostruite da rami e foglie. Le statue sono vandalizzate e le panchine sono coperte di scritte volgari. I cantieri sono aperti e non sono mai stati completati. La Villa è gestita direttamente dall'amministrazione comunale e gli assessori spiegano che non hanno alcuna competenza sulla struttura. I cittadini lamentano la scarsa sorveglianza e la mancanza di manutenzione.
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