Lo scorso dicembre, quando già pregustavamo i brindisi natalizi, si è tenuto a Milano il Concorso nazionale indetto dal Ministero dei Beni Culturali per coprire posti relativi a varie professionalità in Lombardia (bando Concorsi pubblici per esame presso l'amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 18 luglio 2008) Centinaia di giovani, e meno giovani - visto che l'ultimo concorso indetto per questi profili risaliva a dieci anni fa - sono giunti a Milano (o a Torino o in altre città, sede del concorso) da tutta Italia per svolgere le prove preselettive. Specializzati e Dottorati in Storia dell'arte, Archeologia, Restauro, Biblioteconomia, Archivistica e molto altro ancora, non hanno sostenuto una prova selettiva che avrebbe vagliato la loro preparazione e professionalità, sempre che ce ne fosse bisogno visto il curriculum, ma una prova preliminare a quiz. Le domande a risposta multipla non solo vertevano sugli argomenti più disparati, dalla logica all'attualità, tranne quelli relativi ai beni culturali, ma erano anche zeppi di sbagli e refusi, tanto che i candidati solerti dovevano prepararsi alla prova imparando le risposte sbagliate. Niente di nuovo sotto il sole in realtà, perché già il precedente concorso del 1998 aveva seguito lo stesso copione tanto da essere annullato e riconvocato. Ora, sinceramente, noi che abbiamo studiato anni e anni, prima frequentando l'università, poi i corsi di Specializzazione o i dottorati, perché aspiriamo a diventare i tutori del più importante patrimonio storico-artistico del mondo, ne abbiamo decisamente piene le tasche di queste scorrettezze istituzionali. Ancora una volta si dimostra che non è il merito, la competenza e la professionalità a venir riconosciuta e valorizzata, ma la capacità di memorizzare banalissime risposte sbagliate di un quiz estremamente demotivante e lesivo della dignità personale. Intanto il nostro ricco patrimonio culturale va a rotoli, molti funzionari di sovrintendenza nei prossimi anni andranno in pensione e, probabilmente, non verranno sostituiti. Chi ci guadagna da questa Kafkiana situazione? Ci guadagnano in molti tranne i due soggetti a cui era indirizzato il concorso: i beni culturali e gli aspiranti funzionari. Ci hanno guadagnato le ferrovie per i biglietti venduti ai candidati che si spostavano da un capo all'altro della penisola, gli alberghi che gli hanno alloggiati, l'impresa che ha gestito il sistema informatico di correzione dei quiz, e infine, nei prossimi anni gli speculatori edilizi e le fondazioni private a cui verrà demandata la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. Adesso basta! Crediamo che il Governo debba rilanciare il sistema delle Sovrintendenze, mettendo non solo a disposizione i fondi necessari alla tutela del patrimonio culturale italiano, ma incentivando nuove assunzione attraverso non più concorsi farsa, ma la stesura di graduatorie regionali a cui, tutti gli aventi diritto, si possano iscrivere secondo il merito. A tal fine lanciamo una petizione ed un accorato appello. (p.m.) Registriamo volentieri il vostro sfogo: l'appello è lanciato.
Beffati a centinaia da un concorso farsa
Il Ministero dei Beni Culturali ha tenuto un concorso nazionale per coprire posti in Lombardia. Centinaia di candidati sono arrivati a Milano per sostenere le prove preselettive, ma la prova è stata un quiz con domande a risposta multipla che non vertevano solo sugli argomenti culturali, ma anche sulla logica e sull'attualità. I candidati hanno dovuto prepararsi imparando le risposte sbagliate. Il concorso è stato criticato per essere demotivante e lesivo della dignità personale. Il Ministero è stato accusato di non aver riconosciuto il merito e la competenza dei candidati. La situazione è stata descritta come "Kafkiana" e come una "farsa".
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