Sembra una vicenda incredibile quella di Francesco Rossini. Sembra che abbia avuto solo fortuna nel ritrovamento di due opere darte preziose. Ma non è così: è anche intuizione e sagacia. La scoperta, però, non sarebbe stata completa se non ci fosse stata la costanza dello studio e la pazienza dellindagine. Le stesse che Francesco ha messo in campo con unaltra opera. Questa volta cosa è successo? «Come sempre: presso un rigattiere bresciano trovai un quadro molto malandato, il telaio era marcio. Era il ritratto di un nobile o di un possibile ecclesiastico seduto in scranno. Lo comprai come una crosta del Seicento, ma da qualche importante critico, bresciano e non, fu attribuito al Settecento. Mentre, comè mio costume, davo una prima ripulita, emergevano nuovi particolari, come una libreria cosiddetta bramantina, perché ha la forma del tempietto del Bramante. Ed ebbi la sensazione che lopera non fosse del Seicento bensì del Cinquecento». Avrà pensato ad una nuova scoperta.- «Non una grande scoperta, ma il quadro doveva nascondere qualcosa dì abbastanza importante. Cominciai la solita trafila dei "competenti", gente che ha studiato ed è riconosciuta e pagata per la sua perizia. Qualcuno me lo collocava nella seconda metà del Seicento, altri lo dicevano del Settecento. Tra me e me dicevo: questi sono tutti matti. Allora sono andato dagli antiquari e dai restauratori, quelli che vanno per la maggiore a Brescia. Anche per loro il quadro era del Settecento. Per me, invece, ne ero sempre più convinto, il quadro era del Cinquecento». Come dimostrarlo? Sulla base di quali elementi? «Le racconto brevemente cosa ho fatto. Ho scritto una lettera al critico Daniele Radini Tedeschi, nella quale spiegavo i fatti e la mia ipotesi, cioè che il quadro fosse del Moretto o del Moroni. Dopo un paio di mesi mì chiama asserendo che il quadro, oltre ad essere bellissimo, è proprio del Cinquecento. Pensa però che non sia né del Moretto né del Moroni, bensì di Lorenzo Lotto». Dopo viaggi di studio e di comparazione il nostro Francesco riesce a raggiungere alcune certezze: luomo ritratto è il vescovo di Brescia Altobello Averoldi; a lui hanno fatto il ritratto il Francia, il Giorgione, il Tiziano e... Raffaello. Il suo quadro dovrebbe essere quello, perduto, del pittore urbinate. «Perfarlabreve: il grande critico Radini Tedeschi concordò con me. A quel punto il responsabile dei restauri dei Musei Vaticani e coordinatore del restauro delle stanze di Raffaello in Vaticano, professor Violini, mi chiese di restaurare personalmente il quadro...». Rimango senza parole. Ha ritrovato un Raffaello perduto? «Adesso il quadro è in "cura" a Roma; vedremo presto i risultati...».
BRESCIA - Sulle orme del Raffaello perduto
Il quadro ritrae il vescovo di Brescia Altobello Averoldi. È stato attribuito al Settecento, ma Francesco Rossini ha scoperto che è del Cinquecento. Ha scritto una lettera al critico Daniele Radini Tedeschi, che ha confermato la sua ipotesi. Il quadro è stato identificato come opera di Raffaello. È stato restaurato e ora è in cura a Roma. ê
Non è un quadro di Raffaello, ma un quadro di Raffaello perduto. È stato restaurato e ora è in cura a Roma. È stato identificato come opera di Raffaello grazie all'analisi di Francesco Rossini. È stato restaurato e ora è in cura a Roma.
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