Bilanci in rosso La Brandeis è una delle istituzioni Usa più prestigiose. Il presidente: scelta terribile. Il procuratore apre un'inchiesta Da Andy Warhol a Roy Lichtenstein, finisce all'asta un museo con 6 mila capolavori I finanziatori sono stati travolti dallo scandalo Madoff: il deficit previsto è di 80 milioni di dollari. «Ma vendere ora è uno sbaglio» WASHINGTON Quella del Rose Art Museum di Waltham, in Massachusetts, è una delle più belle e raffinate collezioni americane d'arte moderna e contemporanea. Nel 2007, valeva più di 350 milioni di dollari. Fra le sue 6 mila opere, quasi tutte avute in dono nell'arco di 50 anni, figurano lavori di Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Jasper Johns, Willem de Kooning e Richard Serra. Ma i giorni del Rose sono contati. La Brandeis University, che lo ha creato e ne è proprietaria, ha infatti annunciato la sua chiusura e l'intenzione di vendere l'intera collezione. La ragione: far fronte alla drammatica crisi finanziaria, che minaccia di portare al collasso il prestigioso college del New England. «È una scelta terribile e necessaria, ma la priorità dev'essere sempre la nostra missione di insegnamento e ricerca», ha detto il presidente, Jehuda Einharz. Insorge il mondo dell'arte, pronto a bollare come «irresponsabile » la decisione. Si ribella lo stesso direttore del Rose, Michael Rush, tenuto all'oscuro di cosa stesse preparando il consiglio d'amministrazione, e già impegnato in una campagna d'opinione per salvare il museo. Perfino l'ufficio del Procuratore Generale del Massachusetts annuncia di voler verificare se la vendita delle opere d'arte avvenga o meno in violazione della «volontà dei donatori » o degli accordi stipulati a suo tempo con l'Università. Tant'è. La drammatica scelta di Brandeis illustra con un caso da manuale la pressione che l'inasprirsi della crisi economica mette sul sistema dell'istruzione universitaria privata americana, legato a doppio filo alla generosità dei grandi filantropi e degli ex studenti. Brandeis è uno dei templi della Ivy League, con una reputazione accademica non inferiore a quella delle più celebri Harvard, Yale, Princeton. È il luogo prediletto dalla grande borghesia ebraica della East Coast, per mandarci a studiare i figli. Ma la recessione non l'ha risparmiata: in soli sei mesi, il valore del suo patrimonio è sceso da 712 a 530 milioni di dollari. Mentre il deficit previsto per i prossimi cinque anni è di 80 milioni di dollari, secondo le stime più ottimiste. Non sono serviti a molto i tagli alle spese e al personale, l'aumento delle rette, il ridimensionamento delle borse di studio. L'alternativa, ci spiega l'amministratore delegato del college, Peter French, «era tra chiudere il 40 per cento dei nostri edifici, tagliare un altro 30 per cento dello staff, cioè licenziare quasi 200 tra professori e assistenti, in altre parole condannare Brandeis, oppure usare la collezione del Rose». French rivela che a rendere inevitabile la decisione è stato il fallimento dell'appello d'emergenza lanciato all'inizio dell'anno ai donatori. È infatti servito soltanto a scoprire che molti di loro sono stati colpiti duramente dallo scandalo Madoff, il truffatore di Wall Street, che con la sua catena di Sant'Antonio ha rovinato centinaia di ricchi investitori. Fra questi, due dei più generosi benefattori di Brandeis University, Carl e Ruth Shapiro, la cui Fondazione avrebbe perso qualcosa come 545 milioni di dollari. Ma a parte le obiezioni legali e le questioni di principio, gli esperti contestano la scelta di liquidare la collezione del Rose Art Museum anche come «una pessima decisione dal punto di vista economico». «Non ci potrebbe essere momento peggiore per mettere sul mercato una collezione d'arte», osserva lo storico dell'arte Robert Storr. Altri musei hanno in passato venduto qualche opera per far cassa, ma nessuno aveva mai osato smantellare un'intera collezione. Jasper Johns, che al Rose ha il suo celebre dipinto del 1957 «Drawer», si dice «stupefatto»: «Non ho mai sentito nulla di simile ». Paolo Valentino Il direttore Michael Rush dirige il Rose Art Museum dal 2006: «Mi sento malissimo. È davvero un momento triste per il mondo dell'arte».
WASHINGTON L'università vende i quadri (per sopravvivere)
La Brandeis University, una delle istituzioni più prestigiose degli Stati Uniti, si trova in una grave crisi finanziaria. Il college, che ha una collezione d'arte di 6.000 opere, comprese opere di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jasper Johns, ha deciso di vendere la collezione per far fronte al deficit di 80 milioni di dollari. La decisione è stata criticata dal mondo dell'arte, che considera irresponsabile e economicamente sbagliata. Il direttore del Rose Art Museum, Michael Rush, si è espresso in disaccordo con la decisione e sta lanciando una campagna per salvare il museo.
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