Casilino 900 Notifica del Sovrintendente al sindaco Nuovi campi rom, la Sovrintendenza archeologica di Roma mette le mani avanti e dopo aver detto «no» all'ipotesi di Settecamini per i vincoli esistenti ricorda seccamente al Comune che deve essere interpellata non solo per il V Municipio ma eventualmente anche per ogni altro Municipio in cui possono esserci vincoli archeologici. Con una lettera al sindaco Gianni Alemanno e al prefetto Giuseppe Pecoraro, ma sono coinvolti anche Marrazzo, Zingaretti e il sovrintendente comunale Umberto Broccoli, gli archeologi moostrano tutto il loro disappunto per essere stati scavalcati e puntano i piedi contro le ipotesi ventilate su Settecamini per un campo rom. A scriverre è il sovrintendente archeologico di Roma, Angelo Bottini. Che cosa ricorda al sindaco e al prefetto? Il fatto che il territorio di Settecamini «è particolarmente ricco di presenze archeologiche come si può constatare sia dalla Carta dell'Agro Romano, sia dalla più recente bibliografia specialistica, in particolare dalla monografia del professor L. Quilici, ma anche per le indagini svolte precventivamente alla realizzazione della II Variante Integrativa del II P.E.E.P che hanno restituito i resti di un vasto complesso archeologico che attesta la frequentaqzione dellì'area dall'epoca arcaica al tardo impero. I risultati sono stati pubblicati nel Bollettino della Commissione Archeologica Comunale e sono stati ampiamente divulgati nel corso del convegno Suburbium II curato dall'Ecole Francaise, dalla sovrintendenza archeologica e da quella comunale». Tre dunque i vincoli esistenti posti dal ministero a salvaguardia dei resti di una villa residenziale, di altri resti sul Monte dello Spavento con un «pagus» dotato di santuario, necropoli e varie viabilità conservate, infine del Fosso del Fornaccio in cui sono conservati un sepolcreto, una cava di tufo di epoca arcaica, un complesso termale, tabernae, un ninfeo, botteghe, una necropoli tardo antica, tracciati viari e impianti agricoli. «Si deve ricordare - prosegue Bottini - che la tutela di questo vasto complesso archeologico portò, grazie ad una lunga collaborazione col Dipartimebnto IX del Conmune, a varianti e riduzioni dei Piani di Zona progettati su questo territorio e all'impegno da parte dell'Amministrazione Comunale di trasformare la destinazione d'uso dell'area a fine di permettere la realizzazione di un museo territoriale e di un parco archeologico». Insomma non solo «no» ma anche la richiesta di valorizzare quanto trovato e arricchire la zona di Casale Bianco con opzioni culturali. «La realizzazione di un campo nomadi non è compatibile con la tutela delle aree archeologiche vincolate», conclude Bottini. Infine l'ultima stoccata, riguardo al resto delle ipotesi in circolazione sulla dislocazione di futuri campi rom. Un no che vale «anche per le altre aree in cui ci sono vincoli». Restiamo comunque «disponibili» a fornire indicazioni di competenza «su altre eventuali aree che codesta Amministrazione volesse individuare». Paolo Brogi