Partono i lavori per raddoppiare gli spazi della celebre pinacoteca La riscoperta in un cortile: il convento dei Canonici Lateranensi VENEZIA Stanno per partire, fra 45 giorni, i lavori per la realizzazione del più grande Museo d'arte veneta nel mondo, uno dei massimi poli della cultura in Europa, la Galleria dell'Accademia di Venezia. La Scuola della Accademia va a Palazzo degli Incurabili, 10.000 metri quadrati appena restaurati, liberando 4.000 metri quadrati che permettono di raddoppiare gli spazi della pinacoteca e così esporre non 400, ma forse 7-800 dipinti e infine presentare un incredibile insieme di sculture e di gessi sette e ottocenteschi. Ma la scoperta più imponente è quella del convento dei Canonici Lateranensi costruito da Andrea Palladio fra 1551 e 1560, un capolavoro finora rimasto nascosto; si affaccia sul cortile interno un sistema di tre ordini sovrapposti, dorico, ionico, corinzio, alto 20 metri e lungo 50, mentre fuori, un muro di 90 metri affacciava un tempo su un rio. Si vedranno ancora i notevoli spazi costruiti da Gian Antonio Selva, l'architetto della Fenice, e dal suo allievo Francesco Lazzari. Per visitare il complesso finito dovremo attendere solo 3 anni. Ecco un evento, ma anche una storia che va raccontata. Si chiede Roberto Cecchi, direttore generale e già soprintendente a Venezia: «Come mai la gente arriva sulla Laguna e subito chiede di palazzo Grassi, e non dell'Accademia, cerca un luogo per mostre temporanee e non un concentrato di capolavori come la Pinacoteca?». E Giovanna Nepi Scirè, responsabile del polo museale veneziano aggiunge: «Questo dell'ampliamento della galleria è stato il sogno di tutti i miei predecessori, da un secolo in qua». Tutto comincia dopo il rogo della Fenice: viene in visita alla Galleria dell'Accademia il presidente Scalfaro col sindaco Cacciari, gli si spiega che anche la Pinacoteca può bruciare come il teatro, basta un nulla, vista la pericolosità dei materiali concentrati al piano terreno, dove sta la Scuola di Belle Arti. Comincia così un imponente insieme di lavori: si sistema a Mestre la Giustizia Minorile del Veneto che stava agli Incurabili e si realizza il restauro del grande complesso costruito, su modello di Jacopo Sansovino, da Andrea da Ponte: in tutto 10.000 metri quadrati, e si trasferisce lì la Scuola. Il restauro è concepito e diretto da Renata Codello che ha firmato anche il progetto della raddoppiata Galleria dell'Accademia. Visito proprio con la Codello, la Nepi Scirè e Tobia Scarpa gli spazi incredibili del futuro museo. Si comincia dal cortile con pozzo al centro che sta dietro la chiesa duecentesca, rifatta a metà '400 e divisa a mezza altezza con un soffitto da Antonio Selva; entriamo nei locali della Scuola, quelli che saranno ristrutturati. Ovunque soppalchi, paretine, resti di pitture, sculture, alcuni gessi importati. Entriamo nel tablinum di Palladio, una splendida sala che sarà uno dei luoghi canonici della visita; ci introduciamo poi in un altro spazio, quello dove sarà costruita la nuova scala disegnata da Tobia Scarpa, pensata con lastre di marmo scandite in lame sovrapposte lungo una spirale quadrata. Finalmente ci immettiamo nel cortile maggiore, su cui si innalza la grandiosa facciata di Palladio che non era più accessibile da oltre 200 anni. Sotto, vi doveva essere un basamento, che verrà riscoperto dando respiro alla struttura. Ma, anche così, la struttura è imponente come sarà poi il Teatro Olimpico di Vicenza. Palladio doveva realizzare un'altra ala, ma non la costruisce, mentre saranno Gian Antonio Selva e poi Francesco Lazzari a modificare il cortile chiudendo gli altri lati con grandi ali che adesso saranno tutte recuperate. Saliamo al piano superiore. Una scala ovale, gradini immorsati a parete in bianco e rosso di Ve-rona, ringhiera a striscia di metallo; un pezzo di architettura finora visto solo dai custodi, capolavoro del Palladio. Del resto Goethe la definiva «la più bella scala a chiocciola del mondo, non ci si stancherebbe mai di salirla e scenderla». Siamo al primo piano, fra centinaia di capolavori, per vedere l'arredo raffinatissimo realizzato fra 1947 e 1960 da Carlo Scarpa. La sfilata dei capolavori è imponente e se si pensa che dai depositi ne usciranno altrettanti, da Tintoretto a Cima da Conegliano, da Jacopo Bassani a Paolo Veronese, da Alessandro Longhi a Piazzetta, si capisce che cosa vorrà dire, per l'Italia e il mondo, questa impresa. Al secondo piano, nei depositi, vediamo infatti centinaia di dipinti splendidi. Si scende a terra, fuori i 90 metri del muro palladiano del convento dei Canonici Lateranensi impressiona, parete liscia, una sequenza di finestre al vivo, solo un fregio con triglifi, simbolo di umiltà che i religiosi volevano porgere all'esterno in contrasto col trionfo architettonico della facciata sul cortile. La Codello spiega che, con l'acqua alta, neppure una goccia sale per osmosi neEe strutture di Palladio, tanto le fondamenta sono state rivestite perfettamente. Non va altrettanto bene nelle strutture sette e ottocentesche. «Sorveglieremo ogni fase dell'esecuzione dice la Codello ,sarà un grande, moderno museo, realizzato in sicurezza, con rispetto dell'antico, progettato dentro la Soprintendenza, ma con importanti collaborazioni esterne». «Una prova di efficienza del nostro ministero dice Cecchi . Vorrà dire che, scendendo a Venezia, i turisti verranno subito qui, a visitare un insieme eccezionale di architettura e, ancora, la più grande raccolta di gessi del settentrione, oltre alla quadreria d'arte veneziana più importante del mondo». Il capolavoro è alto 20 metri e ha tre ordini sovrapposti: dorico, ionico e corinzio