La riqualificazione Guaraldo e Comune siglano l'intesa. L'impresa partirà dalla demolizione della sala Monteverdi Marinese: ci credevano in pochi. Mognato: simbolo di rinascita Un giardino e un palazzo. Caprioglio: «Sarà un'operazione delicata, dipende da cosa troveremo sotto» Una torre da liberare, quasi come nelle fiabe. E, di rigore, lunghe traversie per arrivare a un «lieto fine» tutt'altro che scontato. Con la firma di ieri fra Adriana Marinese per Nova Marghera, società del gruppo Guaraldo, e Luigi Bassetto, dirigente della direzione Patrimonio, per il Comune, Cel'Ana è ufficialmente di proprietà dell'amministrazione. Un atto formale e annunciato che, però, chiude quasi un decennio di dietrofront, proteste, cambi «in corsa» del progetto di riqualificazione dell'area centrale della città nato proprio dall'esigenza di «liberare» la medivale torre civica di Mestre. Una firma che cambia tutto e accelera l'iter lentissimo seguito fino ad ora. Non a caso già ieri si è avviata formalmente la procedura di demolizione di Cel'Ana e Tessar (la cui cessione ufficiale avverrà entro pochi giorni). Sempre ieri il Comune ha trasferito a Nova Marghera l'area in via San Pio X: sui giardinetti difesi strenuamente dall'associazione Amico Albero partirà già da oggi l'allestimento del cantiere per la demolizione della sala prove Monteverdi su Riviera Magellano e l'edificazione del nuovo condominio su via San Pio X. «In molti credevano che non sarebbe arrivato questo giorno commenta Adriana Marinese invece ora siamo partiti. E Mestre avrà due giardini al posto di uno. Il primo in parco Ponci dove il terreno è pronto, gli alberi ad alto fusto selezionati e si deve aspettare solo la stagione giusta per la piantumazione, e il secondo al posto dell'attuale palestra della De Amicis che verrà demolita». L'abbattimento su cui tutti gli occhi sono puntati, però, è quella di Cel'Ana-Tessar. Un'operazione tutt'altro che semplice. «Ci vorranno forse un paio di mesi spiega l'architetto Gianni Caprioglio, autore del progetto dipende da cosa troveremo nella prima fase di verifica delle condizioni statiche della torre». Al vaglio dei tecnici e della Sovrintendenza è il piano di demolizione che partirà dalla rimozione di tamponamenti e aggiunte, delle strutture leggere per poi «attaccare» l'edificio vero e proprio, una struttura in cemento armato e reticolo di calcestruzzo che dovrà essere sezionata per parti e rimossa pian piano. «E' un edificio degli anni '60 e non sarebbe bizzarro trovare nel sottosuolo di fondazioni "a stuzzicadente" strutture archeologiche dice la sovrintendente Renata Codello Detto questo, resta il fatto che demolire un orrore per ricucire l'identità di Mestre è un'importantissima inversione di tendenza. E un atto coraggioso visto che nessuno demolisce mai niente». Manca solo un ultimo tassello, la votazione in consiglio comunale, lunedì prossimo, per l'acquisizione dell'immobile di Tessar. «Il completamento del-l'iter per quest'ultima acquisizione commenta soddisfatta l'assessore al Patrimonio Mara Rumiz ha facilitato anche la chiusura del-l'iter per Cel'Ana visto che il Comune si era detto pronto alla immediata demolizione delle parti edificate nella propria disponibilità». A demolizione avvenuta, quindi, riapparirà un pezzo di città e tornerà alla luce pure l'antica porta ogivale della torre, ora nascosta dall'edificio che nasconde la torre. «E' finito il tempo delle polemiche e si apre quello dei fatti commenta Laura Fincato, assessore ai Lavori Pubblici e inizia anche per noi la fase della progettazione del Visitor Center alla De Amicis». Si mette in moto, così, forse il maggiore dei grandi progetti «incompiuti » di Mestre e il prosindaco Michele Mognato rileva: «Almeno per la nostra città vale il principio della demolizione "positiva", sinonimo di rinascita, sono convinto che il giorno della demolizione sarà un giorno di festa per tutti i mestrini».