È il piano della Diocesi dopo gli ultimi colpi a Poggi del Sasso e Alberese Le opere originali saranno portate nel museo di Arte Sacra e resteranno a disposizione di fedeli e visitatori GROSSETO. «Troppi furti nelle chiese? Mettiamo copie al posto degli originali». L'idea è della Diocesi di Grosseto, che tartassata dall'impennata di furti vuole mettere un freno allo scempio sacrilego. Non più gli originali ma le copie, come fanno le banche o i milionari, che nascondono nei caveau i tesori e mettono alle pareti le copie di crocifissi, dipinti cinquecenteschi e Madonne con i santi. Negli ultimi tempi i ladri hanno preso d'assalto le chiese della Maremma, soprattutto le pievi di campagna, le più isolate ed esposte all'intrusione dei maleintenzionati. In questi anni sono spariti dipinti, statue, crocifissi, paramenti sacri, ostensori. A Grosseto la chiesa di Santa Lucia e il convento di San Francesco subiscono ogni settimana il furto di offerte. I parroci si affrettano a svuotare le cassettine lasciando un biglietto ironico. «Ritenta, sarai più fortunato», come il gratta e vinci. Ma ben più sostanziosi i furti di opere d'arte. L'ultimo risale a martedì scorso, quando è stata portata via dalla chiesa di Santa Maria ad Alberese la statua di una Madonna con bambino sotto gli occhi del parroco. Al danno si è aggiunta la beffa quando padre Giancarlo, non accorgendosi di niente, ha salutato il ladro. Il giorno stesso, nei dintorni di Cinigiano, la goccia che fa traboccare il vaso della cristiana pazienza e manda su tutte le furie vescovo e Diocesi. I ladri irrompono nella chiesetta di santa Margherita a Poggi del Sasso, da dove però non rubano niente: né il crocifisso del'600 né il cinquecentesco dipinto di un artista influenzato dal Beccafumi, perché non ci sono. Le opere erano state spostate e i ladri vanno via a mani vuote ma la paura resta. La responsabile dell'ufficio beni culturali della Diocesi di Grosseto, Olivia Bruschettini, procede con l'ennesima denuncia ai carabinieri, che intervengono subito la mattina dopo. Ma ormai l'allarme è scattato. «Una cosa è certa - tuona monsignor Franco Agostinelli - così non può andare. I nostri sacerdoti e i fedeli sono gente perbene, ordinaria e buona. I ladri sono professionisti che sanno come agire e come muoversi. Sono scaltri, e noi siamo stanchi di essere in balìa». Dopo alcune riunioni con esperti, Soprintendenza e parroci ecco la soluzione estrema: mettere copie al posto degli originali. Il piano di battaglia è tutto da costruire nei dettagli in collaborazione con Soprintendenza e (cosa fondamentale) sempre d'intesa coi fedeli. «Noi ci stiamo già occupando - dice la Bruschettini - di fotografare le opere e programmare un percorso. Le opere dovranno essere trasferite in una sede appartenente allo stesso territorio della parrocchia, perché i fedeli non lo sentano uno scippo». La prima tappa sarà l'ultima chiesa presa d'assalto, a Poggi del Sasso, dove avrebbe dovuto tornare il crocifisso restaurato. «Lo metteremo al sicuro», dice l'esperta. L'ipotesi è al monastero di Siloe. Stessa cosa per un'altra opera della stessa chiesa, un dipinto del'500 «di un artista aggiornato sugli stilemi del Giambologna». Da Poggi del Sasso l'idea potrebbe allargarsi ad altre pievi e chiese di campagna, Grosseto inclusa. In quel caso - dice il vescovo - potremmo trasferire gli originali al Museo d'arte sacra. L'escamotage delle copie dovrà comunque accompagnarsi ad altro. «Fondamentale - dice il vescovo - avere i sistemi di allarme all'avanguardia. Non lasciare mai le chiese aperte e incustodite, chiuderle bene in caso di assenza. Stabilire orari di apertura al pubblico». Mauro Papa, direttore del Cedav: «Sono opere nate per stare lì» «Se un dipinto è nato per stare in una chiesa, in questa deve stare». No al concetto di "copia" in funzione anti-ladro, secondo Mauro Papa, storico dell'arte grossetano e direttore del Cedav (centro di documentazione sulle arti visive del Comune di Grosseto). Per Papa, fabbricare una "copia" per spostare l'originale, «va contro gli orientamenti della storia dell'arte. L'opera è concepita per stare nel suo contesto, la chiesa, dov'è sempre stata, a disposizione dei fedeli». Piuttosto «mettiamo in sicurezza le chiese e dotiamole di sistemi d'allarme adeguati». I musei degli Uffizi hanno molte opere originali nei depositi, ma la politica più adatta è rinforzare i sistemi di sicurezza. «Se tanto bisogna spendere soldi, invece che spenderne per realizzare falsi è meglio tenersi l'oggetto originale e finanziare un buon sistema d'allarme». Caso a parte sono le opere d'arte sottoposte alle intemperie. Il Marco Aurelio in piazza del Campidoglio a Roma, per esempio, è stato sostituito da una copia e messo in sicurezza. «In tutti questi casi ritengo giusto che l'opera sia tolta per una questione di messa in sicurezza, ma anche qui si rende necessario ristrutturare l'ambiente per ricollocarla». Da non sottovalutare il rapporto con la Soprintendenza. «Quando si catalogano, le opere d'arte vengono notificate, hanno una posizione. Lo spostamento non è problema di poco conto. Se sposto un'opera devo comunicarlo alla Soprintendenza, che dà il permesso, e in genere ciò avviene per motivi conservativi». E. G.
GROSSETO. Contro i furti sacri la chiesa espone le copie Meglio spendere per un buon allarme
La Diocesi di Grosseto ha deciso di mettere copie delle opere d'arte rubate nelle chiese della Maremma in luoghi sicuri. L'idea è stata proposta dopo gli ultimi furti di opere d'arte nelle chiese della zona. Le opere originali saranno trasferite in un museo di Arte Sacra, mentre le copie resteranno nelle chiese. La responsabile dell'ufficio beni culturali della Diocesi, Olivia Bruschettini, ha già iniziato a fotografare le opere e a programmare un percorso per le copie. Il vescovo Franco Agostinelli ha confermato che la soluzione è stata decisa in collaborazione con la Soprintendenza e con i fedeli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo