"È una strumentalizzazione politica" La Scuola dellOpera non è un corpo estraneo: ci farà ricavare 3,6 milioni in più A livello nazionale si è creata una contrapposizione pericolosa tra teatri amici e no Sullo sfondo delle difficoltà di bilancio e di una situazione nazionale quanto mai confusa, con il fronte delle 14 fondazioni liriche spaccato e le avvisaglie duna guerra fratricida fra teatri, sono tornati burrascosi i rapporti tra il sovrintendente del Comunale Marco Tutino e tre sigle sindacali: a fronte del disavanzo di bilancio di 4,7 milioni, Fials, cui fa riferimento gran parte dellorchestra, Cisl e Uil chiedono le dimissioni immediate del sovrintendete, suffragate dalla quasi unanimità dellassemblea dei dipendenti. Sovrintendente Tutino, cosa sta succedendo? «Sta succedendo che è in atto una strumentalizzazione politica che parte da una situazione nazionale particolarmente difficile e che ricade a Bologna nel momento in cui è in corso una campagna elettorale. È una richiesta strumentale». Qual è la situazione nazionale? «LAnfols, lassociazione che riunisce le fondazioni liriche, il 4 dicembre scorso ha nominato, a scrutinio segreto, due delegazioni: la prima per trattare con i sindacati il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e la seconda per avviare con il ministro Sandro Bondi la riforma delle norme legislative. Per la prima volta non ne fanno parte i teatri di Roma e di Firenze. È stato il segnale della volontà, da parte dei teatri, di metter mano seriamente a quei punti del contratto nazionale e della legge sulle fondazioni che incidono negativamente sul costo del lavoro. Senza intaccare livelli occupazionali e stabilità, sacrosanti agli occhi di tutti. Ma evidentemente ha dato fastidio. La Scala di Milano, lOpera di Roma, Santa Cecilia di Roma e il Maggio di Firenze il 21 gennaio hanno annunciato luscita dallAnfols e sottoscritto un loro documento, erigendosi a paladini del patrimonio nazionale costituito dai teatri e dai loro complessi artistici. La cosa grave è che tutte le fondazioni lavrebbero sottoscritto, ma non è stato sottoposto a nessunaltra». E che conseguenze ha avuto? «È unoperazione profondamente scorretta e pericolosa che crea, non solo a Bologna, una contrapposizione inesistente tra teatri amici, i quattro usciti dallAnfols, e teatri nemici, cioè tutti gli altri». A Bologna diventa più acuta perché lei fa parte della delegazione incaricata di trattare con il ministro, assieme ai sovrintendenti di Palermo Antonio Cognata e di Venezia Giampaolo Vianello? «Quel che mi preoccupa è che la conflittualità nasce dal nulla: non ci sono teatri nemici dei complessi artistici. Credo invece che ci sia una lotta sotterranea tra chi vuole che le cose restino come prima, e chi no. Mi preoccupano le strumentalizzazioni». La Scuola dellOpera, che lei ha creato, è uno degli argomenti a sostegno di chi laccusa di mortificare la qualità dellofferta. «La Scuola non è un corpo estraneo e io penso che dovremmo esser grati a questi giovani che vengono a salvare la nostra produttività. Nel bilancio preventivo 2009 la Scuola ci consente di risparmiare 2,6 milioni e di incassare dal Ministero 1,2 milioni di premio per laumento del numero delle recite». Ma in palcoscenico salgono allievi cantanti, e non cantanti di fama. «Capisco che possa creare disagio allorchestra accompagnare cantanti non al livello di interpreti riconosciuti. Dobbiamo cercare di alzare il livello. In ogni caso non è mia intenzione sostituire la programmazione del teatro con le recite della Scuola: quando il bilancio tornerà sostenibile, la Scuola si limiterà alle repliche dello spettacolo che sarà comunque affidato a una prima e a una seconda compagnia. I casi de La Rondine e del Don Pasquale, nascono da unemergenza». I dipendenti hanno chiesto le sue dimissioni. «Non spetta allassemblea decidere la Direzione del teatro».