BARI - Stop al parcheggio e al centro di accoglienza per turisti a Castel del Monte. Dieci anni dopo la decisione del Comune, d'intesa con la Regione e la Sopritendenza (e un miliardo e mezzo di vecchie lire di finanziamenti impegnati), di realizzare l'opera a ridosso del monumento, il Tar Puglia dà ragione al Wwf. Condividendo le testi degli ambientalisti, i giudici amministrativi della I sezione (presidente e relatore Corrado Allegretta) hanno annullato la delibera con la quale il consiglio comunale di Andria, l' 8 luglio del 1999, aveva approvato il progetto preliminare per il centro di accoglienza e servizi a Castel del Monte. Per il Tar, insomma, prima di procedere a qualsiasi operazione esecutiva, sarebbe stato necessario svolgere ogni tipo di indagine approfondita «che consentisse una congrua valutazione dell'impatto ambientale dell'opera da realizzarsi», è scritto nella sentenza. Il progetto in questione riguardava una spianata di 20mila metri quadrati destinata ad ospitare in parte alcune volumetrie (350 metri quadrati di edificio), il resto un piazzale per 32 bus e 158 posti auto (con possibilità di successivo ampliamento). Tutto ciò sarebeb stato realizzato sul «crimale » di Castel del Monte. Tuttavia, sono gli stessi giudici a indirizzare l'amministrazione andriese verso un'alternativa, che sarebbe già disponibile. Si tratta di un'area praticamente pianeggiante, peraltro già destinata a parcheggi «pienamente compatibile con i valori ambientali di insieme». La necessità di realizzare un parcheggio e u n'area di accoglienza per turisti deriva dal continuo aumento di flussi di visitatori (il monumento è il più visitato della Puglia) alle prese con problemi di parcheggio. L'idea di una soluzione arrivò nel 199 con lo stanziamento della Regione di un contributo di un miliardo di vecchie lire, nonchè un finanziamento proprio di mezzo miliardo da parte del Comune di Andria. L'amministrazione municipale, però, non fece altro che utilizzare due progetti già predisposti dalla Soprintendenza, pensando di eliminare in «radice» ogni problema relativo alla conformità o no di un intervento del genere su un sito di interesse storico. Ma i fatti (giudiziari) hanno dimostrato il contrario poichè il WWf è riuscito a convincere il Tar sulla incompletezza delle procedure (la mancanza di ua valutazione di impatto ambientale). Cosa può fare il Comune? Scegliere la soluzione alternativa o riproporre lo stesso progetto previa indagine ambientale; oppure fare appello al consiglio di Stato contro la sentenza del Tar. Resta da chiarire se i soldi (di Regione e Comune) ci sono ancora, oppure no.