TEMA: Come insegnare e favorire la promozione del nostro patrimonio artistico e storico? Svolgimento di Eugenio Riccòmini, critico e storico dellarte, presidente dei consiglio damministrazione della neonata Istituzione Musei Civici, che ne parlerà il 13 febbraio in Santa Lucia (ore 15.30) per il secondo dei dieci incontri organizzati dalluniversità sul Patrimonio in movimento, al via domani alle 15,30 - sempre nellaula magna, naturalmente - con gli interventi di Marco Dallari ed Eloisa Gennaro. «Ha mai sentito - comincia dunque il professore - di qualcuno che non torna in quel certo ristorante perché sa già che ci si mangia bene, o che rinuncia al piacere di assistere alla Traviata perché lha già vista tre anni prima? Così ristoranti e teatri si riempiono. Per i musei avviene il contrario. Attirano solo se cè un evento. Con la mostra di Aspertini, in Pinacoteca, non si è mai vista tanta ressa davanti alla Santa Cecilia di Raffaello, che si conserva in quelle sale. Ma se ci si va adesso, a mostra finita, in un giorno qualsiasi, non cè nessuno ad ammnirare quel capolavoro, e la Pinacoteca, come gli altri musei non solo di Bologna, è deserta». Sul tasto dei musei vuoti nella loro quotidianità Riccomini è tornato spesso. E adesso precisa: «Il fatto è che a poche, pochissime persone dà piacere guardare un bel quadro per il semplice fatto che a scuola non ha mai imparato a farlo. Ognuno di noi si ricorda qualcosa della Divina commedia o dei Promessi sposi, ma provate a chiedere la differenza tra Giotto e Tiziano, o a domandare chi era Vermeer. E questa totale assenza di educazione alla lettura dellarte ha come effetto leliminazione del bisogno, del desiderio di fermarsi a contemplarla». IL VICOLO pare cieco. Da una parte i deprecati eventi (mostre, conferenze di personaggi famosi ecc.) che garantiscono al museo quella che Riccomini chiama londata di pubblico alla moda; dallaltra il museo vuoto, visitato una volta nella vita, e mai più frequentato abitualmente. «Fra i due estremi - avverte Riccomini - vi è solo una via giusta: quella di una scuola che, fin da bambino, ti formi al piacere dei capolavori, così come cerca di fare con lInfinito di Leopardi. Per fortuna, i musei bolognesi, lArcheologico, il Medievale, MAMbo, le Collezioni Comunali dArte. hanno creato da anni le cosiddette aule didattiche, e fanno ciò che la scuola non fa. Addestrano alla lettura della storia dellarte». La questione si riflette sulle prospettive dellIstituzione Musei Civici, che accorpa i musei comunali cittadini in ununica struttura. «E presto - esclama Riccomini -, non ci siamo ancora riuniti. Ma io sarei felice se riuscissimo a far nascere nei bolognesi labitudine ad andare al museo come vanno al ristorante, non perché hanno fame, ma per il piacere che ricevono dai piatti che vi si servono». Gli incontri del ciclo Patrimonio in movimento, che proseguiranno fino a maggio, toccheranno, tra gli altri, i temi degli archivi, dei musei scientifici e delluso delle nuove tecnologie. Info 0512097689-634.
BOLOGNA - Al museo? Andiamoci come al ristorante
Il professore Eugenio Riccòmini, presidente dei consiglio damministrazione della neonata Istituzione Musei Civici, ha parlato del patrimonio artistico e storico di Bologna. Ha notato che i musei sono deserti nella loro quotidianità e che la gente non visita più i musei una volta che la mostra è finita. Riccomini ha spiegato che la ragione è che la gente non ha imparato a leggere larte fin da bambino e che quindi non ha il desiderio di visitare i musei. Ha anche notato che i musei hanno creato aule didattiche per addestrare la gente alla lettura della storia dellarte.
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