La commissione: «Tutti abbiamo partecipato all'apertura della busta con l'integrazione. La copia non c'era» È giallo sulla fotocopia della carta d'identità (mancante). Quella che ha fatto giudicare inammissibile l'offerta dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze per il bando di gestione del centro di arte contemporanea, ex Quarter; a vincere è stata l'Associazione Ex3Toscana contemporanea. Dopo due anni e mezzo di abbandono della struttura, e numerosi annunci sull'uscita di una nuova gara, il 10 luglio viene pubblicato il bando del Comune. Che prevede nell'ambito del protocollo «Sistema metropolitano di arte contemporanea», siglato con la Regione Toscana, lo spazio dell'ex Quarter «per lo sviluppo e la valorizzazione dei linguaggi artistici contemporanei». Tre anni, la durata della concessione. Fra le modalità di presentazione del-l'offerta, nella prima busta (tre in totale) viene indicata la dichiarazione del titolare o legale rappresentante «conforme al modulo allegato al presente banco di gara (allegato B)». Ma nell'allegato B c'è il modulo della convenzione, ma non della dichiarazione richiesta. La domanda scade il 30 settembre. La commissione giudicatrice è formata dalla dirigente del servizio attività culturali, Luana Bigi, il presidente della Fondazione Toscana Musei, Adriano Da Re, la curatrice del Palazzo delle Arti di Napoli, Julia Dragonovic, il curatore del Maxi di Roma, Bartolomeo Pietromarchi, e il direttore della Fondazione Dino Zoli di Forlì, Maurizio Vanni. Si riuniscono il 17 dicembre. «Abbiamo aperto la prima busta dell'Accademia, dove dovevano esserci i documenti di ammissibilità, e mancava la dichiarazione del legale rappresentante afferma Vanni allora abbiamo proceduto all'apertura dell'altra offerta e all'assegnazione del punteggio». Il lavoro della commissione non finisce qui: «Siamo stati ricontattati dagli uffici comunali che si erano resi conto di un'ambiguità nel bando e hanno dato un'ulteriore possibilità di consegna dei documenti mancanti all'Accademia». Gli stessi uffici inviano il 19 dicembre una lettera all'Accademia per invitare a consegnare il documento entro cinque giorni. Il 23 dicembre Marco De Luca, portiere dell'assessorato, riceve l'integrazione. «Abbiamo inserito la dichiarazione, la fotocopia della carta d'identità, a colori, e per eccesso di trasparenza lo statuto dell'Accademia. La mia collaboratrice si è occupata dell'invio, fu così scrupolosa che quando il corriere rientrò si premurò di rimandarlo indietro per avere la firma dell'assessorato», racconta il presidente dell'Accademia Paolo Targetti. Passa un mese. Il 21 gennaio la commissione si riunisce in forma straordinaria: «È stata aperta la busta con l'integrazione dell'Accademia dice Vanni Tutti abbiamo partecipato ''otticamente" all'apertura: dentro non c'era la copia del documento d'identità. Allora il commissario di Torino ha chiamato alcuni avvocati per chiedere un parere e ci hanno suggerito di fermarci. Per scrupolo abbiamo guardato se il documento era nelle altre buste, ma non c'era. Non si tratta di opinioni: è una pratica legale e burocratica che prescinde dalle singole persone. Così abbiamo giudicato inammissibile la domanda, senza procedere alla valutazione del progetto». Uno scontro di versioni che l'Accademia delle Belle Arti intende portare in sede giudiziaria. Ma intanto il suo presidente Targetti non blocca il sogno di una «Tate» a Firenze: «L'Accademia ha bisogno di nuovi spazi per gli studenti afferma Credevamo di poter risolvere quest'esigenza con il bando dell'ex Quarter ma non è stato possibile. A questo punto continueremo a cercare un luogo che ci consenta di poter concretizzare il nostro progetto».