A dare la notizia il presidente della Commissione Trasporti dell'Unione Paolo Costa: «Per ora nulla da fare» Un macigno, l'ennesimo, per qualcuno il più grosso, sulla strada del Passante Nord. Il grande fantasma della bassa bolognese, l'infrastruttura più costosa tra quelle appese alla bacheca dei desideri delle amministrazioni non potrà essere affidata ad Autostrade per l'Italia, che aveva già messo da parte i fondi per costruirla. Lo stop arriva dall'Unione europea, e a comunicarlo ieri è stato il presidente della Commissione Trasporti del parlamento europeo, Paolo Costa, citando una lettera spedita dal commissario per la concorrenza, l'irlandese Charlie McCreevy, al ministro Altero Matteoli. Ministro che si è detto «sorpreso» dalle dichiarazioni di Costa e ha risposto dicendo: «stiamo ancora lavorando». La storia è lunga e vecchia. Ma in buona sostanza si attendeva da mesi che la Commissione dicesse una parola definitiva sulla possibilità di «aggirare » la norma comunitaria che impone una gara d'appalto per ogni nuova opera infrastrutturale. La speranza era semplice: riuscire a convincere McCreevy che i 40 chilometri di bretella a Nord di Bologna fossero una variante all'autostrada esistente e per questo assegnabili direttamente all'attuale concessionario di A1 e A14, Autostrade appunto. La società di Federico Castellucci non solo si è detta, già un anno fa, pronta a costruire il Passante, ma ha già accantonato 1,45 miliardi (anche se ieri Costa e gli ammini-stratori bolognesi hanno parlato di 1,7). Speranze vane. «C'è una lettera del commissario europeo che dice: per quanto ci riguarda, non c'è niente da fare», ha detto ieri Costa al convegno sul nodo infrastrutturale bolognese posto in apertura del festival Urbania. Un «no», secondo l'ex ministro (Pd) dei Lavori Pubblici, pesantemente influenzato da «sei anni di tira e molla». «Quando McCreevy ha aperto il fascicolo ha spiegato Costa si è trovato di fronte un ricorso (di Legambiente, datato 2003, ndr) contro l'affidamento diretto ad Autostrade, l'opinione di un governo che diceva di voler comunque fare una gara, poi un altro governo che ha cambiato idea. Ora «a meno che l'esecutivo attuale non presenti altre carte», ha aggiunto Costa, siamo arrivati a un no che suona quasi come definitivo. E che richiama in causa l'Anas (il gestore delle autostrade) per una eventuale gara d'appalto tutta da organizzare, e nella quale il governo dovrebbe senza dubbio mettere (anche) fondi propri. Le parole di Costa hanno «sorpreso» lo stesso titolare del ministero delle Infrastrutture del governo Berlusconi. «Il governo ha ribattuto Altero Matteoli sta ancora lavorando nel pieno rispetto delle norme comunitarie affinché possano realizzarsi infrastrutture quali il Passante di Bologna ». Una smentita che non smentisce l'orientamento della Commissone europea, ma lascia uno spiraglio, tanto che in serata lo stesso Costa ha detto: «Siamo in una situazione che, in mancanza dell'iniziativa del ministro, avrebbe esiti negativi, ma se il ministro riuscirà ad avere l'ok, io sarò il primo a gioire». L'ultimo, grosso inceppamento dell'iter risaliva al settembre del 2007, quando fu l'allora ministro Antonio Di Pietro a bocciare il progetto presentato di propria iniziativa dalla cordata Pizzarotti-Eiffage. Le polemiche, allora, si concentrarono sui tempi biblici che Roma si prese per esaminare le carte, che le due aziende avevano presentato addirittura 21 mesi prima. Uno dei nodi per il parere negativo fu il tema della cosiddetta «banalizzazione » della tratta autostradale attuale, ovvero la sua trasformazione in Tangenziale. Questione spinosa, perchè comporterebbe in caso ora si dovesse virare verso la gara d'appalto e non vincesse Autostrade il rimborso all'azienda di Castellucci dei mancati introiti.