VENEZIA Questione di punti di vista. E di altezze. Lì dove c'era, e c'è ancora saldamente, il Veneto dei capannoni e delle villette, domani ci sarà il Veneto dei grattacieli: due a Bassano del Grappa, tre in pieno centro a Mestre, otto a Jesolo, due da cento metri al posto delle ex Cartiere a Verona, uno di quasi cento metri dove un tempo c'era il gasometro a Padova. E poi Veneto City, tra Padova e Venezia, e il Quadrante di Tessera, dove ancora i contorni non sono chiari ma è quasi certo si andrà (anche) per alto, perché lo spazio è poco. E altri, infatti, ne verranno. La mappa di questo Veneto alto è però piena di punti di domanda, distinguo, no grazie, una selva di comitati e associazioni nati subito dopo o subito prima la presentazione di master plan e progetti preliminari. L'ultimo scontro è quello di Bassano del Grappa. Alle urne, alle urne Sotto accusa due edifici alti sessanta metri progettati dall'architetto Paolo Portoghesi, quello dell'ex ospedale di Treviso, già «inguaiato » dal progetto molto più basso in realtà di un palazzo alto tredici metri sul lungomare di Caorle e passato per le urne già volte, prima a Caorle poi a Bassano. Entrambe le volte con grandi proclami, ma con scarsa partecipazione della popolazione al voto. «In Italia dice l'architetto, storico presidente della Biennale c'è una fobia per l'altezza, giustificata quando si tratta di piccoli centri che non hanno periferia, ma in centri urbani importanti, come questo bassanese, abbondantemente circondati da orrende case, l'altezza può servire a liberare il suolo alla base. Siamo di fronte a una periferia abominevole e questo non riguarda solo Bassano ». Periferia «abominevole» o no, a Bassano Italia Nostra e l'associazione nata proprio per combattere le torri, La Nostra Bassano, hanno fatto ricorso al Tar impugnando una delibera del consiglio comunale. Vedremo come finirà. Nel frattempo nel resto del Veneto si va avanti a crescere in altezza. Prendiamo Jesolo: il master plan del compianto Kenzo Tange, presentato nel '97, finirà per trasformare la tradizionalissima località balneare del Nord Est in una Malibù (qualcuno dice Dubai) in miniatura, con otto torri (o torrini, visto che anche la Sovrintendenza, negli anni, ha voluto dire la sua). Una, l'Aquileia, in piena piazza Mazzini, è già là che svetta a guardare con un occhio il mare uno Piazza San Marco dall'alto dei suoi novanta metri d'altezza. Più in là, in piazza Drago, due torri gemelle. Il no della Sovrintendenza Ancora, il newyorkese Richard Meier, padre del Getty Center di Los Angeles, aveva pensato per Jesolo due palazzoni da 13 e 23 piani, vicino all'ospedale: la Sovrintendenza li ha «tagliati» a 8 e 6 piani; in pineta la torre dei portoghesi Nuñes e Birne toccherà quota 90 metri d'altezza, con inserti in legno; poi in piazza Marina, nel più ampio progetto del restyling della piazza, una torre a piani sfalzati, infine, in piazza Brescia, un gruppo di progettisti ha unito vecchi alberghi e deciso di farne un unico sviluppato per alto. Tutto nel credo del giapponese Tange, che predicava il risparmio dei volumi basso per concentrarsi sui volumi in alto. Quante gliene disse, non direttamente a Tange, certo, ma a questo Veneto col complesso dell'altezza, la sovrintendente veneziana Renata Codello un paio d'anni fa, mettendo sotto accusa i volumi enormi che sarebbero scivolati nella regione con questi master plan, con questi colossi sviluppati per alto (ma non solo). Si scatenò un dibattito, poi siamo sempre lì. A fare la conta di quelli che toccano il cielo. Verona, per esempio. Legambiente e Italia Nostra si sono molto agitati per le due torri da cento metri nell'area delle ex Cartiere, diventata nel frattempo grande area di spaccio nella città di Giulietta, ma a ottobre scorso il consiglio comunale ha approvato il Piano urbanistico che le prevede. E il progetto va avanti. La torre di cento metri Tappe forzate anche a Padova, dove la prossima settimana potrebbe arrivare in giunta, dopo cinque anni, il progetto di recupero dell'ex gasometro, il Pp1, portato avanti da Giancarlo Pavin e l'opposizione preventiva di Legambiente: «Siamo in dirittura d'arrivo confessa Pavin se va bene concluderemo tutto l'iter amministrativo con questa amministrazione». Poi via libera a una torre che sfiora i cento metri che porta la firma di Boris Podrecca: nell'area troveranno posto 140mila metri cubi di cui 100mila saranno di proprietà dei privati (70 residenziale e 30 direzionale- commerciale), mentre la Provincia potrà contare su 40mila metri cubi di direzionale-commerciale che saranno messi immediatamente sul mercato. Arriviamo a Mestre. Città già di per sé verticale, fra qualche anno potrebbe ritrovarsi con un'area, intorno, super costruita e super verticale e tre torri simbolo della rinascita in pieno centro, là dove fino all'anno scorso c'era l'ospedale Umberto I: dovrebbe essere la Tour Eiffel mestrina, ma in una presentazione pubblica, alla fine dello scorso anno, in molti hanno avuto da ridire sull'aspetto esterno delle tre torri. Ma il progetto quello è.