BARI Sono di nuovo scintille tra il sindaco Michele Emiliano e lo «sfidante» Simone Di Cagno Abbrescia. Emiliano manda ai giornali «lettere spacciate per personali per capovolgere la verità», dice il parlamentare del Pdl. «Come non ha voluto aiutare Bari per il Petruzzelli, ora non vuole ristabilire la verità su Punta Perotti», replica il sindaco. La polemica riguarda ancora i palazzi abbattuti sul lungomare. Simone Di Cagno Abbrescia non rinnega, come gli aveva chiesto Emiliano, i manifesti fatti affiggere dal suo partito: «E io pago», lo slogan affidato a Totò sullo sfondo del crollo degli edifici abusivi. «Emiliano non vuole il mio aiuto, cerca solo di diffondere interpretazioni giuridiche relative alla sentenza della Corte europea di Strasburgo (che ha condannato l'Italia a pagare un indennizzo ai costruttori, ndr) con cui tenta di capovolgere la verità dei fatti», continua il candidato sindaco del centrodestra. «La demolizione dei palazzi di Punta Perotti costerà molto cara ai baresi. E' vero che gli atti amministrativi per l'abbattimento sono stati avviati da me, ma chi ha premuto il pulsante dell'implosione è stato Emiliano. Invece se avesse avuto a cuore gli interessi dei cittadini avrebbe ascoltato il parere espresso dall'avvocatura del Comune che consigliò opportunamente al Emiliano di trovare un accordo con i costruttori disponibili a demolire i manufatti». Non ci sta Emiliano: «Sono addolorato. Di Cagno Abbrescia parla di una trattativa che io ho condotto per un anno e mezzo ma che non ha dato esito perché i costruttori rivolevano le aree confiscate che io non potevo dare. E non si assume la responsabilità di quei manifesti: sa che sarebbe giuridicamente rischioso ». Il sindaco insiste che, infatti, conterrebbero una falsità: «Sono pronto a mettere il mio patrimonio personale a garanzia del fatto che la demolizione non costerà nulla ai baresi. Di Cagno farebbe lo stesso per la causa di risarcimento avviata contro il Comune per i permessi che la sua amministrazione concesse?».