Sul piano più strategico resta per intero, ed oggi ancora più urgente, il tema della definizione del programma per il Forum delle culture del 2013, compresi gli interventi da realizzare sul territorio, in particolare localizzati nell'area occidentale, opere che auspicabilmente resteranno oltre la data dell'incontro. È indubitabile che il Forum rappresenta per la città, e per i suoi amministratori, l'occasione irripetibile per presentare Napoli con un'immagine rinnovata, oltre le crisi e i problemi dell'ultimo anno. Complementare al programma per il Forum può esserlo quello per il centro storico da realizzare nell'ambito del Programma integrato urbano, il Piu Europa, con risorse messe a disposizione dalla Regione, oltre che dal Comune stesso, e da altri soggetti pubblici e privati. Esauriti questi scenari più di lungo periodo, è assolutamente necessario che si lavori a concretizzare quanto già avviato, con una priorità su tutte: assicurare il funzionamento ordinario della città, la sua manutenzione quotidiana, e quindi la sua vivibilità, semplificando ogni procedimento, velocizzando ogni intervento. Con una maggiore attenzione a non aprire altri cantieri, se preventivamente non se ne chiude qualche altro, pena il collasso di intere zone; sforzarsi di trovare i fondi per riparare in tempo le strade piuttosto che risarcire i danni o contare i morti; rivedere i criteri di aggiudicazione delle gare, spostando l'obiettivo dai ribassi eccessivi e, alla fine, controproducenti, all'impegno a realizzare nel minor tempo possibile (con più turni di lavoro, come avviene in gran parte del mondo) per limitare al minimo disagi e costi sociali. L'elenco potrebbe essere lungo e sarebbe il caso, su questo e non sui massimi sistemi, incontrare ed ascoltare in sedi molto operative imprenditori, fasce sociali, tecnici e associazioni. Provando a costruire con essi, e cioè con coloro che ancora credono sia possibile dar vita, in questo quadro, a un progetto credibile e utile per la città, un patto per fare uscire Napoli dalle difficoltà che l'attanagliano, tarpandone ogni sua aspettativa di emancipazione e crescita. Alcuni episodi recentissimi sono purtroppo emblematici di ciò che non dovrebbe accadere, di sicuro di ciò di cui Napoli non ha bisogno. Sia nel caso dei gazebi di bar e ristoranti che in quello dei cantieri della metropolitana, si è avuta la dimostrazione del fatto che in questa città istituzioni, e uomini che quelle istituzioni rappresentano, vanno troppo spesso ognuno per la sua strada, rendendo impossibile ogni progetto condiviso. Nel caso dei gazebi Soprintendenza e Comune (ma nello stesso Comune anche uffici differenti) si sono distinti nella più totale mancanza di coordinamento, finendo col compromettere attività economiche, posti di lavoro, l'immagine stessa della città. Ancora più grave quello che è accaduto con i due sequestri, a poca distanza l'uno dall'altro, da parte della magistratura, dei cantieri delle stazioni della metropolitana, anche contro lo stesso parere dei tecnici a tanto incaricati dai magistrati. Si è rischiato (è la conclusione che se ne deve trarre, dopo il rapido dissequestro dei cantieri in entrambe le occasioni) di compromettere inutilmente il cronoprogramma dei lavori, già resi così complessi per i ritrovamenti archeologici, nella consapevolezza comune che il completamento dei lavori della metropolitana rappresenta la precondizione per un ritorno alla normalità della città, con la contestuale chiusura dei cantieri, e dei conseguenti disagi, e la contemporanea attivazione delle linee e delle stazioni, con gli enormi benefici che ne scaturiranno. Napoli è afflitta, non da oggi, da molti problemi. Forse il male oscuro che la mina, più di ogni altro, è l'individualismo, l'autoreferenzialità che troppo spesso contraddistingue logiche e comportamenti di persone e istituzioni, a volte anche quelle additate come eccellenze della città. Convergere, con maggiore umiltà ma soprattutto spirito di servizio, su di un programma di pochi qualificanti punti per portare Napoli fuori dalla crisi, può oggi essere non compromissione delle proprie idee e orientamenti politici ma senso di responsabilità. Beninteso che a questo, e non altro, siano chiamati da chi oggi ha il compito di indicare la via. Poi, come in ogni democrazia, verrà il tempo per il giudizio, affidato, come è giusto che sia, ai cittadini.