Ha deciso che quel dipinto vai bene una guerra. Così, l'assessore alla cultura Letizia Ortica è pronta a mettersi contro i deputati di tutti i partiti, pur di riportare a casa la grande tela delle "Nozze di Cana" dipinta da Paolo Veronese e dal fratello Benedetto Caliari nel 1580, attualmente esposta al Palazzo di Montecitorio, a Roma. Perché, quella magnifica tela ad olio faceva parte dell'originario patrimonio dell'antica chiesa trevigiana di San Teonisto, ma venne trafugata da Napoleone nel corso delle molteplici requisizioni del 1810 e finì alle Gallerie di Brera. Da lì, la tela, nel 1926, è passata a Palazzo Montecitorio e accompagna a tutt'oggi la vita pubblica, nonché i lavori parlamentari, di tanti onorevoli difficilmente disposti a cedere un così raro e pregiato pezzo d'arte. L'assessore Ortica è però convinta di avere un asso nella manica. Ha infatti dalla sua un documento importante, protocollato l'8 marzo da Ca' Sugana, e inviato pochi giorni prima dalla soprintendente per il patrimonio storico, artistico, etno-antropologico di Milano, Maria Teresa Fiorio, che da il via libera all'operazione. Nel documento si legge, testualmente, "questa Soprintendenza è favorevole alla ricollocazione in situ (a San Teonisto ndr.) della tela di Paolo Veronese". Nella lettera c'è addirittura di più. Perché la Soprintendenza si dice favorevole a far ritornare a Treviso anche la pala maggiore "Martirio di San Teonisto" di Jacopo Palma il Giovane, attualmente depositata nella chiesa di Brusuglio, in provincia di Varese, ma sempre appartentente alla raccolta della Pinacoteca di Brera "non richiesta ma ugualmente da ricollocare per pari dignità". Dopo la buona notizia arriva quella cattiva. La Soprintendenza mette le mani avanti e scrive: «Mentre non si ravvisano problemi di sorta per lo spostamento da Brusuglio del dipinto di Palma il giovane, sarà ovviamente più complessa la trattativa per ottenere la monumentale tela veronesiana dalla Camera dei Deputati». E per non lasciare spazio ai dubbi la soprintendente Fiorio sottolinea: «Su questo fronte la nostra Soprintendenza già in passato ha avuto forti delusioni ed è disposta a procedere solo in una seconda fase, dopo che la Camera dei Deputati avrà rinunciato al deposito a favore della città di Treviso». Una doccia fredda, perché di questo si tratta, che non sembra scoraggiare la Ortica, decisa a muoversi con i parlamentari trevigiani, a cominciare da Gustavo Selva (An). «È uno dei nostri, l'ho già contattato ricevendone assicurazione e condivisione circa il mio progetto. Mi aspetto grandi cose». C'è un'ultima prescrizione per il ritorno delle preziose tele a Treviso: San Teonisto dovrà essere completamente ristrutturata. Lo richiede la soprintendente Fiorio: «Ovviamente l'adesione all'iniziativa, che comporterà anche la previsione di interventi di restauro su ambedue i dipinti, è subordinata all'effettivo recupero di San Teonisto e per questo si chiede di essere tenuti informati sull'iter del progetto e sui lavori di recupero architettonico».
Sfida alla Camera per la tela del Veronese
L'assessore alla cultura di Treviso, Letizia Ortica, ha deciso di cercare di riportare a casa le due tele di Paolo Veronese, "Nozze di Cana" e "Martirio di San Teonisto", che sono attualmente esposte al Palazzo di Montecitorio a Roma. Ha inviato una lettera alla soprintendente per il patrimonio storico, artistico, etno-antropologico di Milano, Maria Teresa Fiorio, che ha dato il via libera all'operazione. La Soprintendenza ha anche espresso il favore per la ricollocazione della tela di Jacopo Palma il Giovane, "Martirio di San Teonisto", nella chiesa di San Teonisto a Treviso.
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